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L’asteroide appena rinvenuto non è collegato al primo ritrovato a novembre, anche se si trovano a soli 183 km di distanza, quindi sono impatti non collegati“. Sono queste le parole di Joe MacGregor, glaciologo della NASA, il quale ha contribuito al ritrovamento degli asteroidi grazie a dei rilievi satellitari. Si pensa, quindi, che gli impatti dei due asteroidi siano avvenuti in epoche differenti. 

Gli Asteroidi sono dei piccoli corpi celesti, per composizione, simili ad un pianeta terrestre, cioè di formazione rocciosa. Gli scienziati pensano che gli asteroidi siano residui rocciosi non incorporati dai pianeti durante la formazione del Sistema. Gli asteroidi sono classificati in gruppi in base alle loro caratteristiche orbitali.

Le dimensione del nuovo asteroide rinvenuto sono 36,5 km di diametro, ciò significa che si piazza ventiduesimo nella classifica dei crateri meteoritici più grandi scoperti sul pianeta Terra. Il cratere si trova sepolto sotto uno strato di ghiaccio profondo 2.180 metri ed è stato datato intorno ai 79 mila anni, mentre il cratere dell’asteroide ritrovato in novembre non supera i 12.800 anni, ciò dimostra che i due asteroidi in passato non ne formavano uno più grande spezzatosi durante la caduta.

Le scoperte fatte negli ultimi mesi smentiscono una tesi degli scienziati, secondo la quale sotto le calotte polari dell’Antartide e della Groenlandia i crateri d’impatto non si conservassero a lungo per l’erosione glaciale. Si continuano a fare nuove scoperte grazie soprattutto agli spettroradiometri a bordo dei satelliti Terra e Acqua e alle immagini riprese con l’operazione IceBridge della NASA.

Le ricerche continuano per gli scienziati che cercano, con i radar sui satelliti, sempre nuovi crateri, soprattutto sotto i ghiacciai dell’Antartide e della Groenlandia.

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