Tempo di lettura articolo: 4 minuti

L’Etiopia è uno stato dell’Africa orientale situato nel Corno d’Africa che ha come capitale Addis Abeba e al momento è ancora impegnato ad affrontare un conflitto armato che vede in contrapposizione il partito politico del fronte popolare di liberazione del Tigré e il governo federale etiope.

cartina del tigray
Cartina del tigray

Nel novembre del 2020, infatti, in Etiopia scoppia la guerra del Tigray. Questo scontro politico, tramutato poi in una devastante guerra civile, viene ancora oggi nascosto agli occhi del mondo. Alla base di questa catastrofe umanitaria c’è un acceso scontro tra il Governo Federale Etiope e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (regione situata a nord-est dello stato). Questo scontro si estende anche allo stato dell’Eritrea che, confinante con il Tigray, assume un ruolo fondamentale. Una delle motivazioni dello scoppio dello scontro pare sia un presunto tentativo di mantenimento delle posizioni politiche sia sul fronte etiope che su quello tigrino.

simbolo del partito tplf
simbolo del partito tplf

Tutto parte il 3 novembre con una manovra del partito TPLF. Sia per il Governo Etiope che per il partito tigrino l’intento sembrava essere quello di preservare la propria autonomia (culturale e sociale, ma anche politica). Infatti, per Addis Abeba l’insurrezione tigrina appariva come un tentativo per acquistare autonomia propria, mentre per il partito ribelle era invece un’azione di difesa dall’oppressione della propria autonomia.

Tuttavia le cause appaiono ancora più radicate nel passato. Nel 2018 Abiy Ahmed diventa premier etiopico, deponendo il suo avversario Hailemariam Desalegn e mettendo così fine ad un governo di trent’anni guidato dal TPLF. Fra le riforme che porta avanti vi è la sostituzione del partito del EPRDF (fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope) con il movimento del nuovo Partito della Prosperità. Il vecchio partito del EPRDF si basava su una costituzione etnico-regionale e TPLF era l’unico ancora schierato ancora per esso. Di conseguenza il partito ribelle viene escluso dal governo. Ma, quando nel 2020 si sarebbero dovute tenere le nuove elezioni, che a causa COVID-19 non si sono poi svolte, il TPLF ha deciso comunque di procedere con le elezioni attraverso un’elezione regionale del Tigray, ricevendo un consenso quasi totale. 

Abiy Ahmed, eletto premier dell'Etiopia nel 2018, nel 2019 ha ricevuto un nobel per il suo operato in etiopia
Abiy Ahmed, eletto premier dell’Etiopia nel 2018, nel 2019 ha ricevuto un nobel per il suo operato nel paese.

Abiy in seguito stringerà accordi politici con l’Eritrea, anche lei schierata contro il partito ribelle, e procederà con una dura e serrata campagna militare contro il popolo tigrino.

La catastrofe maggiore è sicuramente quella umanitaria: si parla infatti di carestie che decimano la popolazione, stupri di massa su donne e bambine al fine di “cancellare una popolazione”. Per non parlare poi degli enormi numeri di uomini sfollati o, peggio ancora, catturati e tuttora tenuti prigionieri in campi situati nell’Eritrea

Nonostante le tragiche condizioni questa guerra viene comunque definita “oscurata” poiché non è mai stata raccontata nella sua totalità. Secondo i dati riportati dall’Unicef, nel Tigray all’incirca 350.000 persone vivono in gravi condizioni dovute alla mancanza di materie prime come il cibo. Ma la guerra non si limita ad uno scontro tra soldati armati e ribelli politici: chi ci va di mezzo sono principalmente le donne, usate come mezzo di sottomissione per l’intera comunità tigrina. Pare che a portare avanti questa manovra sia proprio l’esercito del popolo alleato al premier Abiy. Le testimoni raccontano infatti che lo stupro di massa da parte dei soldati dell’Eritrea sulle donne tigrine sfuggite ai bombardamenti sia diventato un mezzo di propaganda. Molte di queste raccontano come, durante gli abusi, venga continuamente ripetuto quanto poco contino come persone e di quanto la loro gente sia ignorante e impura.

Spesso a questo strazio sono sottoposte madri, sacrificatisi al posto delle figlie più grandi, e tutto ciò avviene davanti agli occhi dei familiari, in particolar modo dei figli di queste donne. Seguono poi le violenze su tutti i sequestrati dove non vengono risparmiati nemmeno i componenti più anziani. Per i soldati eritrei oramai è diventato uno schema: durante l’abuso fisico portano avanti in loop il concetto che per i tigrini sia arrivato il momento di pagare, che delle donne violentate non importerà nulla in quanto tigrine e che la loro sia una “razza” inferiore (anche per questo definita più volte “somara”).

tra le vittime etiopi le età delle donne che hanno subito violenza sessuale va dagli 8 ai 60 anni
tra le vittime etiopi le età delle donne che hanno subito violenza sessuale va dagli 8 ai 60 anni

Molte descrivono queste azioni come un lavaggio del cervello che si cerca di applicare a tutta l’etnia tigrina. L’intento del rapporto sarebbe quello di “purificare il sangue tigrino” e di arrivare ad una pulizia etnica per mezzo dello stupro. Purtroppo però a rischiare non sono solo le donne tigrine: lo stesso premier che aveva vinto il premio Nobel per la pace nel 2019, ora afferma che i missionari e i volontari dell’Onu rischiano di essere incarcerati con l’accusa di aiutare il TPLF, che dallo stesso governo è stato minacciato come organizzazione terroristica. Abiy Ahmed Ali continua inoltre a nascondere tramite propaganda la crisi interna che sta mettendo in ginocchio l’Etiopia, che fino ad allora stava attraversando un periodo di crescita economica e di sviluppo ad un ritmo in costante aumento.

vittime della guerra del tigré
vittime della guerra del tigré

Per i ribelli tigrini rifugiati a nord la nuova tappa è la capitale Addis Abeba, ma sono forti le proteste dei cittadini, fedeli al premier, che temono il rovesciamento del potere politico da parte del “nemico traditore del popolo”. E’ triste però pensare che in tutta questa situazione, ciò che abbia leso di più non siano state le armi o i bombardamenti: ma il silenzio.

Spezzone del programma Uno mattina della Ray dove si parla della situazione in Etiopia

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here