Tempo di lettura articolo: 3 minuti

In questi giorni, a Tokyo, si stanno disputando le Paralimpiadi e la nostra Nazionale sta dando prova di straordinarie capacità: ogni giornata ci regala una medaglia e ad oggi siamo a quota 43 medaglie, di cui 11 ori, 18 argenti e 14 bronzi, stanziandosi al nono posto della classifica dei Paesi partecipanti.

Ma quando il mondo ha capito che anche persone, con difficoltà fisiche congenite e non, avrebbero potuto avere il diritto di aspirare ad un podio olimpico?

L’origine dei “Giochi Paraolimpici” per atleti con disabilità fisiche risale al 1948, quando Ludwig Guttmann, un neurochirurgo polacco, organizzò una competizione sportiva per i veterani della II Guerra Mondiale che avevano riportato delle menomazioni. 

Ludwig Gutmann

Nell’edizione del 1952 parteciparono alle gare anche atleti olandesi, iniziando così a dare alla manifestazione un carattere di internazionalità. La competizione si chiamava “Stoke Mandeville”, dal nome della cittadina inglese dove si svolgevano le gare.

Nel 1958, il medico italiano Antonio Maglio propose di disputare l’edizione del 1960 a Roma, anno e luogo in cui si sarebbero svolte le Olimpiadi, segnando un percorso che avrebbe portato alla creazione delle Paralimpiadi attuali. Dal 1988 le Paralimpiadi iniziarono ad essere disputate nella medesima città dei giochi Olimpici. Dal 1976 iniziarono a disputarsi anche le Paralimpiadi invernali e per la prima volta parteciparono ai Giochi anche atleti con disabilità diverse dalla paraplegia.

All’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Atene 2004 è stato presentato il nuovo logo internazionale, composto da tre agitos di colore rosso, blu e verde, che girano intorno ad un punto centrale, e il cui nome, derivante dal verbo latino agito, significa “io mi muovo”. I valori del Comitato Italiano Paraolimpico (CIP) sono il coraggio, la determinazione e l’uguaglianza.

Quest’anno le gare si svolgono a Tokyo (dal 24 agosto fino al 5 settembre), con la presenza di 400 atleti di 23 Paesi; alla sfilata anche la bandiera dell’Afghanistan, anche se gli atleti non sono potuti partire per il Giappone dopo che i talebani hanno preso il controllo del Paese. 

Imperatore Naruhito

Il via all’evento è stato dato dall’imperatore NaruhitoBebe Vio e Stefano Morlacchi sono stati i portabandiera azzurri all’apertura dei Giochi.

La delegazione azzurra non è mai stata così numerosa, 113 atleti in 15 discipline, con la presenza femminile superiore a quella maschile. Luca Pancalli, presidente del CIP, afferma che l’obiettivo è quello di entusiasmare sempre di più gli Italiani. 

Lo slogan dei XVI Giochi Paraolimpici di Tokyo è We have wings,”Abbiamo le ali”, per superare tutte le incertezze di questo momento difficile.

Come dicevamo in apertura, (al momento della creazione del pezzo) gli atleti italiani hanno già vinto molte medaglie, tra cui: Anna Barbarano e Veronica Yoko Plebani, rispettivamente argento e bronzo nel Triathlon; Carlotta Gilli argento nel nuoto 400 metri stile libero, argento nei 100 metri dorso e oro nei 100 metri farfalla; Sara Morganti bronzo nell’equitazione dressage individuale; Giulia Terzi, Arjola Trimi e Antonio Fantin argento nel nuoto staffetta mista; Stefano Raimondi oro nei 100 metri rana; Luigi Beggiato argento 100 metri stile libero; Monica Boggioni bronzo nei 100 e nei 200 metri stile libero; Francesco Bocciardo oro 100 e 200 stile libero stile libero maschile; Alessia Berra argento nei 100 metri femminili farfalla; Francesco Bettella bronzo 100 metri dorso; Bebe Vio oro nel fioretto femminile e con lei, nella gara a squadre, argento per Andreea Ionela Mogos e Loredana Trigilia.

Beatrice Vio e Stefano Morlacchi, portabandiera azzurri

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here