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Nei giorni scorsi si è celebrato l’anniversario della nascita di George Harrison, uno dei primi membri del gruppo musicale britannico “The Beatles”, che ottenne una notevole fama e scalò le vette del successo tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso. Sono trascorsi 79 anni da quando Harrison nacque in una modesta casa di Liverpool, nell’Inghilterra settentrionale. Erano le prime ore del 25 febbraio 1943, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, quando venne alla luce uno dei più talentuosi chitarristi dell’epoca e compositore di alcune canzoni che hanno fatto la storia della musica rock. Soprannominato dai suoi contemporanei come “the quiet Beatle”, per il suo carattere più calmo e riflessivo rispetto a quello degli altri componenti della boy band britannica, riscosse maggiore successo specialmente verso la fine degli anni ’60. La rottura del gruppo, tuttavia, non gli costò la fama. Infatti, continuò a realizzare il suo sogno di suonare, iniziando una carriera da solista che lo accompagnò fino alla morte nel 2001.

“The Quiet Beatle” e la ricerca di identità musicale

Nonostante George Harrison sia stato un membro fondamentale all’interno del gruppo di Liverpool, la sua figura fu per molto tempo messa in ombra da quelle di Paul McCartney e di John Lennon. A causa del suo carattere introverso e riflessivo, infatti, fu definito come “the quiet Beatle”, ossia il Beatle calmo e taciturno. Tuttavia durante il suo periodo di attività musicale riscosse un notevole successo, grazie alle sue doti e al suo talento, venendo inserito all’undicesimo posto tra i migliori 100 chitarristi di sempre secondo la rivista statunitense Rolling Stone.  

Fu grazie all’amico di scuola Paul McCartney che Harrison conobbe John Lennon, il quale lo selezionò e lo prese con sé in una band, “The Quarrymen”, che viene considerata come il predecessore del gruppo che si sarebbe affermato in seguito. Successivamente prese parte a quello che sarebbe diventato in seguito uno dei più famosi complessi musicali dell’epoca, “The Beatles”, che raggiunse il suo apice tra gli anni ’60 e ’70. Il gruppo, a cui si aggiunse poi anche Ringo Starr, componeva e registrava canzoni in stile inizialmente skiffle, considerato l’anticamera del rock ‘n’ roll e suonato con strumenti improvvisati, e in seguito caratterizzato dal genere rock che in quegli anni stava prendendo sempre più piede. 

La celebre copertina dell’album “Abbey Road”

Il primo pezzo composto ufficialmente solo da Harrison fu “Don’t Bother Me” (1963), seguite da altre canzoni nelle quali volle dare un ruolo maggiore alla chitarra. A partire dal 1965, egli iniziò a staccarsi parzialmente dalla realtà dei Beatles, all’apice del successo, per trovare la propria identità musicale.

In quel periodo venne fortemente influenzato dalla cultura orientale, e, in particolare, da quella indiana. Cominciò quindi a sperimentare nuovi strumenti a corde a lui sconosciuti e tipicamente appartenenti a quella tradizione, come il sitar e la tambura, prendendo parte in prima persona anche a costumi orientali.

Il suo nuovo stile e la sua maturazione, rappresentati dalla celebre “Within You Without You” (1967), influenzarono anche gli altri membri del gruppo che si avvicinarono anch’essi al mondo orientale. Il genere di tutta la band iniziò a prendere anche delle sfumature indie.

La fine dei Beatles e l’inizio della carriera da solita

A causa di alcuni contrasti interni, nel 1970 fu registrata l’ultima canzone del gruppo, I Me Mine, e segnò l’inizio della carriera da solista dei vari membri. Anche George Harrison continuò a scrivere e a comporre pezzi da solo, sempre caratterizzati da una forte influenza orientale. Egli stesso, riguardo alla rottura della band, affermò in un’intervista che la sua vita non era cominciata con i Beatles e non era nemmeno finita con loro. Il primo pezzo di successo da solista fu “All Things Must Pass”, rilasciato nel 1970, seguito da “My Sweet Lord”, con il quale riscosse un notevole successo, nonostante fosse stato accusato di plagio “inconsapevole”. 

L’apice della sua carriera solistica fu nel 1971, quando organizzò il concerto per il Bangladesh. Si trattò del primo evento musicale a scopo benefico. Infatti i ricavati furono donati agli sfollati e ai profughi della guerra civile che scoppiò tra India e Pakistan. L’album, che conteneva le canzoni eseguite durante il concerto, ottenne molta fama e popolarità, a tal punto da far vincere a Harrison il Grammy Award nel 1973.

All’evento parteciparono anche molte celebrità della musica, come Ringo Starr e Bob Dylan, ma mancarono McCartney e Lennon, che si rifiutarono di partecipare nonostante fossero stati invitati.

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Sono nato a Verona, ma sono cresciuto e vivo in un paese della provincia, Sanguinetto, nella zona vicino a Legnago. Dove abito non c’è un granché e questo è uno dei motivi che mi hanno spinto ad andare a Verona, una volta terminata la scuola media. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto viaggiare in compagnia e vedere paesaggi diversi da quelli a cui sono abituato. Un’altra mia passione è la musica, pur non avendo un genere preferito, e da alcuni anni suono il pianoforte. Tra i vari indirizzi ho scelto il liceo classico non perché le materie scientifiche non mi piacessero, ma perché volevo approfondire ciò che si trova alla base della nostra cultura e della nostra lingua. All’inizio ero un po’ incerto su questa scelta, ma, grazie alla mia passione per la storia e alla mia curiosità verso il latino e il greco, ho capito quale fosse la mia strada. Posso dire, dopo due anni, che è stata per me la scelta giusta. Non sono ancora certo su cosa farò in futuro, ma mi piacerebbe lavorare in un ambiente che mi permetta di essere a contatto con le altre persone.

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