Il cinema come seconda casa

Alla scoperta del Peroni, cinema gioiello appena fuori Verona, dove le parole chiave sono aggregazione e inclusione.

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La facciata esterna del Cineteatro Peroni
La facciata esterna del Cineteatro Peroni

A San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona, si cela il meraviglioso Cinema Teatro Peroni, che deve il suo nome al compianto don Egidio, che nel Secondo dopoguerra lo rinnovò e adeguò con strutture a passo con i tempi. Situato nella piazza principale del paese, sorge vicino alla chiesa parrocchiale e di fronte al municipio. È gestito dal signor Antonio Augelli, che lo ha fatto suo, portando dalla Puglia, propria regione natìa, diversi manufatti come locandine, cornici, arredi… 

Antonio Augelli, dirigente del Peroni
Antonio Augelli, dirigente del Peroni.

Augelli rappresenta la vera e propria anima del Peroni: è responsabile di sala e della sicurezza, nonché Presidente del Circolo San Martino Cinema, che opera all’interno del Cineteatro. Lo abbiamo quindi incontrato per fargli qualche domanda.

Come è iniziato il progetto di creare proprio qui, a San Martino Buon Albergo, un Cinema Teatro?

Inizia tutto negli anni 90, precisamente nel 1992, e siamo arrivati quest’anno alla 33esima stagione della nostra rassegna cinematografica come Circolo del Cinema. Questo è stato fondato 33 anni fa ed è attivo ancora oggi, nonostante i due anni di chiusura causa Covid19. Attualmente non siamo più sui livelli del pre-Pandemia, però c’è stato un eccellente recupero di pubblico. 

Quali proiezioni sono maggiormente trasmesse?

Noi, come Circolo del Cinema, gestiamo due tipi di programmazioni: abbiamo la rassegna del cineforum il martedì, mercoledì e giovedì, che ovviamente è indirizzata al cinema di qualità, anche perché la nostra sala è iscritta alla FICE, la Federazione Italiana del Cinema d’Essai. È iscritta anche al Ministero come schermo di qualità, per cui la programmazione comprende film che trattano di tematiche diverse. Non facciamo mai un filone dedicato allo stesso tema, perché questo potrebbe anche portare una certa assuefazione. Per quanto riguarda poi il fine settimana, ci si indirizza più sulle programmazioni per le famiglie e i bambini nella prima fascia pomeridiana, dalle 15 alle 17, alla sera invece viene proposto un film per adulti.

Dove ha notato una maggiore affluenza di pubblico, tra le diverse offerte cinematografiche?

Il pubblico non ha una specifica tematica preferita: noi per esempio diamo tantissimo anche alle distribuzioni indipendenti, che sono quelle piccole realtà che producono il film e sono esse stesse a distribuirlo, perché, non essendo “film da cassetta” come si suol dire, fanno molta fatica ad entrare nel circuito rispetto alle major, tipo la Warner, la Universal e la 20th Century Fox. Vediamo che le persone sono attirate da tutti i generi; noi qui siamo penalizzati come sala per quanto riguarda i film dei supereroi: infatti abbiamo avuto sempre un numero di pubblico molto basso perché ovviamente quelle pellicole sono più indirizzate ai multisala. 

Quali progetti state portando avanti attualmente?

L'interno del cinema teatro di San Martino
L’interno del cinema teatro di San Martino.

Abbiamo iniziato già dall’anno scorso a inserire, perché il nostro statuto lo prevede, teatro e anche musica. È da più di un anno che abbiamo cominciato a proporre sia delle serate extra cinema, con qualcosa di diverso, sia delle novità a livello musicale: ad esempio, abbiamo fatto un concerto dedicato al maestro Ennio Morricone e a tutte le sue colonne sonore. Inoltre, l’anno scorso abbiamo fatto un concerto dedicato a uno dei grandi compositori di colonne sonore, il poco conosciuto Nino Rota, che è stato il autore della colonna sonora del Padrino. E visto che ricorreva il centesimo anniversario della Walt Disney, abbiamo diviso il concerto in due parti: abbiamo fatto la prima parte dedicata a Nino Rota, e la seconda dedicata alle colonne sonore della Disney. 

Da quest’anno abbiamo inserito delle attività teatrali che il pubblico apprezza molto. Siamo un circolo che non usufruisce dei contributi pubblici, soprattutto per avere l’indipendenza nelle nostre scelte; e quindi non abbiamo la potenza finanziaria di poter ospitare grandi compagnie; però nel nostro piccolo diamo spazio anche alle compagnie amatoriali del luogo, che portano diverse commedie brillanti, assolutamente non inferiori ai grandi nomi, con cui il pubblico si diverte e apprezza molto. 

Parlando di lei, invece, come è nata la sua passione per il cinema? 

L'entrata del Peroni
L’entrata del Peroni

La mia passione nasce perché forse mi è stata tramandata: sono della provincia di Foggia, nel Gargano, specificatamente di Lesina, e mio papà faceva il proiezionista. Io sono entrato per la prima volta in cabina di proiezione, e qui tutti fanno riferimento al “Nuovo Cinema Paradiso”, a nove anni, la stessa età di Totò. Subito sono rimasto affascinato da questa macchina, da questa luce che emetteva e non ne sono non sono più uscito. Anche se poi sono dovuto emigrare in Germania a causa del lavoro di mio papà, e lavoravo in una fabbrica della Bosch, alla sera andavo a lavorare in un cinema. Là vi era tutta una manualità artigianale del montaggio della pellicola che ad oggi non esiste più, e per non perdere quella gestualità avevo chiesto alla signora proprietaria del cinema se avessi potuto aiutarla, e lei ha risposto di sì. Sono ritornato in Italia e mi sono arruolato nell’Arma dei Carabinieri, dove ho passato 35 anni; poi, per puro caso una domenica con mia figlia siamo venuti qui al Cinema Peroni perché era in programmazione “Le cronache di Narnia.” 

Entrando nella biglietteria e in seguito nella sala del cinema, ho visto un proiettore antico, ancora a carbone; ho chiamato mia figlia, ho iniziato a spiegarle un po’ di cosa si trattasse. L’allora presidente mi ha sentito e mi ha proposto di venire ad aiutare. Ovviamente ho spiegato che avevo i turni a causa della mia professione, ma a loro bastavano quelle poche ore libere che avevo. E’ la bellezza di quasi 30 anni che sono all’interno del Circolo del Cinema: questo è il mio quarto mandato da Presidente

Si potrebbe dire che lei e il cinema abbiate subìto un vero e proprio colpo di fulmine! Attualmente ha già un’idea del futuro del Peroni, una volta che lei non lo dirigerà più?

Al giorno d’oggi è difficilissimo portare avanti questa professione perché gli adolescenti non sono più interessati a entrare in una sala. Se venisse proposto di gestire questo edificio a ragazzi di 17-18 anni difficilmente accetterebbero, perché si nasce con questa passione, scorre dentro le vene. Ora è tutto veloce, rapido, una corsa; dunque queste sale sono destinate a morire perché, quando il ricambio generazionale terminerà, non ci sarà più nessuno interessato a portarle avanti, e verranno completamente sostituite dai multisala. Qui è richiesto un impegno perenne: devi essere sempre presente, la domenica, a Natale, costantemente.

Cosa crede sia la cosa più importante da tenere presente quando si lavora in un cinema?

Chi opera all’interno di una sala deve sempre tenere presente sicuramente il rispetto del pubblico. Se il pubblico non si sedesse, noi non avremo modo di esistere; per cui bisogna lavorare sulle programmazioni e sui contenuti: si deve pensare a cosa proporre, a conoscere il proprio tipo di pubblico. Quello che abbiamo noi è già preparato per un certo tipo di film, vi è un livello alto, un livello basso, un livello medio. Si deve piano piano cominciare a lavorare sul cinema, a proporre dei film. Bisogna costruire la passione sul pubblico e cercare di far capire il linguaggio cinematografico, e questo è molto, molto difficile. Infatti, come dicevo prima, ad oggi si corre troppo, per cui quando si dice che trasmettiamo un film di nicchia è ovvio che poi troviamo solo 10-15 persone, perché tutto il resto è propenso, diciamo, ad altri tipi di proiezioni.

Facciamo sempre poi una scheda per il Cineforum con la trama e un piccolo commento: se qualche volta qualcuno vuole rimanere a discutere del film, siamo sempre pronti a farlo. Inoltre, abbiamo parecchie presenze di maestranze del cinema. Qui abbiamo ospitato tantissimi registi, attori, montatori, scenografi, anche perché cerchiamo di far capire al pubblico, a chi viene in sala, che cosa c’è dietro: il regista, gli attori, il cast, il montaggio, la colonna sonora. A tutto questo teniamo moltissimo, è un valore aggiunto che diamo alla programmazione cinematografica. Attualmente l’ultimo ospite che abbiamo avuto è una giovane promessa del cinema italiano, Sara Ciocca, che a 16 anni ha già girato 16 lungometraggi con grandissimi registi, ad esempio Ferzan Özpetek, Guadagnino, Sorrentino, Mimmo Verdesca. L’abbiamo avuta qui due giorni perché ha presentato il film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, dove interpreta uno dei personaggi principali, e ha incontrato il pubblico. Volevamo proprio che ci fosse un’interazione tra gli adolescenti, e la possibilità di poter interagire con una delle protagoniste è stata fondamentale. Vedere anche le mamme, le famiglie venire con i figli per vedere il film è stato bellissimo: nessuno è escluso, questa tragedia può capitare a chiunque.

Oltre a curare moltissimo il rapporto con il pubblico, a cos’altro questo Cinema Teatro presta molta attenzione?

L'articolo di Verona Fedele del 2017 trattante il cine-teatro Peroni
L’articolo di Verona Fedele del 2017 trattante il cine-teatro Peroni

Noi teniamo moltissimo anche al cinema come inclusione, infatti la programmazione delle 17 è nata come simbolo di aggregazione tra gli anziani, ed è un metodo per farli stare in società e creare nuove amicizie. Ci siamo chiesti: “Cosa può fare un anziano d’inverno tutto il giorno, magari a casa da solo?” Almeno ha questa opportunità di andare a vedere il film e di passare un pomeriggio sapendo di aver fatto qualcosa di diverso. Questo è il motivo per il quale non abbiamo mai cambiato la programmazione delle 17. Negli ultimi anni è cresciuto tantissimo il numero di spettatori, ma tutto è nato apposta per loro. 

Inoltre, diversi anni fa ho scoperto di questo giornale di Verona, Verona Fedele, e ho spinto per far avviare un progetto che pubblicizzasse le moltissime sale della comunità presenti. Esse sono piccole realtà che esistono e continuano a resistere anche con la presenza dei multisala, e che una volta erano gestite dalle parrocchie. Alla fine la mia idea è stata messa in atto nel 2017, ed ogni settimana veniva scritto di una sala di una comunità diversa. Questo è stato sicuramente un metodo utilissimo per farsi conoscere anche al grande pubblico.

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