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Con lo scoppio della pandemia tutte le attività collettive hanno dovuto subire un grave rallentamento, in quanto ogni DPCM esprimeva chiaramente l’impossibilità di progredire con qualsiasi laboratorio che comprendesse un gran numero di persone.

A tal proposito, anche i corpi bandistici di tutta Italia, e nello specifico di Verona, all’inizio del 2020 sono stati costretti a rimandare ogni genere di impegno a vantaggio di un prossimo calo dei contagi. 

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Riccardo Furlato, il quale ci spiegherà quanto e come ha inciso la situazione Covid-19 sull’attività del Corpo Bandistico Carlo Montanari di Lavagno di cui è presidente. 

Signor Furlato, quanto ha inciso la situazione Covid sulle attività bandistiche e i corsi individuali? 

Il presidente del Corpo Bandistico, Riccardo Furlato.

Ha inciso tanto. Per quel che ci riguarda, ma penso che sia una cosa generalizzata, rispetto a tutte le associazioni come la nostra, ha inciso parecchio, nel senso che siamo dovuti stare fermi molto tempo: inizialmente abbiamo attraversato un periodo, se non ricordo male, in cui dovevamo ancora capire cosa stesse succedendo, ma abbiamo proseguito; poi, ad un certo punto, ci siamo fermati; dopo circa un mese abbiamo ripreso, per poi interrompere definitivamente per qualche mese.  La soluzione numero uno, alla fermata, è stata la proposta delle lezioni online: “si possono fare? non si possono fare?”, ma abbiamo fatto anche quello. 

Con i corsi, infatti, non siamo stati fermi più di tanto, dal momento che abbiamo avuto l’opportunità di recuperare con le lezioni online, evitando di innescare tutto il meccanismo di “il corsista ha già pagato la retta, cosa succede se non faccio lezione? Tampono con le lezioni online o recupero più avanti?”  Poi un ulteriore problema era che i genitori, soprattutto, non sposavano pienamente l’idea delle lezioni online: perché ovviamente la lezione di musica era un momento per i figli per uscire di casa, ma anche di condividere una passione in presenza, mentre con la distanza questa cosa non vale. 


Come vi siete organizzati con concerti e prove, rispettando le norme sanitarie a vantaggio della pandemia?

Quando si è capito meglio quale fosse la situazione, abbiamo fermato l’attività bandistica vera e propria, delle prove e sicuramente dei concerti. Il problema è stato, più che altro, che per le associazioni come la nostra non c’erano delle informazioni precise su come andare avanti: cosa fare, come comportarsi.  Allora, lì, piano piano, un po’ con l’aiuto dell’AMBAC (Associazione Musicale Bande Assiemi Complessi Corali Suonatori Campane), e un po’ – nel nostro caso – con l’aiuto dell’amministrazione comunale, è stato redatto il famoso protocollo che spiegava cosa e come fare per cercare di tamponare la pandemia, e allo stesso tempo cercare di proseguire. 

Poi siamo riusciti a ripartire grazie all’uscita del protocollo, cercando di adeguarlo in base alle nostre situazioni: dall’autocertificazione, il registro delle presenze, la misurazione della temperatura, sanificazione degli ambienti e degli accessori come tavoli, sedie, leggii, parti; per un certo periodo le prove si sono svolte anche a sezioni, o addirittura all’aperto; poi si è passati dall’autocertificazione al green pass, fino ad arrivare ad oggi. 

Il Corpo Bandistico durante una prova all’aperto.

Secondo lei, il senso di partecipazione dei componenti della banda è ancora lo stesso, rispetto al contesto pre-pandemico?

Ad oggi, ovviamente, non è come prima. Si spera di ritornare, nell’arco del minor tempo possibile, anche se prevedo qualche mese, all’affiatamento che avevamo nel 2019. Se dovessimo quantificare, un 50% è già “a regime”, un 30% ci sta arrivando, e il restante 20% è ancora un po’ titubante, a mio parere.

Sappiamo di un 180° arretrato dal 2020: come è stato non poterlo celebrare come avreste voluto?


La risposta è semplice, è stato brutto, essendo una ricorrenza molto importante per noi. Noi siamo una delle bande più vecchie della regione Veneto e la più vecchia associazione del Comune di Lavagno. La ricorrenza era un progetto che avevamo “in cantiere”, con cui avevamo pianificato di incontrare altre bande; ci eravamo, inoltre, accordati con il sindaco per elaborare l’evento: in un primo momento la celebrazione era suddivisa in tre serate, per le tre frazioni del comune di Lavagno – S. Pietro, Vago e San Briccio – ognuna con un concerto dedicato, diverso nella forma e nella costruzione. Poi si è abbandonato tutto: abbiamo tentato un 180 più uno, e ora proveremo a realizzare il 180 più due, ovviamente con il perenne desiderio di portarlo a casa e farlo.

Quali sono le proposte artistiche che ci offrirà il Corpo Bandistico, norme sanitarie permettendo, per il 2022?

Nel mirino c’è un concorso da confermare, ora come ora abbiamo un mese di tempo per decidere: l’iscrizione terminerà il 31 marzo.  Quello è l’obiettivo numero uno, anzi il numero due forse, dal momento che il primo obiettivo resta sempre quello di festeggiare il 180°. L’altro progetto interessante, non è organizzato da noi, ma sarà probabilmente su invito: la banda di Bussolengo festeggerà i 170 anni dalla fondazione, e ci stiamo accordando per partecipare alla loro ricorrenza.Ci sarà la sagra comunale, diversamente dal solito, sembrerebbe che ci venga dedicata una serata. 

Il Corpo Bandistico Carlo Montanari di Lavagno

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