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Lettura dell’articolo a cura di Bianca Roman

È un lunedì mattina, apparentemente simile a tanti altri, quello del 6 agosto 1945. I bambini vanno a scuola, gli adulti al lavoro. Qualcuno grida “B-29!” da un lato della strada, con il capo rivolto al cielo. Poco dopo, una luce abbagliante. In Italia è mezzanotte e un quarto, in Giappone sono le 8:15. E mentre l’Occidente dorme in una notte da incubo, il Giappone si risveglia in una terribile realtà. 

76 anni dopo il bombardamento di Hiroshima, la ferita nella storia dell’umanità è ancora aperta. Ma non tutti sembrano ricordarla. Il Paese ospite delle Olimpiadi protesta contro gli organizzatori dei Giochi Tokyo 2020, che rifiutano di sospendere le gare del 6 agosto per un minuto di silenzio, impedendo così di onorare le vittime del bombardamento atomico. Un atto simbolico, anche se non più necessario di azione. È soltanto il 22 gennaio 2021 che entra in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, ma questo resta ancora non firmato dalla maggior parte dei Paesi ONU, Schengen e UE, tra cui lo stesso Giappone. E l’Italia.

Hiroshima e Nagasaki

Dopo 43 secondi di caduta libera, lo scoppio della bomba atomica americana. Un’alta nube si alza ad ombrello sulla città di Hiroshima: la maggior parte degli edifici è rasa al suolo, 80.000 persone perdono la vita all’istante, ridotti in polvere dal grande calore dell’esplosione. La prima arma nucleare della storia utilizzata in un conflitto è Little Boy. Così è chiamata dalle forze militari degli Stati Uniti d’America, determinate a porre fine in maniera decisiva al secondo conflitto mondiale e ai contrasti con l’esercito giapponese non incline alla resa, impressionando la Russia. Le vittime sono civili: chi non muore polverizzato, di necrosi o avvelenamento da radiazione, resta gravemente ustionato. Tre giorni dopo il primo tragico evento, una seconda bomba contenente materiale radioattivo cade nella valle di Urakami, presso Nagasaki. Da quel giorno, i sopravvissuti all’attacco, in giapponese hibakusha, diventano il simbolo della lotta per l’abolizione delle armi nucleari e della speranza di rinascita per le due città nipponiche. I morti sono in tutto più di 300.000. Donne, uomini, bambini, anziani: persone.

Riprese originali del bombardamento di Hiroshima

Il TPNW

«L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune», le parole di Papa Francesco nel novembre 2019, durante la visita alle città nipponiche colpite dalle bombe. Il suo appello è ai leader mondiali, per una pace disarmata, che sostituisca un clima di paura e ostilità. L’immoralità del possesso da parte degli Stati di armi atomiche è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, portato nuovamente all’attenzione mondiale dalla Conferenza delle Nazioni Unite. È l’assemblea stessa, infatti, che nel 2017 propone il TPNW, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Il trattato internazionale richiede la completa proibizione delle armi nucleari, considerate minaccia per pace e stabilità. Il negativo impatto umanitario e ambientale rende questi strumenti bellici in contrasto con gli obiettivi dell’Agenda 2030, lo sviluppo sostenibile e la promozione della vita.

ICAN

Tra le sette organizzazioni internazionali che partecipano al trattato, è membro attivo il Premio Nobel per la pace 2017 ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), la coalizione globale che promuove l’adesione al TPNW. Ogni anno, per l’anniversario dello scoppio delle due bombe atomiche del 1945, il Memoriale di Hiroshima ospita un evento di commemorazione e protesta, per portare l’attenzione dei leader globali sul prezzo del disporre di armi nucleari. Poiché quest’anno non è possibile che il mondo si raduni attorno al Memoriale di Hiroshima, ICAN organizza una serie di eventi streaming, per un minuto di silenzio che raccolga virtualmente tutto il mondo. In partnership con l’associazione giapponese Peace Boat, saranno condivisi in live sul loro profilo Instagram l’atmosfera del Memoriale, le sensazioni degli ultimi hibakusha e post ricchi di informazioni. 

Memoriale di Hiroshima, Giappone

Il ricordo di chi ha sofferto è il primo passo verso il disarmo del nucleare. Il ricordo di persone comuni, che hanno visto scomparire il proprio mondo in pochi secondi, con una luce oscura. Le bombe atomiche conservate negli arsenali sono ancora molte, ma il messaggio che oggi lancia la città di Hiroshima al mondo in ascolto è chiaro: le armi nucleari non difendono, ma costituiscono esse stesse una minaccia.

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Abito a Sirmione, sul Lago di Garda. Amo il mio paese, le sue bellezze culturali e paesaggistiche, che mi hanno resa un’entusiasta osservatrice della maestosità della natura. Dall’esigenza di immortalarla nasce una mia passione: la fotografia. Viaggiando per il mondo o stando a casa, mi ritrovo facilmente con una fotocamera pendente al collo. Scrivere è un po’ il salvagente della mia anima, ciò che mi permette di tenere a galla pensieri profondi o personali, situazioni che mi toccano dall’interno. Mi incuriosiscono molto la cultura e letteratura delle lingue antiche, dal greco al latino, il loro modo di influenzare la vita di tutti i giorni, sentendole vicine seppur a distanza di centinaia di secoli. Comunicare e studiare in generale mi hanno sempre stupito per il modo in cui aprono mente e occhi su milioni di idee e possibilità. Mi affascinano anche la scienza dell’astronomia e la medicina, nella quale ripongo le mie ambizioni future, probabilmente nel campo della psichiatria o neurochirurgia, con l’intento di aiutare gli altri scoprendo sempre più il meraviglioso strumento che è la mente umana.

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