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L’immigrazione è un fenomeno estremamente presente in Italia; il nostro Paese ha poco più di cinque milioni di residenti stranieri, 2.5 milioni provenienti da altri paesi Europei, 1,1 milioni provenienti dagli Stati africani, 1,1 milioni provenienti dall’Asia e i restanti 350 mila provenienti da Sud e Centro America.

Ai migranti in Italia, soprattutto per via di difficoltà linguistiche e della scarsa istruzione che hanno ricevuto, spesso sono affidati lavori che non richiedono particolari qualifiche e a basso reddito; questo, però, non è quello che Moustafa Tounkara, un giovane ventenne senegalese arrivato in Italia nel 1995, aveva nei suoi piani.

Oggi abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo ed egli ha voluto condividere con noi la sua storia. Il Dott.Tounkara lavora come export area manager per il mercato africano in una azienda veronese che produce elettropompe: la Pedrollo S.P.A.

Dott.Tounkara

Dottor Tounkara, lei è originario del Senegal, perché e come è arrivato in Italia?

Sono emigrato per avere la possibilità di studiare all’università, ero maggiorenne e volevo avere una possibilità in un Paese del mondo occidentale. Sono arrivato prima in Francia poi, passando sotto il traforo del Monte Bianco a piedi, sono arrivato in Italia, dove ho soggiornato clandestinamente per otto mesi prima di ricevere un permesso di soggiorno.

Come si è rapportato con il cambio di lingua?

All’inizio era difficile, ma prima di iscrivermi all’università ho comprato dei libri e da autodidatta, senza andare a scuola e con molta fatica ho imparato la lingua italiana; fortunatamente, già in tre o quattro mesi, ho imparato a parlare abbastanza bene.

Quali sono gli stereotipi degli italiani sull’Africa

Quando sono arrivato io una ventina di anni fa gli italiani pensavano che l’Africa fosse una sola nazione, che in Africa non ci potessero essere città come le si intende qui in Italia e che ci fosse solo povertà e nulla di positivo. Quando facevo il ‘vu cumprà’ più persone spesso mi chiedevano se fosse vero che noi, in Africa, dormissimo sugli alberi e non avessimo le case.

Il suo primo lavoro?

Il mio primo lavoro è stato come operaio agricolo a Foggia, nei campi di pomodori, io e i miei colleghi dormivamo in una baracca, senza letti; ricordo ancora il più bel regalo che mi è stato fatto in vita: un signore, venendo a conoscenza del fatto che non avevo un letto, mi regalò lo scatolone in cui era contenuto il suo frigo all’acquisto; so che può sembrare poco, ma per me questo era tutto. Dopo tre mesi mi sono spostato a Brescia dove ho fatto il venditore ambulante.

La laurea e una carriera di successo, altri sogni nel cassetto?

Ho la mia età, ora il mio sogno lo vivo tramite mio figlio, dopo la pensione però vorrei poter aiutare il mio popolo in Africa e combattere contro la povertà.

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