È da più di un anno ormai che gli anziani ricoverati nelle case di riposo non possono avere il conforto dei parenti per evitare contagi e tale lontananza si riflette in modo molto pesante sul loro benessere sia psichico che fisico.

I tanti sacrifici da parte dei malati e dei familiari non hanno però avuto il riscontro che meritavano di avere: il Covid è entrato comunque nelle strutture attraverso gli operatori sanitari che ci lavoravano.

Tuttavia, se nei mesi scorsi non c’era la possibilità di contrastare il virus con nessuna arma tranne che l’isolamento, adesso un’arma c’è ed è rappresentata dal vaccino.

La vaccinazione in Italia è assolutamente volontaria, ma è anche vero che ci sono dei casi in cui questo strumento, dato che e se disponibile, dovrebbe essere per coscienza obbligatorio.

Infatti, ci sono delle categorie, che possono essere ad esempio quella dei medici, degli operatori sanitari e degli insegnanti, che sono ad alto rischio di portare il Covid a persone e pazienti fragili.

Facendo un esempio collegato alla situazione delle case di riposo di prima, se io sono un operatore che lavora in una di queste strutture, io operatore ho il dovere morale di cercare in tutti i modi di non portare il Covid dagli anziani con cui sono a stretto contatto ogni giorno

Fino ad ora la vaccinazione è sempre stata volontaria, certo, ma dal punto di vista morale se l’arma da usare per tutelare queste persone è il vaccino, allora questo deve essere adottato.

Anche Zaia stesso ha detto che lavorare in una casa di riposo e rifiutare di venire vaccinati perché contrari ai vaccini può essere paragonato al fare la guardia giurata ed essere obiettore di coscienza per le armi.

Cosa fare però se un operatore rimane fermo sulla decisione di non sottoporsi alla vaccinazione? È proprio questo il problema, perché ovviamente non si può costringere con la forza una persona a vaccinarsi, ma allo stesso tempo come abbiamo visto non è corretto lasciare queste ultime a contatto con persone potenzialmente fragili.

Una soluzione non può essere licenziarle perché nella maggior parte dei casi la vaccinazione non era una clausola di assunzione, cioè nel loro contratto non è previsto che esse siano vaccinati perchè al momento delle firme non c’era il Covid o comunque un vaccino corrispondente.

Questa settimana però si è giunti ad una possibile risoluzione, un giudice di Belluno ha emanato una sentenza contro due operatori, dicendo che le rispettive case di riposo non possono licenziarli, ma li possono sospendere dal lavoro, togliendogli anche la retribuzione, finché l’emergenza Covid non sarà finita.

Vaccinazioni contro il Covid

Venerdì questo anche Draghi ha ribadito l’importanza del vaccino e, essendo un problema anche di tipo giuridico, ha incaricato la ministra della giustizia Cartabia di studiare una soluzione per fare in modo che a contatto con i pazienti fragili ci siano solo persone vaccinate.

Inoltre, il Governo stringe i tempi sulle misure dei vaccini: nel nuovo decreto Covid dovrebbe rientrare anche l’obbligo del vaccino per i sanitari e lo “scudo penale” per chi somministra le dosi.

Questa eventuale proposta potrebbe quindi rendere obbligatorio il vaccino anche legalmente, oltre che moralmente, per tutti i medici e infermieri che lavorano a stretto contatto con i pazienti.

A chi comunque deciderà di non vaccinarsi verrà offerta la possibilità di cambiare mansione, ma se il sanitario in questione fa, come dice la Costituzione, eventuali «danni ulteriori» al paziente, sarà prevista «una equa indennità», quindi si potrebbe arrivare a sanzioni e alla sospensione non retribuita.

Citando sempre la Costituzione ricordiamo che un trattamento sanitario è compatibile se non incide «negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato».

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