Dal fascino per la divisa scoperto tra i banchi delle medie alla tempra di una formazione d’eccellenza tra le fila della Marina Militare. Il percorso dell’allieva del Corso Virtus (2022-2025) Mariasole Fertonani racconta molto più di una scelta scolastica: è la storia di una crescita costruita su disciplina, sacrificio e legami indistruttibili.
In questa intervista, Mariasole ripercorre le tappe salienti del suo cammino all’interno della Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”, soffermandosi sul ruolo centrale dello spirito di corpo, sulla sfida quotidiana della costanza e su una visione della vita militare intesa come palestra di maturità.
Mariasole, cosa ti ha spinta a partecipare al concorso per entrare nella Marina Militare?
Sin dal primo anno delle medie ero rimasta affascinata dai video e dalle storie che avevo sentito riguardo la Scuola Navale. Con il tempo, questo fascino si è trasformato in un forte interesse verso la dedizione, il forte spirito e il rigore che avevo visto e sentito in quei ragazzi che, pur essendo poco più grandi di me, sembravano davvero maturi e sicuri della scelta che avevano intrapreso. Loro mi avevano fatto capire che si poteva ottenere di più da sé stessi, ed io volevo sicuramente provare ad ottenerlo.

Come ti sei sentita di fronte al cambiamento: la nuova scuola, i nuovi compagni e l’allontanamento da casa?
Devo dire che non ho avuto molti problemi né con la lontananza da casa né con la nuova scuola; la cosa che però è stata dura nel primissimo periodo è stato l’adattamento alla vita militare. Marciare, seguire l’andamento delle attività scandite dalle trombe, l’alzabandiera, lo sport e imparare a rapportarsi con i propri superiori. Ovviamente ciò è stato un problema solo nel primo periodo, una volta che si riesce a comprenderne il valore diventa tutto molto più facile.

Come sono stati i primi giorni nella scuola militare?
I primi giorni non sono stati i più difficili, ma sicuramente quelli più densi: dovevano insegnarci la forma militare in ogni suo aspetto, dal galateo da usare a mensa, al marciare implotonati e come portare la divisa. Bisognava poi cercare di capire come funzionava l’ambiente intorno a noi e quindi ogni piccolo dettaglio diventava importante per comprenderlo.Tutto era nuovo e nulla si poteva tralasciare.
Come ti sei approcciata allo studio?
Devo dire che lo studio all’inizio è stato un grande scoglio. Ero abituata a studiare da sola e senza orari precisi; quindi,ritrovarmi a studiare in aula insieme ai miei compagni di corso e con orari molto cadenzati in principio mi sembrava davvero poco utile. Con il passare del tempo ho capito invece che poteva essere molto d’aiuto avere sempre qualcuno a cui chiedere aiuto e consiglio sui compiti e i contenuti delle lezioni e anche con l’abitudine ho smesso di prestarci attenzione.
E il rapporto con i nuovi compagni?
Per quanto riguarda il rapporto con le nuove persone con cui di punto in bianco mi ritrovavo a condividere qualsiasi aspetto della mia vita, posso dire che all’inizio è stato strano, ma abbiamo imparato a conoscerci, e così nel corso di questi 3 anni abbiamo tutti stretto legami fraterni che vanno oltre una normale amicizia. Sicuramente una delle cose più grandi che il Morosini ci ha lasciato.
Qual è stata la sfida più impegnativa che hai affrontato durante il percorso?
Di sfide ne abbiamo affrontate tante: dalle campagne operative dove eravamo imbarcati su delle unità della marina, alla scuola, le grandi cerimonie e la vita collettiva. Ma la sfida più grande secondo me è stata la costanza, seguire un ritmo. Ma con il tempo ho imparato non solo ad abituarmi ma anche a comprenderne il suo forte valore. Questa impostazione mi ha permesso di impararla anche senza che mi venisse imposta.

Una volta terminata la scuola militare, quale percorso hai deciso di intraprendere?
Terminato il mio percorso ho deciso di proseguire con la carriera universitaria come circa la metà del mio corso. Non è obbligatorio proseguire con un percorso militare anche se molti dei miei compagni di corso sono ora nelle Accademie delle varie Forze Armate per diventare ufficiali.
Consiglieresti ai giovani studenti di partecipare al concorso a cui hai preso parte? Perché?
Devo sicuramente dire che il concorso di selezione e il percorso in generale non sono facili e richiedono grande impegno, fisico e mentale. Ma per chi avesse un obiettivo fisso, la voglia di mettersi in gioco per cercare qualcosa di più intenso e se si ha interesse per una futura carriera nelle Forze Armate, non posso che consigliare di farlo. Posso assicurare che ogni goccia di sudore versata mi è tornata indietro sotto forma di grandi soddisfazioni, valori esperienze e legami che hanno plasmato la persona che sono oggi.













