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La musica è una forma d’arte molto profonda, presente nella vita di ognuno di noi, in vari stili, in varie forme, senza distinzione di età o di genere. Ognuno la interpreta in modo diverso: per qualcuno è un modo per rilassarsi, rallegrarsi, per altri è un intrattenimento o addirittura una compagna di vita.

E’ il caso, quest’ultimo, di Tamara Biellomi, musicista polistrumentista italo-ucraina di 64 anni, residente a Verona, insegnante di musica, che fin da piccolissima si è avvicinata al pianoforte per poi imparare a suonare e a insegnare altri strumenti tra cui la chitarra, il violino e, addirittura, la domra.

Noi di Ermes l’abbiamo incontrata per farci raccontare da dove nasce la sua passione innata proprio per la musica.  

Professoressa, come e quando ha deciso di diventare musicista?

Ho incominciato il mio percorso da giovanissima in Ucraina.  Ho studiato sette anni in una scuola musicale, quattro anni in un scuola professionale, dopodiché, finito tutti gli studi, sono diventata insegnante di musica. 

Sono andata, dopo diversi anni, a studiare nella città ucraina di Kharkov, presso l’università nazionale di Skovoroda. Ottenuta la laurea ho proseguito con l’insegnamento.

Tamara Biellomi al pianoforte, dietro di lei la figlia con in mano la domra.

Quali sono state le difficoltà che ha incontrato durante il suo percorso? 

Quando frequentavo la scuola non incontravo molte difficoltà. Leggevo sempre velocemente i brani, avevo una buona memoria che mi permetteva di memorizzare bene.  Il mio insegnante mi dava spesso nuovi brani da studiare. In un anno riuscivo ad apprendere circa 20 brani. Mi piaceva cercare di comprenderli, una cosa che di solito agli altri non piace perché, solitamente, è vista come una difficoltà.  Avevo però timore di affrontare il pubblico, una paura che è durata nei primi anni di studio durante i primi concorsi. Una paura che, in alcuni casi, mi faceva anche sbagliare durante l’esecuzione dei brani.

Passato qualche anno, man mano che diventavo più grande, questa paura diminuiva. Nel programma di studio, era stata aggiunta anche una materia, l’accompagnamento strumentale alla voce di canto, materia che mi ha permesso di acquisire maggiore sicurezza.

Lei è una polistrumentista, qual’ è lo strumento che preferisce e perché? 

Il pianoforte è il mio strumento preferito, è stato il primo strumento che ho imparato a suonare e con cui ho ottenuto la prima esperienza che per me è stata importante. Dopodiché sono riuscita ad imparare a suonare bene anche altri strumenti, ossia la domra, il violino e la chitarra che sono anche gli altri strumenti che posso insegnare a suonare, oltre al piano.

Lo strumento che vorrebbe imparare a suonare? 

Al momento vorrei migliorare ancora nell’utilizzo della domra, infatti sono passati un po’ di anni dall’ultima volta che ne ho preso in mano una. 

Lei insegna, quali doti o capacità bisogna avere o affinare per diventare bravi musicisti? 

La perseveranza, la pazienza, l’operosità, l’attenzione, la persistenza. Qualità che sono necessarie per diversi tipi di lavoro, tra cui fare quello del musicista. In più è necessario avere un  buon orecchio per la musica. 

Qual è stata una delle sue soddisfazioni più grandi in tanti anni di carriera?

La mia prima studentessa a cui ho insegnato a suonare uno strumento è stata mia figlia. Con lei partecipavamo a diversi concorsi, tra cui anche uno internazionale, dove i partecipanti venivano da diverse città, dovevano essere solisti, e dovevano eseguire un programma contenente cinque brani utilizzando strumenti a corda e a fiato. 

Dopo varie selezioni e gare, mia figlia ottenne il primo posto. Fu una soddisfazione enorme, anche perché le diedero un diploma prestigioso.

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