Cultura moderna, tra repressione e censura

La nostra è una società dove la tradizione e la storia vengono sempre più messe da parte e censurate, così da favorire quelle che sono le più recenti correnti di buonismo, ma andando a penalizzare inevitabilmente la cultura.

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Negli ultimi anni si parla spesso di “cancel culture”, ovvero un termine con cui si sta ad indicare quella che è una cultura e un sapere generale sempre più in decadimento per via di una censura sempre più sdoganata e paradossalmente tollerata. Non si parla certamente di semplice “politicamente corretto”, ma piuttosto di ciò che ne sta alla base, cioè un’ipocrisia che mira a fare affondare il prossimo, immersa in una democrazia e filantropia sempre più edulcorate, sebbene ugualmente ben viste ed ammirate dall’opinione pubblica. Spesso ci si dimentica però che tale falsità non deve essere attribuita solamente ad una parte della società, cioè quella che sbandiera in pompa magna l’avvento dell’ormai temuto politically correct, bensì anche dalla sua controparte più tollerante (o, come meglio si direbbe oggi, fascista). Abusare e manipolare i fatti sono ormai strategie tanto efficaci, in un mondo estremamente digitalizzato e che si ferma solo a guardare il titolo, e non più il contenuto, da essere state adottate da moltissimi uomini di potere e con una forte influenza mediatica; e questa tendenza non deve dunque assolutamente essere ricondotta ad uno schieramento politico, bensì a quella sadica e spietata razza che è quella umana. 

Effetto farfalla

Celeberrimo ormai l’episodio che ha visto al centro dell’attenzione la favola di Biancaneve, che era stata rappresentata in una nuova attrazione per bambini nel nuovo Disneyland in California. L’enorme polemica che è scoppiata in Europa non è altro che il risultato di una profonda manipolazione di un innocente commento descritto in un giornale locale di San Francisco, che in effetti si interrogava sull’autentico amore tra il principe e la protagonista Disney, considerando che il bacio tra i due avviene mentre la fanciulla è addormentata. Dunque una riflessione certamente molto tirata per i capelli ma che possiamo dire essere diventata tollerabile negli Stati Uniti dei giorni nostri. Ciononostante, Oltreoceano è stata presentata come un vero attacco alla favola della Disney, estremizzando il pensiero originale ed arrivando ad affermare che il bacio tra i due non sarebbe nemmeno dovuto avvenire, essendo lei non consenziente. In Italia ovviamente si è presa la palla al balzo per fare della buona e sana politica e nel resto del mondo ci si ferma a semplice stupore. Tuttavia, ecco un esempio di come la corrente di pensiero che vede al centro il politicamente corretto sia ormai così ben inserita nella società che ormai venga addirittura manipolata dagli oppositori, pur di andarne contro. Tralasciando però l’attendibilità di quest’ultimo episodio, è vero che negli ultimi anni qualsiasi forma di arte sta venendo messa sotto l’attacco dei leoni da tastiera, supportati però dalla maggior parte di aziende e multinazionali, che temono di passare per tiranni. Si parla di “cancel culture” proprio per questo motivo, abbiamo assistito ad altri episodi (veri) che miravano realmente a tarpare le ali di progetti artistici, teatrali o cinematografici che siano, per via di un linguaggio troppo crudo e vero per una società neonata e innocente come la nostra: ironico quanto la stessa community che si dice abbia cercato di censurare una favola, probabilmente alle favole ci crede veramente.

Parole represse

Il duo comico Pio e Amedeo

Più di recente sono stati attaccati i comici Pio e Amedeo, colpevoli di aver recitato uno sketch dove sfatavano tutti i tabù degli ultimi tempi, usando a gran voce quelle stesse parole che ormai nella maggior parte delle piattaforme digitali sono bandite. La loro tesi seguiva il pensiero secondo cui non va condannata a prescindere la parola in sé, dato che le intenzioni e i toni dell’interlocutore influenzano molto la gravità del fatto. Il web, supportato dal mondo dello spettacolo, risponde indignato che, fondamentalmente, non è d’accordo, e che le aggressioni di matrice discriminatoria sono arrivate ad un numero così elevato da dover eliminare definitivamente quelle parole dal vocabolario comune. C’è da dire che entrambi i punti di vista presentano motivazioni valide, e quello sollevato è inoltre un tema così delicato da non permettere nemmeno un esito netto e finale. Quello che è certo è che il tutto è nuovamente sfociato in una questione politica, in particolare con la questione del Ddl Zan. Quello che manca in questo caso è probabilmente il nesso logico tra la critica mossa da Pio e Amedeo e l’enorme confusione mediatica e politica che poi è stata creata. Siamo sicuri che i due comici su quel palco stessero veramente parlando di politica, e non invece di una lenta e progressiva censura che va affermandosi ormai da anni? Ricondurre il tutto ad un dibattito politico su una legge che è sulla bocca di tutti solo da mesi sarebbe forse un po’ decontestualizzato, sarebbe un po’ come fare propaganda al concerto del Primo Maggio.

Ritornando al concetto di “cancel culture”, spesso si dà per scontato che la censura categorica e il bandire l’uso di determinate parole sia sbagliato e non sia democratico. Si rifletta dunque su questo aspetto: aveva ragione Lenny Bruce? Si sta parlando in particolare della sua reinterpretazione di Dustin Hoffman in “Lenny”, film del 1974 che racconta la vita del comico statunitense. La tesi portata avanti in questo caso è quella secondo cui è la repressione stessa della parola a darle forza e violenza, e cioè che le permette di offendere il prossimo. Il comico, in un ormai celeberrimo monologo, continua a ripetere ad intermittenza parole estremamente razziste, fino a quando però quelle stesse parole diventano solo un rumore, e non più quegli stessi appellativi che, in circostanze normali, farebbero piangere il diretto interessato. Sulla carta, è un concetto sacrosanto: il bambino vorrà sempre fare quello che gli si dice essere proibito, mentre snobberà ciò che gli è consentito. Nella pratica, tuttavia, oggi è realizzabile un progetto del genere, che sembra apparentemente fin troppo utopico? Difficile dirlo, il nostro è un paese dove purtroppo sono molto frequenti discriminazioni o aggressioni, e sdoganare questi tabù potrebbe essere visto come un tentativo di sguinzagliare ulteriormente i cani. Sia poi chiaro che non si sta parlando di essere semplicemente favorevoli o meno al mitico Ddl Zan, ma di riflettere e magari di provare in prima persona a verificare l’autenticità delle parole di Lenny, cercando testimonianze anche nella propria esperienza di vita personale.

Dustin Hoffman in Lenny, 1974

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