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Violenza sulle donne. Tre semplici parole che portano con loro milioni di ingiurie, fisiche o verbali, compiute senza rispetto verso il genere femminile. A tutti sembra di sentirne parlare incessantemente, ma ciò che si sente, in tv o nei giornali, non rende la gravità di questi atteggiamenti.

Non è l’unico tipo di violenza che delle persone infliggono ad altre, basti pensare a tutte le discriminazioni e i maltrattamenti subiti da minoranze etniche, culturali e riguardanti l’orientamento sessuale, o alle violenze che talvolta avvengono anche a scapito del genere maschile, seppur queste siano molto poche rispetto a quelle subite dall’altro sesso. Guardando infatti il seguente grafico pubblicato dall’Istat, si può notare quante siano le donne che sono state uccise da partner/ex-partner, e confrontarne il numero con quello di vittime di sesso maschile.

grafico violenza donne

Sempre secondo i dati Istat, inoltre, “Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).” Queste sono percentuali molto elevate e mostrano che quasi 1 donna su 3 ha subito violenza fisica. In aggiunta a ciò, va considerato anche il numero molto alto di vittime di violenza verbale: quasi la totalità del genere femminile ha subito almeno una volta questo tipo di maltrattamento, causato anche “semplicemente” da urla o fischi ricevuti da uomini in macchina o da “complimenti” non accetti, spesso volgari, che mirano solo a sminuire la figura femminile e portano ad un’oggettificazione di essa.

La domanda può essere: perché questi dati sono sempre letti in fretta e non pensando a ciò che essi comportano? Perché tutti sono a conoscenza di questi fatti, ma non li sentono reali o così vicini a sé? Spesso le persone, soprattutto gli uomini, faticano a capire quanto tutto ciò sia collegato anche a loro: una donna su tre subisce violenza fisica. Una su tre. Basta pensare a quante amiche o parenti di sesso femminile ognuno ha e fare due calcoli: è molto probabile che una donna a noi cara abbia subito tale maltrattamento.

Una delle cause per cui le persone non si rendono conto di quanto sia grave la situazione è probabilmente il fatto che la società sia sempre stata restia a condannare queste azioni, basti pensare a come nell’antichità fosse considerato legge giustiziare una donna che aveva tradito il marito, ma non il contrario. Un’altra motivazione, sempre collegata a quella precedente, è il non rendersi pienamente conto della gravità della situazione oppure l’essere spaventati da essa: quando si ha paura ad affrontare un problema è normale tendere ad evitarlo, non parlandone e non ponendosi troppe domande a riguardo. Questo però porta ad un’indifferenza di massa, e, a volte, addirittura alla colpevolizzazione della vittima stessa.

Un esempio eclatante è stato un processo del 1999 riguardo uno stupro: l’uomo quarantenne che aveva commesso il reato fu assolto perché la ragazza diciottenne da lui violentata indossava dei jeans. Il giudice, infatti, considerava tale capo di abbigliamento “quasi impossibile sfilare anche in parte senza la sua fattiva collaborazione, poiché trattasi di una operazione che è già assai difficoltosa per chi lo indossa”, accusandola dunque di essere stata consenziente solo per i pantaloni che indossava. Da questo processo si è istituito il “Denim Day”, il 29 aprile, giornata di protesta pacifica in cui indossa un paio di jeans chi crede che sia sbagliato colpevolizzare una donna per “essersela cercata” a causa del suo abbigliamento. Al giorno d’oggi, tuttavia, la situazione è notevolmente migliorata dalla sentenza di quel tribunale, anche se talvolta non vengono aggiunte aggravanti alla pena perché la donna è ubriaca o indossa vestiti considerati dalla società come “provocanti”, con il risultato di colpevolizzare la vittima di violenza, giustificando invece l’aggressore per i suoi reati.

Della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si svolge ogni anno il 25 novembre, quest’anno si è parlato molto e in tanti hanno dato il proprio sostegno a questa causa, anche se sfortunatamente è stata un po’ messa in ombra dalla morte del grande calciatore Diego Armando Maradona. È senza dubbio un evento eclatante e sconvolgente per molte persone, perché si può dire che egli abbia fatto “rinascere” la città di Napoli, come molti cittadini sostengono, ma non si può negare che la morte di quest’unica persona abbia “oscurato” la memoria di migliaia di donne uccise. Va inoltre ricordato che in questa giornata in Italia ci sono stati ben due femminicidi: Loredana Scalone, abitante di Stalettì, in provincia di Catanzaro, e la padovana Abiou Aycha. 

Tutto questo dovrebbe essere un promemoria: nonostante ci sembri che il tema “violenza sulle donne” sia un qualcosa di troppo trattato, non è così e, seppur ogni tanto riemerga l’argomento, le persone paiono non cambiare, come si è visto quest’anno il 25 novembre. Per migliorare questa situazione bisogna ricordare quanto è successo e quanto accade ogni giorno e, allo stesso tempo, cercare di istruire le persone fin dall’età infantile al rispetto dell’altro genere.

È importante ricordare che, se si è vittima di violenza di genere, è possibile chiamare il Numero anti violenza e stalking 1522, o il telefono rosa 045 8015831, disponibili 24h su 24. Non esitare a chiedere aiuto e denunciare se sei vittima di violenze.

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Ho 17 anni e sono al quarto anno del liceo classico. Sono una persona molto estroversa e ogni giorno cerco di trasmettere felicità nelle persone che incontro. Credo molto nel volontariato, e lo considero come una parte importante della mia vita, presto infatti servizio con i più piccoli presso il mio gruppo scout, di cui faccio parte da 9 anni. Non ho idee chiare riguardo la mia scelta universitaria, anche se al momento sono tentata di cimentarmi in un percorso ingegneristico. Nonostante ciò, io sto amando le materie umanistiche del liceo classico: le trovo davvero interessanti e credo che influenzino molto la formazione di un pensiero critico. La mia aspirazione lavorativa non è chiara: spero solo di fare qualcosa che aiuti gli altri e che contribuisca a migliorare, seppur in piccolo, la vita delle persone.

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