Recentemente, dopo un serrato dibattito politico e mediatico, in Olanda è stato approvato che anche i bambini terminali di età compresa tra gli 1 e i 12 anni possano accedere all’eutanasia, definita come l’interruzione intenzionale della vita e l’induzione della morte con farmaci letali.

Questa legge è stata ovviamente al centro di numerose polemiche e sono stati necessari parecchi mesi affinché la coalizione del governo, gestita dal liberale Mark Rutte, prendesse una decisione a riguardo, perchè terminare una vita è un dilemma a cui è quasi impossibile trovare risposta. 

I sondaggi sui giornali olandesi già prevedevano che i quattro partiti di governo sarebbero risultati divisi su questo fronte, ma a sorpresa la maggioranza ha approvato il decreto.

I bambini di cui si parla sono un gruppo ristretto con nessuna prospettiva di guarigione o di cura e una sofferenza intollerabile; in Olanda sarebbero stimati essere dai cinque ai dieci all’anno. 

Nei Paesi Bassi la legge sull’eutanasia è in vigore dal 2002 e comprende anche i neonati al di sotto del primo anno di vita e i minori a partire dai 12 anni.

Questa nuova legge, però, va contro i principi riportati nella Carta di Trieste, oltre a quelli cristiani e umani. La “Carta dei Diritti del Bambino Morente” sancisce che il bambino terminale ha il diritto di essere accudito e assistito, ascoltato e considerato persona fino alla morte, indipendentemente dall’età, dal luogo, dalla situazione e dal contesto. Deve ricevere un’adeguata terapia del dolore e dei sintomi fisici e psichici che provocano sofferenza, non deve subire né l’accanimento né, soprattutto, l’abbandono terapeutico

Anche la Chiesa ha dato un parere attraverso la Pontificia Accademia per la Vita, che nel 2019 ha pubblicato il “ Libro Bianco per la Promozione delle Cure Palliative nel mondo”; nel testo si promuove e si propone un’altra via rispetto all’eutanasia e fornita dalle cure palliative.

Nel caso di sofferenza intollerabile e non trattabile altrimenti, le cure palliative garantiscono infatti un trattamento eticamente lecito rappresentato dalla sedazione terminale, l’accompagnamento verso la buona morte che si verifica con la riduzione dello stato di vigilanza attraverso farmaci appositi, fino alla morte naturale della persona

Le cure palliative si prendono cura del paziente terminale e della sua famiglia e non li lasciano soli; ma attenzione! L’alternativa che questa medicina offre è ben diversa dall’eutanasia, perché quest’ultima induce la morte intenzionalmente, mentre nella sedazione terminale il malato viene addormentato per evitare che soffra e viene a mancare per morte naturale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here