Spazio, satelliti e nuove missioni. Un mondo tutto da scoprire

Qualche settimana fa si è conclusa la missione Artemis II con l’ammaraggio della capsula Orion della NASA nell’ oceano Pacifico. L’ Europa e l’Italia hanno dato un grande contributo alla realizzazione di questo affascinante progetto. Per approfondire l'argomento noi di Ermes abbiamo deciso di intervistare Alessandra Ciriello, che lavora da più di 15 anni, a Roma, presso il Centro di Integrazione e Test di Satelliti della più importante azienda italiana del settore spazio.

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satellite nello spazio
satellite nello spazio

Venerdì 10 aprile 2026 (11 aprile alle 2:06 italiane), si è conclusa la missione Artemis II, iniziata il 2 aprile alle ore 00:35 italiane, quando la capsula Orion con all’interno quattro astronauti della NASA ha eseguito l’ammaraggio nelle acque del Pacifico al largo di San Diego, in California.

Per questa missione anche l’Europa e l’Italia hanno svolto un ruolo fondamentale, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto tecnologico della navicella.

L’Europa, tramite l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha fornito l’unità posizionata sotto la capsula Orion, l’European Service Module (ESM). Componente importantissimo perché gestisce la propulsione, il supporto vitale e l’energia. 

L’Italia ha contribuito integralmente all’ESM, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e altre importanti industrie: Thales Alenia Space (nella sede di Torino) che ha realizzato la struttura primaria del modulo, i sistemi di controllo termico e la protezione contro i micrometeoriti; Leonardo che ha prodotto i pannelli fotovoltaici e le unità di controllo e distribuzione della potenza elettrica per l’intera navicella; Telespazio che supporta le attività di monitoraggio e tracciamento radio del viaggio degli astronauti attraverso le antenne del Centro Spaziale del Fucino

Noi di Ermes, per approfondire meglio cosa si fa e come si lavora all’interno di una di queste industrie, abbiamo deciso di intervistare l’ingegnere Alessandra Ciriello, responsabile dell’ingegneria di test nel Reparto delle facilities termo meccaniche del centro di assemblaggio integrazione e test di satelliti di una grande azienda che opera nel settore spazio a Roma.

Ingegnere Alessandra Ciriello
Ingegnere Alessandra Ciriello

Che ruolo ha nel suo lavoro e di cosa si occupa il suo reparto?

Sono un ingegnere meccanico e lavoro nel reparto delle facilities termo-meccaniche che ha in carico la gestione di tutti gli impianti necessari a sottoporre un satellite alla sua campagna di test environmental di qualifica, prima di essere portato in base di lancio, riproducendo le condizioni a cui sarà sottoposto, prima, durante il distacco da terra e la messa in orbita e, poi, in tutta la sua vita operativa. In azienda, in una grande camera pulita ISO8, abbiamo un simulatore spaziale in cui il satellite esegue test termici in condizioni di alto vuoto; uno shaker ed una cabina acustica che invece riproducono le vibrazioni e il livello sonoro del razzo. Il nostro lavoro consiste nell’occuparci di questi impianti per garantire le performances richieste tramite opportune e periodiche manutenzioni e calibrazioni ma anche nell’organizzare, gestire ed eseguire ognuno di questi test, sia dal punto di vista operativo che documentale, fornendo al cliente i report finali corredati di tutti i dati.

Quale è la parte più delicata dell’assemblaggio e nella verifica di un satellite?

Ogni attività che facciamo in AIT è delicata e viene eseguita attraverso procedure dedicate che dettagliano tutti gli step con warning e rischi associati: anche una sola connessione elettrica o meccanica fatta in modo non conforme agli standard puo’ rappresentare un problema che, quando viene fuori durante un test, ritarda e, a volte, blocca l’intera campagna di qualifica con un impatto diretto sulla data di lancio.

Come contribuite nelle missioni spaziali?

Il contributo che diamo ad ogni missione è l’ assemblaggio, l’integrazione e il test di ogni componente per essere sicuri che sia pronto al volo e che, una volta in orbita, possa funzionare secondo le specifiche di progetto. Il nostro è un lavoro di team e, perché abbia successo, richiede il contributo e l’interazione tra molte figure con diverse competenze, questo è di sicuro l’aspetto più sfidante, ma anche la vera soddisfazione alla fine di ogni progetto, quando ognuno di noi assiste al lancio del satellite su cui ha lavorato, in presenza o negli eventi che l’azienda organizza per condividere in diretta questo momento anche chi non parte per la base.

Cosa l’ha portata a fare questo lavoro e perché lo ha scelto?

Quando ero al liceo ho letto il libro “Se il sole muore” di Oriana Fallaci in cui scriveva “se la terra muore, se il sole muore…importa solo che la vita continui”, questo concetto ha avuto da subito un grande fascino su di me portandomi a pensare, fin da allora, che andare nello spazio è come aprire una porta alla vita che puo’ continuare altrove o che comunque viene supportata, anche qui sulla terra, in parte anche da tutto ciò su cui lavoriamo ogni giorno. Quando mi è capitata l’opportunità di lavorare in questo settore mi sono sentita da subito molto motivata ed emozionata all’idea di poter dare un piccolo contributo alla scienza, e ancora oggi, dopo tutti questi anni, quando sono a contatto con hardware reale provo sempre una gran bella sensazione a sapere che prima o poi andrà nello spazio. Il concetto dello “space for life”  unito ad un ambiente che integra diverse discipline, richiede problem solving continuo, unisce costantemente aspetti puramente teorici a qualcosa che invece tocchi con mano, mi porta ad avere sempre nuovi stimoli.

Che consiglio darebbe ai giovani che vorebbero intraprendere una carriera in questo settore?

Più che un consiglio, direi che la regola applicabile in questo settore, come del resto in ogni altro, è che il solo modo per far davvero un buon lavoro è amare quello che si fa e quindi appassionarsi, entusiasmarsi, impegnarsi ogni giorno prima nello studio e poi nella ricerca di quello che sarà il lavoro.

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