Il virus ha cambiato le nostre abitudini e la nostra mentalità, inducendoci a pensare in modo diverso e, di conseguenza, a sognare diversamente. Infatti sognare è come pensare di notte. 

Secondo alcuni sondaggi, realizzati durante il primo lockdown, nei sogni notturni delle persone si rifletteva la paura e il timore del virus, ma anche la voglia di rimanere in contatto con i propri cari.

L’effetto del virus sui nostri sogni

C’è chi ha cercato di liberarsi dalle inquietudini della pandemia sognando momenti gioiosi del proprio passato; chi, invece, rivolgendo uno sguardo verso il futuro, ha espresso le proprie preoccupazioni e insicurezze, talora anche le proprie speranze per un’esperienza di vita più consapevole.

Un immagine che rappresenta le preoccupazioni causate dal “nemico invisibile” covid 19

C’è chi, invece, si è dato da fare per proseguire la vita rinforzato da questa situazione difficile, che ci ha tolto molte possibilità e che però ci ha permesso di avere una nuova visione della quotidianità

Uno studio realizzato da Joseph Mazur sostiene che, qualora ci capiti di sognare qualcosa che accade realmente, il fatto può non essere nato dal nulla; infatti il nostro inconscio potrebbe aver registrato informazioni capaci di anticipare l’evento. Secondo questo studio, l’uomo si accorge delle coincidenze e delle premonizioni mentre sogna, poiché tende a memorizzare solo i fatti che avvengono realmente, mentre gli altri li dimentica facilmente. 

Questo è il fenomeno della memoria selettiva, che consiste appunto nel porre l’attenzione sui sogni che si avverano, basati su eventi vissuti durante la giornata, e nel dimenticare le numerose volte in cui i sogni premonitori non si avverano.

Come la vita quotidiana influenza i nostri sogni

Questa pandemia ha permesso di studiare ancora più approfonditamente come il vissuto quotidiano influenzi l’attività dei sogni notturna; quando ci sono eventi di forte impatto psicologico, è più facile fare sogni più concreti. Ad esempio, dopo gli eventi dell’11 settembre la gente sognava aerei dirottati, palazzi crollati, e così via.

In questa pandemia sono stati fatti numerosi sogni astratti; ciò vuol dire che a prevalere sono state immagini metaforiche, che rappresentano un nemico presente ma invisibile, vicino a noi ma silenzioso.

Una ricerca dell’Università di Swansea ha notato che durante la quarantena si è allungata la fase di sonno “rem”, in cui, sebbene dormiamo, il cervello è in attività. Per questo motivo tale fase costituisce il momento della notte in cui sogniamo di più e ci ricordiamo di più ciò che sogniamo.

Probabilmente, dato che durante la quarantena abbiamo avuto meno stimoli che ci permettessero di sognare, inconsciamente siamo andati a rilevare eventi accaduti nel nostro passato.

I sogni nell’antichità

Anche nell’antichità erano presenti i sogni premonitori, raccontati da molti studiosi e autori sia greci che latini. 

Celebre è la definizione che Omero ci presenta nell’Iliade, secondo cui i sogni passano per due porte: quelli veritieri, mandati dagli dei che conoscono tutto, passano per la porta di corno e quelli ingannatori, mandati da demoni maligni, passano per la porta di avorio.

Per i Greci i sogni non sono un’azione, ma una visione, un’esperienza dell’anima, che porta alla conoscenza; anche a livello grammaticale l’idea della conoscenza è legata al verbo “vedere”. Infatti in greco οῖδα, aoristo (equivalente al nostro passato prossimo) del verbo greco ὁράω, significa vedere; ho visto quindi so

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Giacomo Bay
Ho sedici anni e mi piace camminare in montagna e osservare la flora e la fauna dei luoghi che visito. Amo leggere e il mio genere preferito è il fantasy: leggo spesso libri di Tolkien come “Il Signore degli Anelli”. A volte leggo anche romanzi gialli e romanzi storici, dato che una delle mie materie preferite è proprio la storia; mi piacciono tanto anche le altre materie, tranne la matematica. Suono il pianoforte, mi piace nuotare e sono uno scout. Ho la passione della fotografia e io e la mia macchina fotografica siamo pressoché inseparabili: ogni volta che andiamo in vacanza o che facciamo una semplice passeggiata, la porto sempre con me, perchè non si sa mai cosa si può fotografare di bello. Ho scelto il classico perchè mi piacciono le materie classiche e nella mia famiglia è quasi una tradizione. Abito a Castel d’Azzano. Sono una persona gentile, altruista e comprensiva. Da grande mi piacerebbe fare lo storico anche se ho anche altri progetti.

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