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«E’ quasi come se ti facessi prendere di più dall’emotività perché sei solo in un piccolo riquadro su uno schermo. – dice il professore di religione Eichler Levine che insegna alla Lehigh University in Pennsylvania -Sono così stanco».

Lui e tante altre persone, in questo momento eccezionale, stanno sperimentando la didattica a distanza tramite le chiamate online; questo però, oltre che ha dimostrare quanto siano indispensabili internet e i dispositivi elettronici per noi, ha creato un nuovo problema.

Il termine gergale “Zoom fatigue” o “Fatica da Zoom” è ciò che esprime al meglio quello che sta accadendo ora. Questo improvviso lockdown ha costretto tutti noi a trascorrere la maggior parte del giorno davanti ad uno schermo, e ciò ci ha fatto scoprire che le interazioni virtuali possono essere estremamente difficili per il cervello.

Quando parliamo con una persona dal vivo, faccia a faccia, il nostro cervello non si concentra solo sulle parole, bensì ci sono altri numerosissimi segnali sui quali noi facciamo attenzione, come il comportamento, le emozioni e lo sguardo di colui o colei che ci è davanti. Di fronte ad uno schermo, però, questi nostri istinti naturali non riescono ad essere utilizzati, così la nostra testa deve concentrarsi intensamente e costantemente sulle parole.

L’incapacità nel vedere questi “segnali” costringe il cervello a tentare di decodificare così tante persone da essere sopraffatto da stimoli non familiari, e ciò causa un affaticamento e provoca stanchezza.

Informazioni prese dall’articolo del National Geographic.

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