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In questi giorni Vittorio Emanuele di Savoia e le sorelle Maria e Gabriella hanno preteso la restituzione dei gioielli lasciati in eredità dagli antenati. I preziosi sono in un caveau della Banca d’Italia da oltre 76 anni e probabilmente vi rimarranno per molto tempo ancora, poiché il governo italiano non ha per nulla intenzione di restituirli. Gli eredi hanno intenzione di intentare una causa, ritenendo che la mancata restituzione costituisca un furto, appellandosi al diritto all’eredità. L’ avvocato della famiglia, Sergio Orlandi, ha detto che l’azione legale segue una mediazione del governo, che nonostante tutto pensa che i gioielli siano ormai di proprietà dello Stato. 

Vittorio Emanuele di Savoia con la moglie e il figlio Filiberto.

Questo piccolo tesoro è formato in tutto da quindici pezzi tra orecchini, collane, diademi e spille interamente coperte di migliaia di diamanti, perle e brillanti. 

Ma come mai i gioielli sono finiti in possesso della Banca d’Italia, creando ora una situazione di confusione? 

Era il 5 giugno 1946, esattamente tre giorni dopo che si era svolto il referendum, in cui il popolo italiano ha scelto la repubblica alla monarchia. Quel giorno il Presidente del consiglio dei ministri chiese al re Umberto II di consegnare allo Stato i gioielli della Corona, fino ad allora custoditi in una cassaforte al Palazzo del Quirinale, unica residenza dei reali. Questa richiesta fu fatta poiché i gioielli, secondo lo Statuto Albertino, erano dati in dotazione al re per esercitare il potere, non come proprietà privata. Umberto II quindi consegnò allo Stato i gioielli, che vennero messi nella sede di Banca d’Italia a Roma, in un caveau.

Il valore totale dei gioielli è circa 18 milioni di euro, e secondo il verbale fatto durante la consegna degli oggetti, si dice che i gioielli devono “essere tenuti a disposizione di chi li possiede di diritto”.

La questione è ancora confusa e va chiarita, ma per ora l’eredità rimarrà nel caveau della sede di Banca d’Italia.

2 Commenti

  1. Gioielli dei Savoia? Sono del Popolo

    L’inizio del 2022 non è dei migliori, un Parlamento il cui travaglio per l’elezione di un P.d.R. sembra infinito, l’inflazione, che corrode il reddito di sopravvivenza, galoppa. Mancavano i Savoia, sempre presenti quando si tratta di intascare,e come non capirli visto che anche i sangue blu mangiano?
    Poveri coronati, forse ha una base di verità la leggenda di una famiglia reale privata di ogni suo bene? Un re ( di maggio ) cacciato da un referendum, che parte senza nemmeno una valigetta con pedalini e mutande di ricambio? Una vita grama in quel di Cascais, con Maria José che coglie l’occasione per mollare un lasagnone incapace e lasciarlo alle cure di qualche ex corazziere.
    Ma il futuro economico del re ( di maggio), fu ben assicurato dal un altro re ( quello vigliacco), i soliti ingrati e malevoli, dopo aver spolverato una buona mole di documenti ecco che pubblicano e rendono noti fatti e misfatti del Savoia e della camarilla savoiarda..
    Tutti conoscono gli avvenimenti che portarono alla fuga del re ( quello vigliacco) del suo governo e di un centinaio di generaloni, fuga improvvisa non programmata, fuga che serviva a mantenere in vita un fac simile di governo di fronte ai neo alleati contro il neo nemico.
    Ebbene il 3 agosto 1943, un treno parte da Roma per Ginevra, 21 vagoni piombati, con severi ordini alla dogana di non procedere agli usuali controlli; il 2 settembre 1943 altro treno, questa volta 20 vagoni, sempre per Ginevra, a Domodossola la dogana improvvidamente procede ad un controllo, vagoni zeppi di argenteria ,quadri,tappeti, vasellame , tutto sottratto alle regge.
    Come non bastasse, anche sul piano finanziario il re (quellovigliacco) non fece da meno.
    Il Corriere della Sera del giorno 11 giugno 1944 pubblicava le fotocopie delle ricevute che l’amministratore del re (quello vigliacco ) aveva rilasciato.Il 3 agosto del 1943 un prelievo di L. 6.000.000; il 7 agosto 1943 L. 6.000.000 ; il 2 settembre 1943 L.3.550.000 ; il 5 settembre 1943 L. 380.000.. Sempre nel mese di settembre del 43 Jolanda la figlia del re ( vigliacco) ritirava quattro plichi contenenti titoli, tra questi una buona quantità di azioni del “ Prestito della Vittoria”, lanciato da Churchill nel 1941. Quindi con i fondi del re ( vigliacco) Churchill acquistava armi da usare contro gli italiani.
    E Badoglio? Il maresciallo attingeva a piene mani nei fondi a disposizione del capo del Governo ( leggi Duce). Nei fondi vi erano al 25 luglio 1943 ( due giorni dopo l’arresto di Mussolini ) L. 24.337.805,75. Con due distinti ordini di Badoglio del 30 luglio e del 3 agosto 1943 furono acquistati 100.000 franchi svizzeri per l’importo di 4.432.000 ; il 4 settembre con assegno intestato a Badoglio un prelievo di L. 4.000.000 ; il giorno 8 settembre con due assegni intestati a Badoglio un prelievo di L. 6.000.000.
    Piccolo particolare: il 4 settembre 1943 figlia, nuora e nipoti di Badoglio prendono residenza a Lugano. E sempre in settembre 43 Maria José , i suoi quattro figli e due figlie del re ( vigliacco) eccoli a Ginevra.
    E ancora oggi, agiografi e storici a un tanto al chilo , ci raccontano della fuga improvvisa, che mai il re e la sua camarilla avevano pensato di abbandonare Roma. Ma era da tempo nei loro pensieri abbandonare non solo Roma ma anche le FF.AA e civili. Le scene sul molo di Ortona dei tanti che sgomitavano per salire sulla Baionetta furono la miseria di una dinastia di miserabili.
    Oggi si presentano a chiedere la restituzione dei gioielli della corona, gioielli rapinati in giro per l’Italia, gioielli che appartenevano ad altri legittimi sovrani.
    I beni personali di Francesco di Borbone Due Sicilie, le doti matrimoniali delle sorelle e dei principi della Casa di Borbone Due Sicilie furono confiscati. I Savoia non mandavano giù che Francesco II rifiutasse l’accordo che prevedeva la sua rinuncia a resistere in cambio dei suoi beni. Impensabile, per i Savoia, per i quali tutto ha un prezzo, subire l’affronto da parte di un Re sconfitto ma che teneva alta la sua dignità e quella del suo ex Reame.
    Si parla di 300 milioni di € il valore dei gioielli , fossero anche 600 milioni, quella dei Savoia è una richiesta che fa onore al loro casato. Un casato di mendicanti senza dignità.

    Perrucci Antonio

  2. A quanto sembra, le favole intorno ai Savoia, si scontrano con le verità storiche. E’ evidente che alla luce di quanto riportato nel commento, i Savoia preparavano la fuga senza preoccuparsi dell’Italia. Badarono solo a salvare la pelle e i loro beni.

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