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Il mondo è ancora in piena pandemia (sono pochissimi i paesi che hanno raggiunto la cosiddetta “immunità di gregge” come San Marino o Israele), l’economia globale ha rallentato per quasi un anno, le file per la Caritas si allungano e i reparti di neuropsichiatria infantile si riempiono, gli sbarchi sulle coste italiane continuano e il nostro Paese sembra in balia di un destino avverso; tuttavia, il parlamento (insieme alla tv e ai social) ha sostituito il massiccio dibattito sul Coronavirus con la discussione su questo Disegno di legge

Vigneta satirica sulla morte della libertà di parola ad opera del Ddl Zan.

Da una parte ci sono i partiti di sinistra che, cavalcando l’onda della battaglia per i diritti sollevata e amplificata dal cantante Fedez, sono schierati a favore; tuttavia anche alcuni esponenti di sinistra hanno espresso il loro dissenso. Dall’altra parte ci sono i partiti di destra che, se prima avevano cercato di rimandarla, ora stanno combattendo almeno per modificarla. È evidente, quindi, che la legge così com’è non convinca molte persone. Ad esempio, su Facebook, duecento eminenti esponenti di sinistra hanno firmato un appello contro di essa definendola «un manifesto ideologico che rischia di mettere in secondo piano l’obiettivo principale e di ridurre pesantemente i diritti e gli interessi delle donne e della libertà di espressione».

Il fronte del no a questa legge è molto vario e va dai cattolici alle associazioni pro vita, da uomini di legge (come l’ex magistrato Alfredo Mantovano) alle femministe e dai politici di destra a esponenti di sinistra; persino il mondo lgbt+ non è completamente schierato a favore di questa legge, come il governatore della Calabria Nino Spirlì. Riassumiamo quindi alcune delle ragioni del no a questa legge sollevate da ogni parte del paese. 

La prima ragione è il fatto che il ddl Zan (chiamato così dal nome del suo promotore, il parlamentare padovano Alessandro Zan) è una legge solamente politica e ideologica. Nel codice penale italiano non ci sono lacune e chiunque oggi offenda o discrimini per qualunque motivo una persona ne subisce già le conseguenze senza la necessità di ampliare la legge Mancino. Le leggi vengono create in caso di gravi lacune nel codice o di urgenza immanente, e in questo caso vengono a mancare sia la prima che la seconda premessa (nel nostro paese non si può per esempio parlare di urgenza omofoba perché, secondo i dati statistici di varie agenzie, il nostro paese è uno dei più gayfriendly in Europa). 

Slogan di una manifestazione contro il Ddl Zan.

Il secondo motivo è che la legge Zan potrebbe ridurre la libertà di espressione sancita nella Costituzione. Infatti, è riservato ai giudici (oggi pericolosamente politicizzati e sempre più difficilmente imparziali) decidere se una situazione o una frase risulta discriminatoria oppure no, creando paura e incertezza in chi, per convincimenti personali o religiosi, vorrebbe dire la sua sulla questione ma si sente imbavagliato (che ne sarà dei poveri insegnanti di Religione cattolica?). La genericità di questa legge riguardo al tema della discriminazione risulta quindi pericolosa e sembra scontrarsi con la precisione del nostro codice penale, precisione dovuta al fatto che in Italia non vige la common law come nei paesi anglosassoni, e qualsiasi caso, senza dovute precisazioni o paletti, potrebbe essere associato a una situazione discriminatoria.

Terzo motivo degno di essere riportato riguarda l’Art. 7 sull’introduzione nelle scuole della Giornata contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Questo, a parere di chi si oppone al Ddl, sarebbe un modo per introdurre il gender nelle scuole fin dalla più giovane età, aggirando il permesso delle famiglie oggi necessario in caso di attività che non riguardino la normale attività scolastica. 

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