Wong, insieme a Ivan Lam e Agnes Chow, sono finiti ieri in aula per rispondere davanti alla giustizia di Hong Kong dell’accusa di aver organizzato e partecipato all’assedio della sede di polizia della città dello scorso anno, la stessa sede in cui l’attrice del nuovo film di Mulan, Liu Yifei, aveva scattato una foto in sostegno dei poliziotti insieme al commento «anch’io supporto la polizia di Hong Kong», scatenando verso il film della Disney e verso l’attrice numerose proteste e accuse tra le quali quello di essere un film propagandistico e filo-cinese.

I tre attivisti, di fronte alla corte che li deve giudicare, si sono dichiarati colpevoli di aver difeso la libertà dei cittadini di Hong Kong e per il momento sono sotto custodia cautelare fino al 2 dicembre quando verrà emesso il verdetto definitivo; se dichiarati colpevoli i tre giovani potrebbero scontare fino a cinque anni di carcere. Non sarebbe la prima volta che Wong finisce in carcere, ma le precedenti condanne hanno avuto durata minore rispetto a questa, e potrebbero causare una riorganizzazione dei vertici del “Movimento degli ombrelli” (pro democrazia) vista la lunga assenza del leader dalla scena che a Pechino farebbe comodo.

Nonostante questo fatto avvenga molto distante dall’Italia, rappresenta un avvenimento che potrebbe avere conseguenze internazionali. Sappiamo ormai chiaramente quali siano le ambizioni geopolitiche di espansione della Repubblica Popolare Cinese e il fatto in questione deve far capire all’occidente e agli Stati Uniti d’America, che la Cina, o meglio, il governo cinese, è un pericolo e una minaccia mondiale da non sottovalutare.

Se non fosse per questi coraggiosi attivisti, che fanno sentire ogni giorno al mondo intero la loro voce sul pericolo che Hong Kong sta correndo, la Cina avrebbe già militarmente piegato Hong Kong al suo dominio.

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