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“Non mi tange” è solo una delle moltissime locuzioni divenute proverbiali che sono utilizzate ancora oggi, in principio create e divulgate dal noto poeta Dante Alighieri attraverso la sua più celebre opera: la “Divina Commedia”. 

Nell’anno 2021 si celebrano i 700 anni dalla morte del Sommo Vate, avvenuta il 14 settembre 1321 a Ravenna. Tali celebrazioni avranno il loro culmine tra pochi giorni, più precisamente il 25 marzo in ricorrenza del Dantedì, giorno interamente dedicato a lui poiché presunta data di inizio del viaggio simbolico che fece Dante, come narrato nel famoso poema.

Dante e la sua opera

Dante nasce a Firenze nel 1265 in una famiglia della media nobiltà fiorentina: fin da subito impara l’arte della poesia grazie al maestro Brunetto Latini, che aveva grande influenza nella vita politica e civile. Cresce così in un ambiente cortese e raffinato dove incontra Beatrice, a cui sarà legato fin da subito da un amore profondo, e sarà lei stessa il fulcro del viaggio nel celebre testo. La morte della ragazza nel 1290 lo porterà ad un periodo di grande depressione e sconforto che lo faranno avvicinare alla carriera politica, allo scopo di ricercare la giustizia e la verità. Nel 1302 verrà poi esiliato ingiustamente dalla sua città natale e negli anni successivi viaggerà per tutta Italia, rendendosi così conto della corruzione, dell’odio e dell’egoismo che governavano la vita di quel tempo. In questo periodo di sofferenza e dolore si concentrerà quindi sulla produzione letteraria, lavorando incessantemente dal 1306 al 1321 alla “Divina Commedia”.

Quest’opera racchiude infatti tutta l’esperienza del Sommo in campo umano civile, politico, spirituale e poetico. Narra del viaggio che egli stesso ha vissuto passando da Inferno, Purgatorio e Paradiso, accompagnato dal poeta latino Virgilio.

Locuzioni introdotte

Bella persona: «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende / prese costui de la bella persona che mi fu tolta; / e ‘l modo ancor m’offende» (canto V Inferno)

Questa espressione nel poema venne utilizzata per descrivere Francesca da Rimini; ora si usa soprattutto per indicare le caratteristiche interiori e non quelle esteriori di una persona.

Cosa fatta capo ha (canto XXVIII Inferno) 

Nel poema venne pronunciata da Mosca dei Lamberti per affermare che lo stesso Dante iniziò gli scontri tra Guelfi e Ghibellini. Ora viene usata per dire che ciò che è fatto è fatto e non si può cambiare, ma è comunque meglio di qualcosa di non finito che si trascina. 

Bel paese: «del bel paese là dove ‘l sì suona» (canto XXXIII Inferno)

Usata in principio da Dante per indicare l’Italia: bella per il clima, la cultura ed i paesaggi; ed è tuttora utilizzata allo stesso scopo.

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate: «Dinanzi a me non fuor cose create / se non etterne, e io etterno duro. / Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate» (canto III Inferno)

Questa frase si trova scritta sopra il portone dell’Inferno e comunica alle anime di lasciare ogni speranza una volta entrate in quel luogo. Oggi è utilizzata soprattutto in modo scherzoso davanti ad un’impresa ardua o apparentemente impossibile.

Non mi tange: «Io son fatta da Dio, sua mercé, tale, / Che la vostra miseria non mi tange» (canto II Inferno)

Beatrice dice a Dante di non preoccuparsi di ciò che accadrà all’Inferno poiché niente potrà mai ferirla, visto che ora, essendo fatta da Dio, le vicende umane non la toccano più. Ora è frequente come sinonimo alle locuzioni non mi interessa, non mi tocca o non mi riguarda.

Senza infamia e senza lode: «coloro / che visser sanza‘nfamia e sanza lodo» (canto III Inferno)

Scelta per descrivere le persone che nella vita si erano rifiutate di prendere una posizione definita per pigrizia, indifferenza o quieto vivere. Ora è utilizzata per indicare una persona, un lavoro o una cosa mediocre, senza particolari capacità o qualità.

E poi ancora tante parole quali: fertile (essere produttivo), gabbo\gabbare (ingannare, prendere in giro), mesto (essere triste), molesto (essere di disturbo), quisquilia (una piccolezza, bazzecola).

E’ incredibile pensare come queste parole e frasi siano riuscite a viaggiare e a sopravvivere per così tanti secoli, tramandate di generazione in generazione e siano entrate per l’eternità nel nostro vocabolario, mantenendo incredibilmente un senso di contemporaneità, freschezza e modernità.

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Ciao, il mio nome è Arianna e frequento la quinta ginnasio del liceo classico “Alle Stimate”. La scelta di questo indirizzo non è stata per nulla semplice: non avevo le idee chiare sul mio futuro e non riuscivo a trovare delle preferenze determinanti tra materie umanistiche e scientifiche. Per mio carattere infatti tendo sempre a vedere ciò che di interessante c’è in ogni argomento e ciò mi porta poi ad appassionarmici. Ho un carattere propositivo, estroverso e solare: adoro ridere, condividere emozioni e divertirmi con gli amici. Ho molti interessi e passioni che nel tempo ho sviluppato e che mi hanno arricchito sotto tanti aspetti: l’arte e la pittura, che vivo a 360° grazie anche a mia mamma, che mi ha fatto conoscere questo magico mondo; la danza, che mi permette di esprimere ciò che provo in un modo unico e molto personale e il canto, che fa sempre vibrare la mia anima. Da sempre appartengo con fierezza al mondo Scout che attraverso tantissime esperienze mi ha regalato nuove prospettive e gusto della vita.

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