La giovane cantautrice italiana Angelina Mango è tornata, dopo un lungo periodo di pausa, a cantare su numerosi palchi italiani con alle spalle l’inaspettata pubblicazione del suo ultimo album “Caramè”, uscito “a sorpresa”, senza essere stato mai annunciato, ancora il 16 ottobre 2025.

Questo disco, composto come lo definisce lei, “da 15 tracce + 1”, segna la ripartenza della sua carriera, interrotta improvvisamente nel 2024 assieme al suo tour nel club, e vuole raccontare proprio come se fosse il suo diario segreto, fragilità e vulnerabilità dopo un periodo buio, le difficoltà della crescita, ma con allo stesso tempo voglia di rinascita e di vivere a pieno la vita. I testi delle canzoni diventano così come uno specchio generazionale, con riferimenti che colpiscono dritti al cuore e che ci fanno riflettere sul fatto che a provare certe emozioni, non siamo mai soli.
Noi di Ermes abbiamo partecipato alla sua prima data del tour nei teatri, a Mantova presso il Teatro Palaunical; Angelina una volta entrata si è lasciata trasportare dalla fortissima emozione di quella sera alimentata dal caloroso pubblico che l’ha accolta con un lunghissimo applauso meritato, dopo tanto tempo passato a non salire su un palco.

Lo show ha coinvolto gli spettatori grazie alla scenografia, raffigurante l’interno di una casa illuminata da diversi giochi di luci, ma soprattutto grazie alla magnetica voce della cantante, che è riuscita a creare un’atmosfera intima e magica, cantando brani riarrangiati e lì suonati dalla band.
Sicuramente la cosa che è più rimasta impressa del concerto ai numerosi fan, è stata l’emozione percepita in ogni singolo brano cantato, assieme ad un forte messaggio trapelato durante il corso di tutta la sera, ossia che provare dolore e stare male sono cose normali, l’importante è riuscire a metabolizzarlo e ad accettarlo.
Angelina inoltre ripartirà tra qualche mese con il suo tour estivo “Nina canta nei teatri d’estate”, in cui calcherà i palchi di diverse città italiane tra cui anche la nostra Verona, il prossimo 17 luglio al Teatro Romano.

Di seguito alcuni estratti significativi di un pò di brani:
“ Tanto pure se sorrido, rido
Dici che ho un velo sugli occhi, occhi
Ma non mi spezzo finché non mi tocchi
Finché non mi tocchi
Fili di zucchero appesi al soffitto
Sono il sipario del mio labirinto
Forse è la fine del mio primo atto”
È questo il pre-ritornello cantato in “Velo sugli occhi”, che racconta la difficoltà a mostrare le proprie emozioni, la tendenza continua di nascondere le proprie fragilità dietro una maschera, una corazza, un vero e proprio velo che mettiamo davanti ai nostri occhi per cercare di risultare più forti, ma che se poi tolto, mostra la verità.
“Mi hai detto “scegli per amore”
Ma forse a tredici anni non sai che cos’è l’amore
L’amore è un gioco nobile a cui devi saper perdere
Ma io non ero mica pronta a perdere”
In “Ci siamo persi la fine” parla di come il concetto dell’amore sia una cosa talmente più grande della nostra età da non riuscire a darne una definizione, soprattutto per giovani di 13-14 anni, qualcosa che ci scava dentro, ci colma e distrugge allo stesso tempo; di come sia così forte e incontrollabile, un “gioco nobile a cui devi saper perdere” e accettare le possibili delusioni che può comportare e che ci possono ferire in particolar modo nel periodo dell’adolescenza, dove tutto questo viene amplificato.

Il brano “ioeio”, cantato con Madame, racconta invece di un rapporto conflittuale con il proprio corpo, del desiderio di voler sembrare qualcun altro assieme alla grande voglia di iniziare ad apprezzarsi e accettarsi, per arrivare alla consapevolezza che ognuno di noi deve volersi bene, unito al desiderio di libertà al di fuori di questo meccanismo/trappola mentale, come viene espresso in particolare nel ritornello. Nella seconda strofa invece fa un accenno ad un qualcosa di più delicato, una tematica vicina a tutta la nostra generazione e non solo, ossia i disturbi alimentari: lo deduciamo dalla frase: “sto dentro di me solo per abitare una pelle, conto le calorie come i minuti che mancano, mamma mia quante persone mi piacciono più di me”. Angelina parla dell’ossessione del vedere il cibo soltanto come un numero, un sistema tossico e intricato che si instaura nella mente, della non accettazione della propria immagine, del voler sembrare a tutti i costi qualcun altro e del disagio provato a stare nel proprio corpo, visto soltanto come una “pelle da abitare” e non qualcosa di nostro in cui vivere.
Io e io
Siamo in due qui dentro
Io e io
In un corpo soltanto
È da un pò che vorrei essere
Chiunque altro
O meglio esserci, essere, esistere ora
E non sperare di farlo
Invece associo l’esistenza
Alla violenza di una nascita
E la mia pelle è un parabrezza
E il mio corpo non è più un corpo
È un ingombro di spazio
Un treno che avanza
Un piatto che avanzo
[…]
Che è bello da impazzire
Ma quante vite ci perdiamo
Per non impazzire?
Voglio benedire ogni parte di, ogni parte di me
Come mai non vedi l’ora di voltarti e uccidermi?
Voglio solo liberarti per sopravvivermi
Non lo sai che il solo modo che hai per esistere è
Io e, io e, io e
[…]
Perché sto dentro di me
Solo per abitare una pelle
Conto le calorie come i minuti che mancano
Mamma mia quante persone mi piacciono più di me
Come se io a confronto fossi nulla
E ho troppe parole che non riesco a deglutire
Sciogli questi nodi perchè voglio risentire
[…]













