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Se parliamo della storia del calcio, sicuramente non possiamo non pensare al veronese Beniamino Vignola, che con il suo magico sinistro ha contribuito a scriverne pagine importanti. Solo però il numero 10 è in grado di raccontarci a pieno le emozioni provate in campo, e noi di Ermes, abbiamo avuto l’opportunità di conoscerlo. 

Beniamino Vignola con la maglia gialloblu e lo scudetto sul petto

Beniamino Vignola nasce nella nostra bellissima città, il 12 giugno del 1959. Sin da piccolo, come lui ci ha raccontato, nutriva un forte amore per il pallone destinato a diventare una lunga storia d’amore

E’ il 1978, quando all’età di diciannove anni indossa la maglia dell’Hellas Verona. Dopo due anni lascia la maglia gialloblu, che indosserà di nuovo con lo Scudetto sul petto nel 1985, e gioca tre splendide stagioni nell’Avellino, che lo portano poi alla Juventus, nel gota del calcio mondiale. 

Indossa la maglia bianconera per quattro stagioni (vincendo due Scudetti, una Coppa dei campioni e una Coppa delle coppe). 

Beniamino Vignola con la maglia bianco e nera

Per lui anche una magnifica esperienza a Los Angeles, nel 1984,con la nazionale Olimpica

La città di Empoli e di Mantova ospiteranno gli ultimi anni della sua carriera: nel 1992, infatti, Beniamino Vignola, con la maglia bianco e rossa, dice “addio” al calcio, che però, come ci ha raccontato, è stato solo un “arrivederci”

Classe, eleganza e sicuramente il suo magico sinistro sono le parole da usare se parliamo di Beniamino Vignola, che ci ha ricordato la sua storia d’amore con il pallone, emozionante anche per chi di pallone non capisce molto. 

Com’è iniziata la sua carriera sportiva? 

Per me il calcio è sempre stato una grandissima passione fin da molto piccolo. Ricordo una Santa Lucia di tantissimi anni fa (avrò’ avuto tre i quattro anni), quando trovai al mattino il completo del Milan (pantaloncini calze e maglia) e dopo averlo indossato con tanta felicità’ andai fuori a giocare a pallone con gli amici. Il calcio mi ha accompagnato nella mia crescita, distruggendo innumerevoli palloni, scarpe, e perché no’ anche tanti vetri dei vicini.

Cosa le ha insegnato il calcio?

Il calcio mi ha insegnato tante regole di vita: la convivenza con il gruppo, rispettando spazi e idee degli altri. La puntualità e programmazione della giornata. Sapere gestire fin da piccolo le vittorie ma soprattutto le sconfitte.

Qual è stato il più bel momento in campo?

Sono tanti i bei momenti vissuti in campo, ma forse quello piú emozionante è stato il mio esordio in serie A, quando quasi non mi rendevo conto che la mia avventura calcistica stava iniziando. 

Quali sono stati i giocatori che l’hanno maggiormente ispirata?

Fin da bambino il giocatore che piú mi piaceva era Rivera e cercavo in qualsiasi momento di copiare i suoi movimenti e le sue giocate. Dopo qualche anno ho avuto la fortuna di incontrare grandissimi giocatori come Maradona e Platini che hanno scritto pagine importanti nel calcio di sempre. 

Qual è la vittoria che non dimenticherà mai?

La finale di Coppa delle Coppe con la Juventus contro il Porto e’ stata la mia vittoria più importante, impreziosita da un mio goal che tuttora viene ricordato e riportato in tutti gli almanacchi del calcio.

Cosa rifarebbe e cosa invece no nella sua carriera sportiva?

Sono tante le cose, come nella vita, che potendo si rifarebbero o si cambierebbero. Tutte però hanno contribuito alla mia crescita e hanno aumentato il mio bagaglio di esperienze che  sono servite nel mio cammino.

Com’è stato dire “addio” al mondo del calcio?

Dire “addio” è sempre molto triste. Con il calcio per me è sempre stato un “arrivederci”, rivivendo sempre nuove emozioni magari giocando con i miei nipoti; affrontando la vita normale fatta di altri impegni e responsabilità.

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Giulia Marconcini
Ho 16 anni e frequento la prima liceo. Circa tre anni fa ho scelto di iniziare il liceo classico perché, volendo lasciare aperte tutte le porte per il mio futuro, ho pensato che questo indirizzo, come dicono molti, fosse in grado di “aprire la mente”. Che il classico potesse farmi uscire alla fine dei cinque anni con ampie conoscenze in tutti gli ambiti, non solo in quello umanistico. In generale, mi piace molto andare in fondo alle cose, non mi accontento mai, penso quindi di aver scelto l’indirizzo più adatto a me. Da quando sono piccola, sono sempre stata molto testarda, permalosa ed estroversa. Sono una ragazza molto determinata: con molto impegno e perseveranza penso si possa raggiungere ogni obiettivo. Sono molto sportiva, gioco a tennis, nonostante per molti anni abbia praticato il Cheerliding, che nel 2018 mi ha dato l’opportunità di partecipare ai Mondiali ad Orlando. Da grande mi piacerebbe fare un lavoro non monotono, innovativo, che mi permetta di realizzare tanti dei miei sogni.

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