Ermes: quando la passione diventa una professione

Origini e scopo del giornale Ermes, che permette agli studenti delle scuole “Alle Stimate” di immergersi nel mondo del giornalismo, diventando protagonisti dell’attività.

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Progetto "Ermes" 2025-26

Al Liceo Classico dell’istituto “Alle Stimate”, durante il biennio, si ha la possibilità di partecipare al progetto giornalistico, didattico e multimediale “Ermes”.

In questa attività, gli studenti sono i protagonisti. Infatti, periodicamente, gli viene chiesto di proporre idee di articoli ed interviste, con lo scopo di affacciarsi alla propria realtà quotidiana, ponendosi delle domande su ciò che li circonda, sviluppando pensiero critico e capacità di espressione.

Nel progetto viene anche introdotto l’uso di piattaforme digitali come WordPress e Canva, dove gli studenti imparano a creare articoli web, post grafici e audio articoli. 

Il laboratorio, che si svolge durante le ore dei docenti di Italiano, funge anche da potenziamento di scrittura, permettendo a giovani alunni di inoltrarsi nell’ambiente e toccare con mano il mestiere del giornalista, esplorando questo nuovo mondo sotto la guida esperta del giornalista e direttore di “Verona Network”, Matteo Scolari.

Il docente Matteo Scolari.

Noi di Ermes abbiamo avuto la possibilità di intervistare il professore, facendo un tuffo nel passato delle origini di questa attività.

In cosa consiste il progetto di giornalismo Ermes?

Ermes è un progetto che dal 2017 è inserito all’interno del programma didattico del liceo classico. Era nato come un laboratorio giornalistico di qualche ora, 20 circa in un anno, poi abbiamo visto degli effetti positivi riscontrati nella capacità degli studenti e delle studentesse di scrivere con una sintesi più efficace, con una scrittura più ordinata, con una punteggiatura migliorata. Quindi, via via, da un progetto laboratoriale si è deciso di ampliare e di farlo diventare un corso annuale suddiviso sostanzialmente in più moduli. 

Possiamo parlare di progetto formativo?

È un progetto didattico-formativo, lo definirei così, che aiuta gli studenti e le studentesse ad addentrarsi un po’ nel mondo del giornalismo e di cogliere gli aspetti reali di questa professione, perché il giornalismo – a tutti gli effetti – è una professione. 

Come inizia il corso?

Si parte sempre dalla quinta ginnasio con una parte propedeutica – questo da 4-5 anni a questa parte, dove si svolgono tre, quattro, cinque lezioni – anche in quarta ginnasio verso la fine dell’anno scolastico. Il corso coinvolge il docente o la docente, alternati, di italiano e durante le suddette ore viene svolta questa attività con una parte teorica in classe e con un’altra parte in laboratorio, con risvolti più pratici. Devo dire che anche i professori, in particolare Marco Panizza e Laura Luciani e anche la professoressa e dirigente scolastica Chiara Trotti, comunque, hanno notato effettivamente degli effetti benefici, perché rispetto a quando iniziate, ad ottobre, a maggio la capacità di sintesi e di espressione scritta migliora notevolmente.

Com’è nata questa idea?

L’idea è nata un po’ da un’esperienza personale. lo sono un giornalista, dal 2009 pubblicista, poi sono diventato anche giornalista professionista, e fin dall’inizio, da quando ho creato il primo giornale, “Pantheon”, che fa parte ancora del gruppo editoriale Verona Network, ho sempre avuto il sogno e il desiderio di dare la possibilità, al tempo, a tanti ragazzi e ragazze della mia età di potersi cimentare un po’ in questa materia, che poi è anche una passione: il giornalismo. 

E perché le Stimate?

Perché ho trovato, all’interno di questa scuola, la possibilità di poter condividere questa mia passione anche con gli studenti, e diciamo che da un’idea di condivisione di una passione è nata una bella opportunità di stimolare gli studenti e le studentesse, e di avviarli in alcuni casi anche verso la professione. Quindi, quello che era un sogno iniziale di poter condividere il giornalismo con dei miei coetanei si è trasformato anche in una condivisione con oggi studenti molto più giovani di me.

L’intervista a Matteo Scolari, realizzata alle scuole “Alle Stimate”

Qual è lo scopo di questa iniziativa?

Come già detto, sicuramente da una parte c’è un aspetto pratico, quindi migliorare la scrittura, la capacità espressiva sia scritta che orale, anche grazie agli audio articoli, ma direi che il vero proprio obiettivo finale, che ho ripetuto anche più volte all’interno di questo percorso che ho fatto con voi, vista la scelta che avete fatto, anche scolastica e di indirizzo, quindi liceo classico, è quella di sviluppare in voi un pensiero critico. 

Cioè?

Vorrei che attraverso il giornalismo, che alla fine è uno strumento efficace per arrivare a sviluppare il pensiero critico, voi vi poniate delle domande. L’obiettivo di un giornalista è porre degli interrogativi, porre dei quesiti e trovare magari delle persone che sappiano in qualche modo dare delle risposte. O comunque l’obiettivo finale del giornalista è quello di suscitare nel lettore degli interrogativi, di svegliare le persone su certi temi. Per cui quello che io voglio instillare in voi fin da una tenera età, è quello di darvi la possibilità di porvi delle domande per cercare di vedere con uno sguardo ampio, laterale, e da più punti di vista, ciò che vi accade attorno. E tutti questi interrogativi nascono da una presa di coscienza, da un carico di responsabilità e dalla capacità di interrogarsi sulla vita, sul passato, sul presente e sul futuro. Questo è l’obiettivo che io cerco di trasmettervi attraverso il corso. Quindi di non subire la realtà, ma cercare di capirla, di interpretarla e quindi anche di padroneggiarla, affinché voi siate protagonisti attivi della realtà, non semplici attori non protagonisti, o peggio attori passivi.

Che consigli le andrebbe di dare ai giovani giornalisti?

Innanzitutto, bisogna sicuramente avere delle caratteristiche innate. I| giornalista è una persona che ha una sensibilità, che riesce a soffermarsi davanti a uno sguardo di una persona, cercando in maniera empatica di interpretare le relazioni che vive quotidianamente. E soprattutto, il consiglio che do per arrivare alla tua domanda, è di essere sì curiosi.

E come si arriva alla professione?

Il giornalismo è una professione che, rispetto ad altre, almeno all’inizio, è meno remunerativa, quindi richiede tempi maggiori per la costruzione di una professionalità. Di certo non si ottiengono una ricchezza e un ritorno economico immediato. Per arrivare ad avere anche delle soddisfazioni economiche, è necessario costruire una rete relazionale, che è molto importante ed è il vero patrimonio di un giornalista, quindi avere contatti, conoscere persone, e dall’altra parte investire tanto tempo sulla formazione, sull’utilizzo di strumenti e conoscenza, per esempio anche di strumenti digitali e di intelligenza artificiale. 

Matteo Scolari intervistato da Maria Chiara Comencini.

Che impatto ha l’intelligenza artificiale nel lavoro del giornalista?

Bisogna essere consapevoli del fatto che l’uso massiccio dell’intelligenza artificiale sta creando dei disequilibri sul piano ambientale. Questo è un tema di sensibilità individuale, tuttavia io mi fermo all’aspetto puramente funzionale. Sicuramente l’intelligenza artificiale, per i giornalisti, sta dando grandi opportunità. Perché permette di ridurre i tempi, creare contenuti che difficilmente saremmo stati in grado di creare fino a qualche tempo fa. Però l’errore più grande che si fa, sia per giornalisti o studenti come voi, e che alcuni colleghi giornalisti hanno già commesso, è quello di prendere l’intelligenza artificiale e di utilizzarla in maniera sostitutiva all’attività giornalistica. 

Ovvero?

Io posso delegare alcuni lavori, soprattutto quelli senza valore aggiunto, come la sbobinatura di un’intervista, che mi richiederebbe tanto tempo, e la posso dare in pasto a un’intelligenza artificiale che me la trascrive. La posso dare in pasto a chat GPT che me la rielabora, me la formatta. Però il giornalista deve sempre avere il “timone” in mano. Non posso dire all’intelligenza artificiale di  guidare la nave, di portarmi a destinazione. Non è detto che mi porti a destinazione. Magari sbaglia. Il giornalista deve sempre avere il controllo finale del lavoro. Deve essere attento al contenuto che viene generato. Lo deve governare. Se l’intelligenza artificiale fa troppa sintesi, ad esempio posso chiedere che la ampli.Se sbaglia, che la corregga. Se non mi ha affrontato un tema, posso chiederle perché non mi ha sottolineato quell’aspetto che per me è importante, e lei rielabora. Diventa utile al giornalista se il presente artificiale diventa quasi uno stagista a sua disposizione che ti fa il lavoro grossolano. 

Perché?

Perché poi allora si libera spazio per il pensiero creativo. L’intelligenza artificiale dovrebbe avere la capacità di snellire il lavoro pratico e di dare la possibilità al giornalista di pensare in maniera creativa. Il limite che abbiamo oggi nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale non è quello pratico, perché oggi possiamo fare tutto, il limite è creativo, cioè relativo alla fantasia. Ovvero tu, con quello che hai a disposizione, cosa puoi fare per migliorare? Per creare qualcosa di interessante? Per migliorare la tua attività anche di studentessa piuttosto che di giornalista, piuttosto che di docente? Quindi è una grandissima rivoluzione, e non sappiaom ancora dove ci porterà: c’è una curva esponenziale che punta verso l’alto in maniera incredibile.

Ci sono dei rischi?

Certo, fanno parte del gioco, ma ecco che il giornalismo potrebbe assumere un ulteriore ruolo, di garante anche di alcuni contenuti. Cioè dovrebbe essere in grado anche di smascherare certe fake news, ad esempio. È un grande tema, però ripeto, le insidie sono tantissime e io preferisco vedere dell’Al la parte funzionale, utile all’attività giornalistica e perché no, scolastica, di formazione.

Gli studenti della V Ginnasio 2025-2026 in laboratorio con i diplomi di fine corso.

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