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Da mercoledì Roberto Giacobbo, noto presentatore e divulgatore, condurrà in prima serata su Rete4 una nuova stagione del suo ultimo programma: “Freedom, oltre il confine”. Seconda stagione che, come racconta Giacobbo, sarà costituita da 12 puntate, due in più rispetto alla stagione precedente, e avrà come principali location Italia ed Egitto.

L’Egitto è forse il paese, dopo l’Italia, che più ha segnato la carriera del presentatore, e con cui egli ha un legame fortissimo: “Questa civiltà è nel mio DNA-racconta la prima volta che vidi la Sfinge pioveva, un evento talmente raro la pioggia al Cairo che lo presi come un segno del destino». Giacobbo ritroverà qui l’archeologo Zahi Hawass per percorrere il tratto finale, recentemente scoperto, del tunnel nascosto dietro al sarcofago di Seti I nella valle dei Re a Luxor, portandoci ancora una volta a svelare insieme a lui un inedito segreto di questa affascinante civiltà. Oltre all’Egitto nel programma comparirà anche la nostra Italia : nel primo appuntamento si parla anche del Cenacolo Vinciano: «Quello che quasi nessuno sa è che anche Leonardo ha mandato un curriculum vitae per trovare un lavoro: lo prova la lettura del documento originale, uscito per l’occasione dalla cassaforte che lo custodisce».

Giacobbo parla poi della sua carriera: “Io non sono né un esperto, né un ricercatore, sono un trasportatore: prendo da chi sa e porto a chi non sa”, dice sintetizzando il suo ruolo di divulgatore. Accenna poi anche alla recente rottura con Rai, riguardo la quale afferma che si è trattato di una scelta personale :”non volevo più lavorare da dipendente” tanto da rinunciare anche alla carica di vicedirettore di Rai2, ma nessun pentimento: «Essere proprietari di sé stessi vale più di qualunque poltrona».

Il presentatore affronta poi il tema della rivalità tra Rai e Mediaset: “la divulgazione targata Rai. Invidioso?”. “Per carità, siamo così in pochi a fare divulgazione in prima serata che non c’è spazio per l’invidia. Non sono l’anti-Angela, ma un’alternativa: ci dovrebbero proteggere come i panda. Sento questo programma molto vicino al concetto di servizio pubblico: la divulgazione deve essere per tutti, raggiungere un pubblico largo, il mio compito è quello di spiegare cose a volte difficili in parole semplici, senza però banalizzare i contenuti. Il nostro è un lavoro a lento rilascio: per conquistare il telespettatore, per ottenere la sua fiducia ci vuole tempo». Un lavoro lento, ma anche meno comodo di quanto si possa pensare: «Non mi piace fare l’elenco dei miei infortuni, ma sul campo ho lasciato due caviglie, due ginocchia, una costola…».

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