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Xavi Ruiz, un giornalista spagnolo, ha disegnato un grafico dei morti sul lavoro per gli eventi sportivi degli ultimi vent’anni. Egli fa notare la netta superiorità, su tutti i precedenti, del Mondiale in Qatar. Negli ultimi tre anni ci sono stati nel paese arabo circa 6500 decessi.

Basti pensare che la competizione prima di questa con più deceduti sul lavoro si era svolta nel nord-est della Russia, a Sochi, con circa sessanta morti per le fasi preparative delle Olimpiadi del 2014.

Il governo qatariota ha dimostrato anche di non rispettare le “Human rights”, poiché nell’ultimo triennio si sono verificati molteplici casi di molestie sessuali a danni di persone della comunità LGBT+ da parte della polizia locale. 

Da inizio novembre gli inviati dei giornali sono in Qatar, dove hanno potuto constatare l’arretratezza del piano organizzativo, soprattutto per quanto riguarda gli alloggi. Alla base di questo Mondiale c’è anche la sensazione straniante di creare dal nulla le infrastrutture e un discorso sul calcio in un luogo che non ha tradizione calcistica. 

Sembra la colonizzazione di un nuovo pianeta. Gli enormi interessi economici e il sacrificio di vite umane alla sua base sembravano poter garantire almeno un’organizzazione efficiente. Stanno uscendo fuori diverse notizie di come il Qatar stia pagando tifosi di diverse nazionali per partecipare alla Coppa del mondo con la richiesta, in cambio, di postare contenuti positivi sui social media, oppure per controllare gli altri tifosi e fare le spie su eventuali comportamenti non corretti. 

Questi tifosi, si parla di circa 400 in totale, si sono impegnati a rispettare un codice di condotta e devono rimanere in Qatar per almeno quindici giorni. In cambio riceveranno voli gratuiti, alloggio, biglietti per le partite e 60 sterline al giorno aggiunti a una carta Visa per coprire il costo di cibo e bevande.

Un altro episodio che ha creato sdegno è stata la proibizione della FIFA alla Danimarca, di vestire le loro maglie da allenamento con sopra scritto: “DIRITTI UMANI PER TUTTI”.

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Buongiorno a tutti, sono Giacomo Viviani un semplice studente del liceo classico e ho 15 anni. Sono un grande tifoso della squadra della mia città, che è stata campione di Italia nel lontano 1985. Diciamoci la verità io non sono mai stato un grande studioso poiché ho la fortuna di avere molta memoria e spesso mi ricordo molti argomenti senza avere studiato più di tanto, anche avendo questa grande fortuna, mi impegno molto per quello che riesco a studiare. Dico così perché ho la fortuna di poter giocare in una delle squadre di calcio più forti di Italia, l'Hellas Verona. Dall’anno scorso faccio quattro allenamenti a settimana, dal martedì al venerdì dalle 15 fino alle 17. È molto impegnativo stare dietro con lo studio e con i compiti, perché io esco molto presto per andare a scuola e torno a sera inoltrata per iniziare lo studio, ma io la mia vita la adoro, perché il mio sogno più grande è quello di diventare il numero uno del mondo nello sport che amo di più da quando sono piccolino e sono disposto a fare qualunque sacrificio pur di arrivarci.

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