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Black Lives Matter è un nome che ormai è sulla bocca del mondo intero da molto tempo: esploso probabilmente dopo l’omicidio di George Floyd, il movimento ha ripreso quota proprio negli ultimi giorni in occasione del processo di Derek Chauvin, il poliziotto che lo scorso maggio uccise il rapper statunitense.

Derek Chauvin

Teorie complottistiche a parte, stando ai fatti il verdetto che ha visto l’ex poliziotto colpevole, è sacrosanto, e va al di là di ideologie e posizioni politiche. Dopo aver ottenuto ciò per cui si combatte, e aver acquisito molta visibilità, si potrebbe pensare che il movimento stia passando un ottimo momento, ma non è così. A causa di episodi specifici e di fraintendimenti pare stia passando un periodo di crisi: si intende ovviamente l’episodio che ha visto al centro dell’attenzione Patrisse Cullors, una delle fondatrici di B.L.M. Questa si è scoperto avere acquistato una villa da circa 1,4 milioni di dollari a Los Angeles, in un quartiere di lusso che vede gran parte della popolazione bianca. 

Questo fatto risulta controverso da due punti di vista: il primo, quello che ha causato più disordini all’interno del movimento, per cui ci si chiede se i 90 milioni di dollari che sono stati donati l’anno precedente siano stati destinati a finanziare il movimento o solamente a saziare la fame capitalistica della Cullors.

Il secondo, che invece ha creato più disordini tra giornalisti e intellettuali da salotto, è quello che prende in considerazione la fortissima contraddizione che nasconde questo acquisto estremamente oneroso: si deve infatti considerare che la co-fondatrice di B.L.M si sia sempre dichiarata una “marxista convinta”.

A quanto pare il “Manifesto del partito comunista” è arrivato oltreoceano in edizioni completamente diverse da quelle originali, perché si può dire che inciti spesso a violenze e trasgressioni, ma mai ad acquistare ville da un milione e mezzo di dollari, affiancandoti per giunta a quella stessa parte di società che critichi e che, considerando quanto predichi, ti discrimina e non ti rispetta. Sono episodi questi che in paesi meravigliosi come il nostro non vengono più nemmeno considerati e anzi è diventata pratica comune comportarsi in questo modo, ma di certo non ci si aspettava che questa attitudine influenzasse anche personaggi così di spessore e che ormai hanno un’importante reputazione in tutto il mondo.

Patrisse Cullors

 “Comunisti col Rolex” si dice spesso come fosse un proverbio, un’enorme contraddizione che però spesso e volentieri passa inosservata e viene tollerata: l’importante è ciò che si dice, non più ciò che si fa. Abusare del piacere di omologarsi con una certa etichetta in modo tale da risultare da molti inattaccabile risulta sempre più strategico e permette, tra il mondo dei VIP e dello spettacolo, di mimetizzarsi in modo camaleontico. E’ curioso quanto basti poco per riuscire a guadagnarsi quella tanto idolatrata e agognata libertà di parola e di azione: che nel 2021 si guardasse solo la copertina del libro era risaputo, ma quando si parla di soldi e di ideologie, è forse il caso di alzare le antenne. E’ tollerabile che non si presti più attenzione alle azioni dell’individuo, ma solo alle sue parole, senza nemmeno interrogarsi se siano sincere o semplicemente frutto di un copioso copione facente parte della mastodontica compagnia teatrale che è la politica? Menti rigide che convergono unanimemente verso un solo pensiero, escludendo gli oppositori: è l’alba del fascismo moderno?

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