Viviamo ormai in un’epoca in cui essere la voce al di fuori dal coro significa sempre più avere un pensiero estremista, solo perché non coincide con l’opinione pubblica: viene sempre di più data maggior importanza alle parole rispetto ai fatti, e il rischio a cui si va inevitabilmente incontro è quello di una società piatta e insignificante. Ultimamente vengono trasmessi messaggi, soprattutto tramite social media, che vogliono passare per sacrosanti e innegabili, si dà per scontato che chiunque possa essere d’accordo e non si accetta un “no” come risposta. Il risultato? Questo flagello non solo ha imposto idee preconfezionate e senza alcun fondo etico, ma sembra stia lentamente intaccando anche il nostro vocabolario.

Un esempio di questo fenomeno è successo proprio nella settimana tra il 30 novembre e il 6 dicembre; infatti, all’interno di Twitch, piattaforma digitale statunitense che offre esclusivamente live streaming, che sta spopolando negli ultimi anni, c’era una voce che a quanto pare risultava intollerabile e profondamente offensiva nei confronti di certe persone. La voce in questione era “blind playthrough”: si trattava di una categoria in cui lo streamer giocava ad un videogioco che non aveva mai trattato e che quindi giocava “alla cieca” (“blind” in inglese vuol dire appunto “cieco”). A quanto pare questo gioco di parole, appartenente al vocabolario sia inglese che italiano ormai da secoli, nella nostra tollerante e aperta epoca non è più accettabile: interviene quindi a gamba tesa gran parte della community Twitch, supportata da un’associazione per la tutela delle persone disabili. Arriva subito il feedback positivo da parte di uno dei direttori della piattaforma, Erin Wayne, che twitta sono felice di vedere che Twitch abbia ascoltato tutti coloro che hanno condiviso la proposta e hanno rimosso il tag “blind playthrough” per favorire un linguaggio più comprensivo. Potete comunque usare il tag “first playthrough”.

Il tweet di Erin Wayne

L’impressione è che non si tenti nemmeno di andare incontro a questo fatto: qualsiasi richiesta, seppur molto ostentata e al limite del ridicolo, verrà accolta finché si userà questo tipo di alibi. Il famoso “politicamente corretto” sta lentamente diventando il nuovo “credo” di questa società, al quale tutti si devono inchinare senza battere ciglio; ognuno è rinchiuso in una gabbia che egli stesso ha costruito e dalla quale non può uscire senza essere accusato di pensieri estremisti: quelle che fino a poco tempo fa erano nate come ideologie o correnti di pensiero stanno diventando (o meglio stanno venendo spacciate come tali) sempre di più assiomi, non lasciando più spazio ad un’analisi dei fatti intima e personale. In una società così, dove la libertà di pensiero viene appiattita e inflazionata, essa non risulta più una solida realtà, bensì un concetto commerciale e fittizio. A descrivere perfettamente questa situazione statica sono le ultime giornate alle quali abbiamo assistito: piovose, fredde, monotone, dove i colori si sbiadiscono sempre di più e si comincia a vedere ogni cosa in bianco e ne*o.

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