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In Italia si discute ancora una volta riguardo all’eutanasia, materia di dibattito già da lungo tempo per i partiti politici. L’Eutanasia, letteralmente “buona morte” (dal greco εὐθανασία: εὔ- “buona”,θάνατος “morte”) è l’atto finalizzato a provocare la morte di un individuo in accordo alla sua esplicita volontà.

La Corte Costituzionale, a Roma, lo scorso 15 febbraio ha dichiarato inammissibile il referendum (promosso dall’Associazione Luca Coscioni) sull’omicidio del consenziente. Viene ancora una volta frenata l’iniziativa di Coscioni sull’eutanasia. La Corte ha anticipato la motivazione della sua decisione, dichiarando: «A seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili». 

Perchè all’eutanasia

Viene da domandarsi il motivo per cui molta gente giustifichi l’eutanasia. 

Ricordiamo le parole di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega, per presentarvi una delle tesi di questi ultimi: «Io sono per l’eutanasia perché sono per la vita. […] Per l’eutanasia legale, libera, civile […] con ragione e per compassione […] ne peroro la causa in qualità di individuo […] di cittadino e anche di scrittore in quanto ogni vita è degna di essere raccontata (non solo le vite straordinarie di santi o eroi)”, ma perché “questa dignitosa vita qualunque deve poter esser raccontata in qualsiasi modo (non solo con i versi sublimi dei poemi antichi ma anche con la lingua familiare della prosa, prossima alla lingua quotidiana).

«Rigettiamo con forza e, permettetemelo, con sdegno tutti gli slogan dei militanti contrari a ogni forma di “aiuto a morire” che si proclamano “pro-life”, difensori della vita e depositari del suo significato ultimo. No. Non è così – aggiunge, – chiunque si opponga alla facoltà dell’individuo di decidere della propria vita, lo fa in nome di un principio cui quella vita viene subordinata, togliendole così pienezza, libertà, sovranità e dignità».

Lo scrittore si dice favorevole all’eutanasia in toto, «e non solo per quelle situazioni limite di cui si occupano i media in quanto le corsie dei nostri ospedali, lontane dai riflettori, straripano di casi comuni, noti a noi tutti, in cui il moribondo è ostinatamente sottoposto a indicibili sofferenze fisiche e psicologiche per prolungare inutilmente di qualche mese la sua esistenza fino al punto di smarrire nella sua conclusione tutte le ragioni che ce l’avevano fatta amare, finanche al punto di smarrire i tratti di quel volto che per noi aveva incarnato il supremo amore».

Perchè no all’eutanasia

Scurati ci presenta quella che è la situazione di molte persone affette da malattie incurabili, che trascinano la loro vita aspettando la morte provando solo dolore e solitudine. 

Trovo dunque importante rendere noto che la maggior parte di questi malati, una volta che le loro condizioni fisiche e psicologiche  “siano degradate” drasticamente, vengono affidati alle cosiddette “cure palliative”, promosse anche da Papa Francesco come soluzione migliore di fronte a queste situazioni. Queste cure infatti permettono che l’essere umano” che non è più in grado di sopportare il dolore, e che ormai è destinato a una morte vicina, non senta alcun tipo di sofferenza e accolga la morte (naturale perché non causata e voluta) evitando queste torture. Si rivelano infatti l’alternativa migliore di fronte all’eutanasia.

Coloro che approvano e promuovono questa forma di omicidio espongono il loro pensiero basandosi sui diritti dell’uomo. Affermano che «chiunque si opponga alla facoltà dell’individuo di decidere della propria vita, lo fa in nome di un principio cui quella vita viene subordinata, togliendole così pienezza, libertà, sovranità e dignità». 

Dunque la domanda che sorge spontanea è: esiste un diritto di morte? Interviene quindi la figura massima religiosa per il mondo cristiano, Papa Francesco, che dichiara: «Il diritto alla morte non esiste…Dobbiamo però stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano a uccidere. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio. Ricordo che va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati. Infatti, la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti, non è umano né cristiano… Esiste,un problema sociale reale: pianificare, non so se è la parola giusta, accelerare la morte degli anziani. Tante volte si vede, in un certo ceto sociale, che agli anziani che non hanno dei mezzi gli danno meno medicine di quelle di cui hanno bisogno e questo è disumano…spingerli verso la morte non è umano né cristiano. Gli anziani vanno curati come un tesoro dell’umanità, sono la nostra saggezza».

Bergoglio ci mette quindi il tema sotto il punto di vista di umanità. Forse quella stessa umanità con cui Ippocrate, nel V sec. a.C, afferma: «Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo». Ma cos’è sostanzialmente questa umanità, che il Papa raccomanda per primo a tutti noi di coltivare? Humanitas, è un termine latino (nato nel Circolo degli Scipioni) che indica un valore etico, che solo noi uomini, in qualità di tali, siamo in grado di mettere in pratica. Si basa sugli ideali di attenzione e cura benevola tra gli uomini. 

Questo concetto di “humanitas” nasce implicitamente nell’opera letteraria di Terenzio, in particolar modo nella sua commedia  Heautontimorumenos (165 a.C, Il punitore di se stesso), dove il personaggio Cremete si accorge che un altro protagonista della commedia, Menedemo, sta attraversando un periodo della vita travagliato, Cremete chiede allora il motivo del disagio dell’amico, ma quest’ultimo lo invita a non occuparsi di fatti che non lo riguardano.

Cremete si oppone sostenendo che è suo dovere e diritto di uomo interessarsi degli altri uomini e di cercare di sollevarsi dal dolore poiché «sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano” . Humanitas, secondo Terenzio, significa «anzitutto “volontà di comprendere le ragioni dell’altro, di sentire la sua pena come pena di tutti:l’uomo non è più nemico, un avversario da ingannare con mille ingegnose astuzie, ma un altro uomo da comprendere ed aiutare».

Già gli antichi avevano compreso l’importanza di questa “virtus”, abbiamo un invito grande, credenti o meno, a concretizzarlo anche noi, nel presente, in qualità di uomini.

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Sono Mariana Baldin, ho sedici anni e frequento il liceo classico. Ho scelto questo indirizzo non per una particolare inclinazione verso le materie umanistiche, bensì perché sono affascinata da tutto ciò che mi circonda e mi piace scoprire cosa sta dietro alle cose. Sono una persona che vive con entusiasmo ogni giorno e mi piace caricarmi di emozioni; tendo sempre a essere disponibile con gli altri: infatti da grande il mio obiettivo è di aiutare il prossimo mettendo a disposizione le capacità che ho e, magari, riprendendo anche in parte la mia storia regalando la possibilità a bambini senza famiglia di avere una vita sana e felice. Sono una ragazza sportiva, mi piacciono tutti gli sport, ma pratico pallavolo da circa dieci anni e posso dire che il mio modo di vivere non sarebbe lo stesso senza: ho imparato a lavorare in squadra e a condividere momenti di vittoria e di sconfitta. Amo viaggiare e fotografare per mantenere vivi i ricordi.

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