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Il Natale è passato, ma da qui alla ripresa della scuola ci sono ancora parecchi giorni. Se non sapete cosa fare, vi suggeriamo di invitare i vostri genitori, se siete giovani studenti come me, ad accompagnarvi a fare una gita fuori porta, magari a Trieste. Città meravigliosa, posta sull’alto Adriatico e capoluogo della Regione Friuli-Venezia-Giulia.

L’ho visitata per la prima volta in gita con la scuola media qualche anno fa e mi era rimasta nel cuore proprio perché affacciata sul mare. Avendo già osservato la parte “artistica” della città, ho pensato di esplorarla da un punto di vista differente: il mare!

“Il mare, ma come?” direte voi, visto che siamo a dicembre. Ebbene, lo si può fare visitando il BioMa (Biodiversitario Marino), un piccolo museo situato all’interno delle scuderie del Castello di Miramare.

La visita guidata parte dal piano terra dove sono presenti alcuni plastici che rappresentano i vari tipi di fondali della Riserva di Miramare e delle aree limitrofe; si possono osservare i fondali di tipo sabbioso, roccioso e fangoso, che consentono la convivenza di molte forme di vita acquatiche diverse.

Una delle stanze del BioMa di Trieste.

La Riserva di Miramare è, ad oggi, una delle aree protette con maggiore biodiversità in quanto, da oltre trent’anni, non è possibile pescare né navigare con imbarcazioni a motore al suo interno.

Al piano superiore del museo, vi è una stanza dedicata al tema dell’impatto umano sull’ambiente marino; infatti, anche se ci troviamo in un’area protetta, ogni giorno i biologi devono raccogliere tutta la plastica che viene trasportata a riva dalle onde.

D’estate c’è anche la possibilità del seawatching

La particolarità di questo museo è che, d’estate, permette di effettuare su prenotazione delle visite di seawatching, per poter sperimentare dal vivo gli ambienti descritti all’interno del BioMa.

Lo snorkeling si svolge in un’area protetta, in cui è  interdetta qualunque attività, ad eccezione delle visite guidate, delle attività di ricerca e controllo.

Una delle specie più attentamente monitorate è la “Pinna Nobilis”, un mollusco protetto che, a causa di un batterio che lo bersaglia, è stato inserito nella Lista Rossa dell’ IUCN.

Durante lo snorkeling, è possibile scorgere bavose pavone, saraghi e corvine, castagnole e stelle marine e, se si è abbastanza fortunati, si possono vedere anche delle tartarughe e qualche aquila di mare.

Non tutte le specie presenti però sono autoctone, come uno degli animali che mi ha colpito di più: lo “Ctenoforo”, una specie aliena che assomiglia molto ad un medusa ma è senza appendici urticanti e che, grazie ai cromatofori (cellule presenti che causano bioluminescenza), risplende di tutti i colori dell’arcobaleno.

Foto di ctenoforo (dal sito Biologiamarina.org)

La visita si svolge insieme alla guida che accompagna e supervisiona il gruppo ed è adatta a tutti, in quanto richiede solo la capacità di nuotare e di saper usare maschera, boccaglio e pinne.

Consiglio a tutti i miei coetanei che amano il mare di visitare la città di Trieste anche sott’acqua, sia d’inverno che d’estate.

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Ho quindici anni e vivo a Verona. Se non mi trovate chiuso in casa a leggere manga o libri fantasy, cercatemi al mare o al lago, anzi, in qualsiasi luogo in cui si possa nuotare. Fin da piccolo, sono sempre stato affascinato dal paesaggio sottomarino e dalla sua tranquillità, dai colori accesi dei pesci e dalle stelle marine. Questa mia passione si riflette negli sport che pratico da anni: apnea, per poter ammirare i pesci senza bisogno di attrezzature; subacquea, per raggiungere i luoghi in cui il mio respiro non riesce a portarmi; barca a vela e kayak, per quando ho voglia di osservare l’acqua da un punto di vista differente. Da grande mi piacerebbe diventare un biologo marino, per unire due miei grandi amori: quello per il mare e quello per la scienza. Ho un sogno nel cassetto: riuscire a visitare il Giappone. Sono attratto dalla cultura giapponese per il forte contrasto tra antico e moderno, tra tradizioni millenarie e avanguardia tecnologica. Vorrei immergermi nei bellissimi paesaggi naturali del monte Fuji o perdermi nella vita frenetica di quartieri come Shibuya; imparare la scrittura kanji, che riesce a far sembrare un semplice testo un’opera d’arte, e sperimentare la cucina nipponica, così diversa da quella italiana.

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