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Alle Olimpiadi invernali di Pechino che si stanno per concludere in queste ore ci sono anche tre medici veronesi, partiti per la volta della Cina in quanto fanno parte dell’equipe protettrice delle frecce azzurre del ghiaccio e della neve.

Gian Mario Micheloni

Gian Mario Micheloni, 36 anni originario di Castagnè, che lavora nel reparto di ortopedia del Policlinico di Modena, dopo essersi specializzato a Verona e dopo aver trascorso quattro anni di servizio a Vicenza, sta vivendo la sua seconda Olimpiade come consulente ortopedico della squadra di pattinaggio ad alta velocità.

Francesco Zamboni lavora al Centro di medicina dello sport Don Calabria di via San Marco e sta vivendo la sua prima Olimpiade; gestisce insieme a Francesco Perusi, specializzato in ortopedia e traumatologia, lo sci di fondo.          

La squadra è capitanata dal dottor Filippo Balestrieri, laureato all’Università di Verona e specializzato in Medicina dello Sport, che per impegni lavorativi ha dovuto rinunciare fisicamente alle Olimpiadi ma è rimasto in collegamento virtualmente. 


«Sicuramente la Cina sta gestendo questo evento con la massima attenzione in termini sanitari: tamponi molecolari tutti i giorni, aerei dedicati con pochissimi passeggeri, corridoi di sicurezza. Questo però si traduce in una difficoltà nelle interazioni tra i vari hotel e i villaggi olimpici. – ha spiegato il dottor Micheloni al giornale l’Arena – Ci rimette un po’ lo spirito di questa competizione: lo sport è aggregazione.

Filippo Balestrieri

A Pyeongchang eravamo tutti nel villaggio olimpico, mentre ora per ragioni di distanziamento la maggior parte degli staff sono negli alberghi. Ovviamente questo non scalfisce la grinta e la determinazione degli atleti, loro sanno che nonostante sia l’Olimpiade della pandemia, nella storia rimarrà sempre la prestazione e magari un eventuale medaglia. E la loro emozione si trasmette a noi a bordo pista».

La nascita delle Olimpiadi

Tutto nasce circa 2700 anni fa sul monte più alto della Grecia: il monte Olimpo, alla cui base si trovava l’antica città Olimpia che celebrava ogni quattro anni la cerimonia a quei tempi più famosa organizzata dagli abitanti della Grecia per onorare i loro dei.  

Antica città di Olimpia

Le prime notizie certe dei giochi olimpici risalgono all’anno 776 a.C. Per le prime tredici edizioni fu disputata una sola gara, la corsa dello “stadion”, corrispondente a circa 192 metri. Successivamente verranno introdotte nuove discipline come gare ippiche con i carri, pugilato e pancrazio.                       

I giochi erano inizialmente riservati agli uomini. La partecipazione venne estesa alle donne solo all’inizio del IV secolo a.C.: la prima vincitrice nella corsa con le quadrighe, nel 396 a.C., fu la spartana Chinisca, figlia del re Archidamo.

                                                           

 I vincitori erano premiati con una corona di ulivo che via via si mutarono in ricompense più consistenti. Durante i giochi veniva istituita la “tregua olimpica“, ossia la sospensione di ogni conflitto. La parola fine dei giochi olimpici venne scritta dall’imperatore Teodosio che, per ingraziarsi l’arcivescovo di Milano Ambrogio, decise l’abolizione di tutti i riti pagani compresi i giochi sportivi nel 393 d.C.. Per circa 1500 anni non si sentì più parlare di Olimpiadi.

Moneta che rappresenta Teodosio
Pierre de Coubertin

Nel 1894 il barone francese Pierre de Coubertin, storico e pedagogista, ripropose durante un congresso internazionale la possibilità di far rivivere gli antichi giochi, convinto che la pratica dello sport fosse un valido strumento educativo.

Durante tale congresso si istituì il Comitato Olimpico Internazionale (C.I.O.) che decise di effettuare la prima edizione dei giochi in Grecia ad Atene e di ripetere con cadenza quadriennale questo evento ogni volta in una città diversa.

Nel 1896 si svolse ad Atene la prima edizione delle olimpiadi moderne: parteciparono 241 atleti di 14 nazioni che gareggiarono in nove discipline sportive.

Olimpiadi Atene 1896

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