Psicologia clinico-dinamica: tra inconscio e vita quotidiana

Da una laurea triennale in interfacce e tecnologie della comunicazione a un’altra triennale in Psicologia dell’educazione. Il 27 febbraio scorso ha poi conseguito una laurea magistrale in Psicologia Clinico-Dinamica presso l'università telematica eCampus. Iincontriamo Francesco Bonso.

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Io, super-io ed es: tra conscio e inconscio

Vi siete mai chiesti cosa si nasconde davvero dietro i nostri pensieri più profondi, le emozioni che non riusciamo a spiegare e i comportamenti che sembrano sfuggire al nostro controllo? La psicologia clinico-dinamica è la disciplina che prova a dare una risposta a tutto questo e noi di Ermes abbiamo deciso di imbarcarci in questo viaggio alla scoperta dell’inconscio e dei meccanismi che guidano la nostra vita quotidiana, grazie all’aiuto di un neolaureato in questa scienza.

Francesco Bonso – nato il 4 novembre 1997 ad Adria (Rovigo) – ha frequentato la triennale in interfacce e tecnologie della comunicazione (che studia l’interazione uomo-macchina) e un’altra triennale in Psicologia dell’educazione. Il 27 febbraio scorso ha poi conseguito una laurea magistrale in Psicologia Clinico-Dinamica presso l’università telematica eCampus, concludendo così il suo percorso accademico. Oggi sarà proprio lui ad accompagnarci nella scoperta di noi stessi e dei nostri meandri più profondi.

Dott. Bonso, per aiutare chi è nuovo in questo ambito, ci spiegherebbe cos’è la psicologia, in particolare nella sua declinazione clinica, e in cosa consiste l’approccio dinamico?

Per iniziare, la psicologia è la scienza che studia gli stati mentali e i processi emotivi, cognitivi, sociali e comportamentali. La psicologia clinica è la branca che integra scienza, teoria e pratica con l’obiettivo di comprendere, prevenire e alleviare il disagio o la disfunzione psichica, promuovendo al contempo il benessere e lo sviluppo personale. A differenza della psicologia generale – che studia le funzioni astratte come memoria o attenzione – la clinica si focalizza sulla sofferenza psicologica e sulle modalità di adattamento dell’individuo.

La psicologia clinica si dirama in diversi approcci?

Sì, e per menzionarne alcuni: Approccio Dinamico, Approccio Cognitivo-Comportamentale (CBT), Approccio Sistemico-Relazionale, Approccio Umanistico-Esistenziale, Approccio Fenomenologico… L’approccio dinamico, nello specifico, deriva storicamente dalla psicoanalisi, ovvero dagli studi di Freud, che intendono la mente come un sistema di forze in movimento.

Puo raccontarci brevemente le teorie di Freud e come si applicano alla vita quotidiana?

Per fornire un apporto più specifico, possiamo richiamare questi tre concetti alla base delle teorie freudiane.

Sigmund Freud, neurologo e psicoanalista austriaco

Il Determinismo Psichico: nulla accade per caso. Ogni evento mentale (sogni, lapsus, sintomi) ha una causa e un significato, spesso radicati nelle esperienze pregresse della persona.

Il Conflitto Intrapsichico: la psiche è vista come un campo di battaglia tra istanze contrapposte. Il comportamento è il risultato, o meglio ancora un compromesso, tra pulsioni, bisogni, norme sociali interiorizzate e meccanismi di difesa.

L’Inconscio: è il pilastro del modello dinamico. Si presuppone che gran parte del funzionamento mentale avvenga al di fuori della consapevolezza. Il lavoro dinamico mira a rendere conscio ciò che è inconscio, portando i “movimenti” interni ad essere meno rigidi e più funzionali.

Come mai ha deciso di laurearsi proprio in psicologia clinico-dinamica? 

Ho deciso di laurearmi in psicologia clinico-dinamica per un fondamentale interesse nell’aiutare le persone a stare meglio. In particolare, il mio interesse per l’approccio dinamico nasce da questo suo modo di intendere la persona, vista come entità unica nel suo genere, che va compresa e di cui va valorizzato il vissuto.

Unicità in che senso?

Ognuno ha una sua storia – per esempio ognuno è cresciuto in un ambiente diverso (si ritiene addirittura che due fratelli abbiano avuto due genitori “diversi”, o meglio due versioni del genitore diverse, influenzate dal fatto che l’esperienza genitoriale avvenga in momenti diversi e in contesti diversi per ogni figlio) – e delle sue caratteristiche personali. Dati questi due fattori, la psicologia dinamica ci dice che la persona ha delle forze interne che si muovono e queste forze sono inconsapevoli; il ruolo dello psicologo clinico è quello di aiutare il soggetto a imparare a riconoscerle e a gestirle.

Appunto a me piace molto questo lavoro di approfondimento del vissuto della persona e l’idea di poterla aiutare a fare chiarezza sulla sua vita, in un percorso che la porti a vivere in maniera più consapevole e “libera”.

Ha già idea di cosa farà adesso, dopo la sua laurea?

Prima di parlarvi del mio futuro, penso sia importante spiegare la differenza tra psicologo e psicoterapeuta. Una volta finito i cinque anni di studi, puoi iscriverti all’albo degli psicologi e iniziare l’attività di psicologo, ma il campo d’azione di questa figura è abbastanza limitato quando si vuole trattare difficoltà significative, come depressione, schizofrenia… Lo psicologo infatti si occupa di consulenza, valutazione e sostegno psicologico. Per trattare disagi gravi è necessaria la specializzazione in psicoterapia, che richiede un ulteriore percorso di studi di quattro anni. 

Breve spiegazione delle varie figure di supporto

Quindi il mio piano sarebbe quello di, una volta trovata una scuola per il diploma di specializzazione, intraprendere intanto il mio percorso come psicologo; per cominciare il lavoro di consulente scolastico mi attira molto al momento!

Sappiamo che oggi è coordinatore del doposcuola nell’oratorio di Santa Croce. Crede che gli studi che ha fatto la possano aiutare con i ragazzi?

Assolutamente sì, perché ritengo che mi dia delle ottime competenze per comprendere che i ragazzi che seguo sono molto più delle loro prestazioni scolastiche e del loro modo di affrontare lo studio. Mi permette di cogliere la ricchezza del loro vissuto, espresso nel loro ambito sociale e scolastico, andando oltre l’esplicita esternazione (“non ho capito nulla!” o “non mi serve a niente studiare scienze”). Penso di riuscire a dare valore al loro vissuto e non a ridurli a considerazioni un po’ semplicistiche che capita di sentire, come “i ragazzi di oggi sono pigri, non hanno voglia di impegnarsi…”. Con loro quindi posso dialogare su come vivono il momento e su come stanno, al posto di limitarmi a ricordare loro quanto è importante studiare (come se non lo avessero già sentito mille altre volte).

Alcuni ragazzi durante le ore di studio del doposcuola

Allo stesso modo mi permette di ragionare con i genitori su come la tipica frase sentita e risentita “mio figlio è intelligente ma non si applica”, oppure “con la sua testa potrebbe prendere più di 7 se si impegnasse”, sia riduttiva per il ragazzo che spesso non è pigro o svogliato, ma che il suo “non impegnarsi” è espressione di un qualcosa che va al di là del semplice studio o fare i compiti. Esempio di quel qualcosa possono essere insicurezza, bassa autostima, bisogno di attenzione… 

Guardando la situazione nel mondo di oggi e rispetto a quello che affermano autori come Freud, Jung… pensa che le loro teorie possano ancora essere applicate alla modernità dei nostri tempi?

Carl Jung, psichiatra e psicoanalista svizzero

Jung parlava di “processo di individuazione”: il percorso per diventare chi siamo veramente. Nella società di oggi siamo soggetti a moltissime spinte all’omologazione e alla performance, quindi a un agire per qualcosa di esterno a noi, con il rischio di seguire un “tracciato” che non è propriamente il nostro (se cresco seguendo sempre quello che gli altri si aspettano da me, quando imparerò a seguire, se non a riconoscere, ciò che voglio io?).

In questo senso trovo che Jung sia più attuale che mai. Ci insegna che il malessere non è sempre una malattia, ma a volte è l’anima che ci dice: “Ti stai tradendo per compiacere gli altri”.

Un consiglio o qualcosa da dire a chi sta pensando di intraprendere la sua stessa strada?

Riprendendo la risposta di prima, trovo che al giorno d’oggi ci sia sempre più bisogno di qualcuno che, come unico interesse, abbia quello di aiutarci a stare meglio con noi stessi. Sono per questo sempre molto felice di sentire di ragazzi e ragazze che intraprendono il mio stesso percorso. Sicuramente non è qualcosa di veloce o semplice, ma trovo che sia un percorso che dà molto valore alla vita.

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