La PM antimafia Cerreti: “Io senza paura, rappresento lo Stato”

Intervista alla PM della Dda Alessandra Cerreti, già sotto scorta, che indaga sulla "mafia a tre teste". Nelle ultime ore ha subito nuove minacce che hanno reso necessario il rafforzamento delle misure di sicurezza a sua protezione

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Alessandra Cerreti, PM antimafia
Alessandra Cerreti, PM antimafia

Nelle ultime ore ha subito nuove minacce che hanno reso necessario il rafforzamento delle misure di sicurezza a sua protezione. Lei è Alessandra Cerreti, magistrato che ha coordinato l’inchiesta Hydra sulla «mafia a tre teste» con l’alleanza tra Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta.

Con la pm, che già da bambina sognava di fare il giudice, abbiamo parlato di cosa significa servire lo Stato, della sua missione, e di ciò che la spinge a continuare a fare giustizia in Italia.

Inoltre abbiamo citato la serie “The Good Mothers”, che racconta il coraggio di donne ribellatesi alla criminalità organizzata e del personaggio di Anna Colace che si basa sul lavoro di Cerreti. La pm ha avuto il merito di intuire il ruolo cruciale delle donne all’interno della ‘Ndrangheta, non solo come vittime, ma anche come potenziali testimoni chiave per smantellare il sistema mafioso dall’interno, ottenendo risultati senza precedenti.

Con questo tipo di lavoro, Cerreti deve affrontare grandi difficoltà quotidianamente, che con il tempo per lei sono diventate la norma.

Alessandra Cerreti

Cosa le piace di più del suo lavoro?

La possibilità di fare giustizia, di aiutare le persone offese dal reato (quelle che subiscono gravi torti da criminali e prepotenti) e di convincere chi appartiene alla mafia ad uscirne ed intraprendere una vita improntata al rispetto delle regole. 

Cosa l’ha spinta a intraprendere questo tipo di carriera?

Ho sempre avuto la passione per l’antimafia, sin da piccola. In un tema delle elementari avevo scritto: “voglio fare il giudice che arresta i mafiosi”.

Quali sono le principali difficoltà che affronta come pm? 

E’ un lavoro bellissimo ma molto impegnativo. Ci vuole dedizione assoluta e molta passione.

Qualcuno l’ha ispirata nell’avere il ruolo che lei adesso ha? Se sì, chi? 

Sono siciliana. I miei miti erano i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quando ero un’adolescente seguivo tutto quello che facevano e sognavo di diventare come loro.

Crede che la serie tv “The Good Mothers” possa essere un mezzo per avere un’idea più chiara sulla pericolosità di queste organizzazioni criminali?

 Sì, credo che i film o le fiction, se ben strutturati, possano aiutare a far comprendere alla gente la pericolosità delle mafie. In “The Good Mothers” viene descritto bene il ruolo delle donne nelle organizzazioni mafiose e la possibilità che hanno di uscirne e farsi aiutare dallo Stato per assicurare a loro e ai propri figli un futuro di libertà.     

In quanto donna, ha dovuto lottare di più per avere i risultati che ha raggiunto fino ad oggi?

Non mi è mai capitato di essere in difficoltà in quanto donna nel mio ambiente di lavoro. I mafiosi, invece, hanno qualche difficoltà ad accettare come pm una donna ma non hanno scelta

Dalla serie è tratta, ispirata a lei, il personaggio di Anna Colace. Crede che la possa rispecchiare davvero?

Il personaggio mi somiglia ma ovviamente la finzione è sempre lontana dalla realtà.   

Ha mai paura di denunciare criminali facenti parte di gruppi così violenti come Camorra e Cosa Nostra? 

Se avessi paura non farei questo lavoro. Ho sempre pensato che siano loro a dover avere paura, perché io rappresento lo Stato.

Qual è la cosa che le ha dato più soddisfazione facendo questo tipo di carriera? 

Aiutare le persone che appartengono alla mafia ad uscirne e iniziare una nuova vita lontani da morte e violenza.

Ho avuto la possibilità di incontrarla alla più recente edizione di Fieracavalli. L’equitazione per lei è solo un passatempo o qualcosa di più? 

L’equitazione è la mia grande passione e mi ha sempre aiutata nella mia vita quotidiana. Insegna la disciplina, l’equilibrio mentale, il rispetto e la sensibilità verso il cavallo. Il salto ostacoli, poi, è una vera metafora della vita: il modo in cui si deve affrontare il percorso quando si entra in gara (con coraggio, determinazione, concentrazione, calma) rappresenta per me esattamente il modo in cui la vita e le sue difficoltà devono essere superate.

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