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Quale potrebbe essere la sensazione di dormire immerso tra le stelle, toccare veramente il cielo con le dita e osservare il pianeta blu dall’alto? Ora tutti la possono provare. Questo, infatti, non è più un sogno, ma è diventato un privilegio, una fortuna esclusiva per astronauti e multimilionari.

Sin dagli albori dell’esplorazione spaziale, alla fine degli anni Cinquanta, la possibilità di esplorare il cosmo si era imposta come una opportunità a portata di mano. Se negli Stati Uniti solo professionisti dell’Aeronautica Militare erano spediti nello spazio, nell’Unione Sovietica già persone senza una particolare formazione potevano andare in orbita. Da qui, quindi, il turismo spaziale ha preso piede. Con la corsa al turismo spaziale si presenta così una start-up americana, la Orion Span (Houston, Texas), che ha lanciato Aurora Space Station, il nuovo progetto hotel nello spazio che vedrà la luce nel 2022.

Secondo le immagini del prototipo, da fuori può sembrare un semplice modulo spaziale, come la Stazione Spaziale Internazionale, ma al suo interno offre tutti i comfort di una normale struttura alberghiera a terra. Lunga dieci metri e larga quattro, circa come un jet privato, Aurora Station è stata pensata per ospitare fino a sei passeggeri: quattro clienti e due persone d’equipaggio. Comprende due suite matrimoniali extra-lusso e oblò panoramici che trasformeranno la permanenza in orbita in un soggiorno turistico. Verrà lanciata a circa 350 chilometri dalla superficie della Terra e il suo tour durerà dodici giorni, nel corso dei quali si potranno osservare sedici albe e altrettanti tramonti al giorno: ciò è possibile grazie al percorso del modulo, che fa un giro dell’orbita in circa novanta minuti. Le attività incluse nel pacchetto venduto sono coltivare piante, giocare a ping-pong, fare sport e molto altro, sempre in assenza di gravità.

L’unica pecca? Il prezzo astronomico. Le vacanze vengono a costare circa 12.5 milioni di dollari, che comprendono il pernottamento, le attività e l’addestramento da record di soli tre mesi. Essendo i primi a partire, la start-up americana permette ai suoi clienti futuri di versare una caparra di 80 mila dollari. Se pensiamo però ai 20 milioni di dollari sborsati dal primo turista spaziale in assoluto, Dennis Tito, uomo d’affari americano, per farsi aprire le porte dell’ISS (Stazione Spaziale Internazionale), ci si accorge degli enormi passi avanti per quanto riguarda i costi.

“Vogliamo portare la gente nello spazio perché è questa la frontiera finale della nostra civiltà”, ha detto Frank Bunger, fondatore e CEO di Orion Span, un uomo che punta sempre più in alto, verso le stelle: aspettiamo tutti il suo successo nel 2022.

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