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Nel teatro San Carlo di Napoli, la sera del 26 febbraio, era avvenuto lo scambio di abbracci tra il soprano ucraino Liudmyla Monastryrska e il mezzosoprano russo Ekaterina Gubanova in simbolo di Pace. Quella pace che tanto si sta cercando in questo momento di aspro conflitto. Allo stesso modo, anche nelle ultime settimane, si sono susseguite manifestazioni per fermare la guerra in numerosi paesi del mondo.

E così accade in molti paesi tutt’ora.

E così accade in molti paesi tutt’ora. Anche Papa Francesco, durante l’Angelus, della domenica volge spesso appelli alla fine delle ostilità: «Chi fa la guerra dimentica l’umanità».

È chiaro quindi come tutto il mondo si sta muovendo per urlare al presidente russo Vladimir Putin di cessare le armi. 

In questi casi sarebbe opportuno ricordare anche la pedagogista Maria Montessori: «L’educazione è l’arma della Pace». Montessori sostiene infatti che le guerre dipendono solo in extremis da squilibri economici, mentre le cause più profonde sono da riscontrare già in interventi educativi inadeguati nell’infanzia. La pace è dunque innanzitutto un problema pedagogico, e la responsabilità ultima della sua realizzazione è dell’educazione. 

La politica può solo evitare le guerre, ottenere che i conflitti tra i popoli si risolvano attraverso negoziati piuttosto che attraverso la violenza, ma non può costruire la pace

Una risposta esaustiva e concreta alla situazione presente, è un aspetto da affrontare all’origine. Una determinata forma di educazione può influire sul comportamento futuro di una persona.

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Sono Mariana Baldin, ho sedici anni e frequento il liceo classico. Ho scelto questo indirizzo non per una particolare inclinazione verso le materie umanistiche, bensì perché sono affascinata da tutto ciò che mi circonda e mi piace scoprire cosa sta dietro alle cose. Sono una persona che vive con entusiasmo ogni giorno e mi piace caricarmi di emozioni; tendo sempre a essere disponibile con gli altri: infatti da grande il mio obiettivo è di aiutare il prossimo mettendo a disposizione le capacità che ho e, magari, riprendendo anche in parte la mia storia regalando la possibilità a bambini senza famiglia di avere una vita sana e felice. Sono una ragazza sportiva, mi piacciono tutti gli sport, ma pratico pallavolo da circa dieci anni e posso dire che il mio modo di vivere non sarebbe lo stesso senza: ho imparato a lavorare in squadra e a condividere momenti di vittoria e di sconfitta. Amo viaggiare e fotografare per mantenere vivi i ricordi.

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