Gli allevamenti intensivi si sono diffusi a partire dal secondo dopoguerra per l’aumento della richiesta dei prodotti di origine animale da parte del consumo di massa.  

Suini cresciuti in gabbie

Tutti i processi in questi allevamenti hanno lo scopo di produrre la carne al minor costo possibile, senza tener conto della vita degli animali. Nel tempo sono stati denunciati casi in cui gli animali subivano delle amputazioni o cresciuti in ambienti così ristretti da vivere tutta la loro breve vita al buio e causandogli atrofie muscolari. L’unica cosa che possono fare è mangiare. 

Quasi la metà dei terreni agricoli del mondo è utilizzata per gli allevamenti (2,5 miliardi di ettari). Alcuni studi dicono addirittura il 75%. Secondo la FAO, il 26% delle terre emerse (un’estensione di Europa e Africa messe insieme) è destinato agli allevamenti, ai campi per produrre mangimi e agli impianti di trasformazione e confezionamento. Quanti terreni saremo ancora disposti a sacrificare per questa industria?

Le conseguenze

Terreni agricoli

Nel mondo il 60% dei mammiferi sono solamente bovini e suini, il 36% esseri umani e il 4% gli animali selvatici. Il 70% degli uccelli è pollame e solo il 30 sono gli uccelli selvatici. La principale causa della riduzione della fauna originale di un luogo e la distruzione del suo habitat è la creazione di pascoli o campi coltivati per il mangime. Se si continuerà a disboscare il territorio a noi circostante, la nostra alimentazione porterà alla sesta estinzione di massa sulla Terra. 

Recentemente si parla della resistenza ai farmaci. Più vengono usati, più i patogeni si evolvono per resistergli, e in questo modo è più difficile crearne di efficaci e i ricercatori devono sempre cercare nuove alternative. Molte persone tendono a non assumere antibiotici, ma la maggior parte di questi è utilizzata negli allevamenti intensivi. È dagli animali in questo tipo di allevamenti che molti virus letali verrebbero trasmessi agli umani.

In Italia il 70% della carne di cui ci nutriamo è stata trattata con questo tipo di farmaci.

Gli allevamenti superano i trasporti per l’emissione di gas serra

La produzione di carne, di latticini e uova influenza pesantemente la produzione di gas serra procurata dalle attività umane. La FAO ha stimato che il 18% delle emissioni è costituito dai gas derivati dagli allevamenti intensivi, superando il settore dei trasporti. In Italia, più della metà dell’impronta ecologica del settore zootecnico dipende dalle regioni del Bacino Padano. La Lombardia contribuisce per oltre un quarto sull’impronta nazionale; dovrebbe avere una superficie agricola di quasi il triplo più grande per compensare le emissioni dirette degli animali allevati sul suo territorio. 

Cambio di direzione

I livelli di produzione sono insostenibili per l’ambiente, ma si può ancora cambiare direzione. «Una maggior attenzione alla salute e all’alimentazione può comportare un vero e proprio cambiamento di sistema, che porti a produrre, ma anche a consumare di meno” afferma Riccardo De Lauretis, responsabile dell’area Emissioni e prevenzione dell’inquinamento atmosferico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Bisogna ascoltare la scienza, che dice che è necessaria e urgente una transizione ecologica nel settore. È considerabile una riduzione della produzione e del consumo di prodotti di origine animale. In questo modo la salute e l’ambiente ne trarranno un vantaggio. 

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