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L’abilità di comunicare rappresentò un requisito essenziale per orientarsi ed emergere nel mondo dell’antichità, ma lo è anche in quello attuale, contemporaneo.

La parola, per il celebre Cicerone, fu lo strumento principe dell’uomo, quello attraverso il quale l’individuo realizza ed esalta se stesso, fonda su solide basi il rapporto con l’altro, fornendo il proprio contributo al miglioramento della società.

Insomma, “il saper parlare bene” rappresenta una virtù che va messa a servizio anche della propria comunità di appartenenza, proprio come faceva Cicerone, il quale evidenziava già ai suoi tempi la progressiva diminuzione di persone capaci di esprimersi compiutamente e correttamente e ciò, per il celebre oratore e politico, era sintomo di un pericoloso degrado sociale.

Della riflessione ciceroniana sull’eloquenza resta impressa l’insistenza sulla necessità di un’ampia e approfondita formazione culturale, sulla quale l’autore torna a rimarcare il concetto in modo quasi ossessivo e per lui tremendamente rilevante.

Tuttavia, l’arte del comunicare non è assolutamente da considerare come una mera strategia persuasiva, ma una vera e propria virtù in mano di pochi o che (volendo) si può sviluppare nel corso della propria vita tramite lo studio dei grandi oratori e politici, come Cicerone stesso.

La forza della parola

D’altronde non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con la parola, indirizzare le loro opinioni, distoglierle da ciò che riteniamo sbagliato e condurle verso quello che apprezziamo.

Infatti, ciò per cui noi esseri umani ci distinguiamo dagli animali è essenzialmente anche il fatto che dialoghiamo tra di noi, esprimendo le nostre emozioni attraverso la parola, anche se tutti noi ci potremmo chiedere se effettivamente esiste qualcosa di più piacevole da apprendere e da ascoltare di un discorso elegante, fondato su saggi concetti ed espressioni appropriate oppure se c’è qualcosa di più potente quanto il fatto che le emozioni di un intero popolo o i dubbi dei giudici nei tribunali vengano modificati dal discorso di un singolo uomo.

A mio avviso, nulla è più affascinante e potente quanto una persona capace di parlare in modo analogo ai grandi oratori dell’antichità, che, pur non avendo alcuna prova ma solo sospetti ed ipotesi, riuscirono a scrivere la storia (pensiamo alle “Catilinarie” di Cicerone) .

Il momento in cui Cicerone prese parola durante la congiura di di Catilina.

I requisiti per un buon oratore

Innanzitutto, un buon oratore deve possedere conoscenze estese in diversi ambiti, poi i suoi discorsi devono reggere su solide basi e quindi, essere argomentati a sufficienza.

Inoltre, un bravo oratore deve possedere una vasta gamma di stati d’animo da trasmettere al suo uditorio, ma soprattutto quella che è la capacità di placare o stimolare le emozioni di coloro che ascoltano, attraverso i diversi toni di voce in modo da evidenziare il fatto che si ha una certa padronanza degli argomenti e non ci si sta esprimendo su concetti infantili e sconosciuti.

L’efficacia di colui che sa parlare sta nella capacità di indurre gli animi di coloro che ascoltano verso un sentimento di rabbia, odio, dolore, coraggio e analogamente ricondurli da tali stati d’animo alla calma e all’indulgenza.

Pertanto, chi mira ad esprimersi in modo eccellente non deve solo possedere la capacità di parlare con scioltezza e facilità, bensì anche quella abilità di dibattere, discutere e di saper tenere un discorso in modo raffinato.

Logicamente chi vorrà eccellere in questa arte (=eloquenza) dovrà dunque conoscere gli elementi dell’argomentazione e del ragionamento quindi, portare delle valide prove, avvalersi di definizioni e molto altro ancora. 

Tuttavia, il fondamento dell’eloquenza è il buon senso; in un discorso, così come nella vita, niente è più difficile quanto comprendere che cosa sia appropriato o meno. Tale concetto viene chiamato dai Greci “prepon” e in latino è “decorum” e quando lo si trascura, si compiono errori nella letteratura e nell’arte della comunicazione.

L’oratoria è un’arte fine a se stessa?

Tuttavia, con la parola “oratore” non intendo solamente, coloro che fecero la storia in quest’arte e conseguirono ad una fama nell’antichità, che poi per durerà in eterno (come: Tacito; Quintiliano; Cicerone; Giovenale…) ma anche noi donne e uomini odierni possiamo apprendere questa meravigliosa abilità, ossia quella del parlare bene.

D’altronde, attualmente quasi più nessuno è capace di esprimersi adeguatamente in pubblico e se riflettiamo, anche noi studenti, nel momento di un’interrogazione se sappiamo esprimerci in modo chiaro, sicuro ed elegante è chiaro che si dà un’idea nettamente diversa rispetto ad una persona che non si fa capire da chi viene ascoltato.

Quindi, la capacità di saper parlare non è finalizzata solo alla dimensione politica, ma è importante per la vita di tutti i giorni, per esempio: in discussioni con amici, colloqui di lavoro, prove orali all’interno delle mura scolastiche insomma, saper comunicare e farsi capire, coinvolgendo anche gli altri in quello che crediamo sia bene e giusto fare (non si tratta di “manipolazione”) è una virtù di pochi, ma questo non esclude il fatto che ci si possa immergere in questo mondo in cui la parola diventerà lo strumento principe della nostra notorietà e soddisfazione. 

Statua in marmo del noto Cicerone

Guida ad una perfetta esposizione 

Per conseguire ad un’esposizione impeccabile in pubblico bisogna: utilizzare una lingua corretta, servirsi di termini pressoché comprensibili da tutti, evitare periodi troppo lunghi per non divagare sull’argomento, non insistere su immagini prese per analogia da ambiti diversi rispetto a quello trattato, non frammentare il pensiero, non confondere riferimenti alle persone o all’ordine dei dati scelti per sostenere la propria tesi.

Inoltre si deve evitare l’abuso di artifici retorici come richiami tra parole simili, effetti di rima o qualsiasi tipo di giochi di parole e ripetizioni, affinché si possa risultare piacevoli all’ascolto e non pesanti.

Insomma, è necessario sostenere l’argomento senza contraddirsi, incalzare l’interlocutore ponendo domande retoriche, essere concisi e chiari, fare in modo che chi ci sta ascoltando abbia sotto gli occhi quello di cui stiamo parlando ed infine condurre alla risata tramite espedienti che ironizzano la situazione, in modo da catturare l’attenzione di tutti.

Pertanto, è doveroso esercitare una tesi per potenziare le capacità argomentative, ma andando sempre a rispettare le diverse opinioni, attenendosi a regole di un confronto educato, in cui forse risiede l’aspetto più affascinante delle grandi opere ciceroniane e alla quale dovrebbe senz’altro guardare la nostra società, sempre meno capace di dialogare civilmente.

Tutti possono essere bravi divulgatori?  

Dunque, se qualcuno tra di voi pensa che tutti i requisiti di un buon oratore possano essere conseguiti con l’impegno e l’esercizio, sbaglia. Esistono predisposizioni naturali come il timbro di voce, resistenza fisica, tratti del volto o della corporatura che ci avvantaggiano il lavoro.

E’ evidente che si può migliorare con l’applicazione, ma ci sono persone così impacciate nel parlare o con un timbro di voce talmente sgradevole, movenze rude, che nonostante le loro doti intellettuali o la padronanza a livello tecnico, non riusciranno mai ad essere stimati come validi comunicatori.

Al contrario alcuni sono così abili e talmente dotati per natura che quasi non sembrano nemmeno creature umane ma divine.

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