Il fallimento della politica

La politica nazionale italiana è morta. Da parecchi anni ha perso la sua funzione originale, cioè governare con serietà la cosa pubblica (cosa che invece riescono a fare solo gli amministratori regionali, provinciali e comunali), per trasformarsi in un mostro di fragilità, incompetenza, cinismo e voltagabbana tale da renderla poco seria e credibile agli occhi di tutto il popolo italiano che a Roma essa dovrebbe rappresentare. Ecco allora che di fronte al baratro di una crisi che dura ormai da settimane, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accantonando per il momento la carta delle elezioni, ha scelto di dare l’incarico a un uomo nato pronto, Mario Draghi, per tentare di formare un governo che possa aiutare l’Italia in questo momento storico molto critico. L’ex Presidente della Bce ha accettato con riserva e ha già concluso il primo giro di consultazioni con i partiti. Sicuramente la prossima settimana ci sarà un secondo giro (dove si chiarirà il perimetro definitivo della maggioranza) e, a quanto sembra, incomincerà lunedì mattina con l’incontro con le parti sociali e terminerà martedì.

I temi da risolvere

Draghi, visto al pari di un salvatore della Patria, è arrivato proprio in un momento decisivo e delicato. Sul tavolo del futuro nuovo governo ci saranno la gestione della spesa del Recovery Plan, 209 miliardi che potrebbero aiutare l’Italia a rialzarsi economicamente e a cambiare il passo (dall’ultima crisi l’Italia non ha mai avuto un vera e propria crescita economica), la scelta sul Mes, acronimo così tanto nominato che ormai sembra far parte del vocabolario comune, il probabile prolungamento del blocco dei licenziamenti, che scade il 31 marzo, e inoltre la decisione di una linea seria su temi come i vaccini, la natalità, il lavoro, l’immigrazione, la nostra posizione in Libia e nei confronti degli Usa, della Russia e della Cina.  

Effetto Draghi sulla Borsa

E intanto la Borsa italiana reagisce in positivo all’arrivo di “Super-Mario” con una crescita sostanziale che ha portato il nostro paese a risparmiare in pochi giorni quasi un miliardo di euro e intanto lo Spread, cioè la differenza tra BTP e Bund tedeschi, è sceso per la prima volta dal 2016 sotto i cento punti. Questo è dovuto alla fiducia delle banche e degli investitori per una figura così preparata e di alto livello e che in passato ha guidato la Banca d’Italia e la Bce.

Le consultazioni

Per ora i sì a un probabile governo Draghi superano i no, a partire da Italia Viva che è stato il primo partito ad appoggiarlo incondizionatamente, ma tutto dipenderà dalle consultazioni di martedì con la Lega e il M5s. Infatti questi due partiti (che detengono il maggior numero di parlamentari) si sono dichiarati disponibili ma sono ancora in bilico e una loro scelta potrebbe influenzare la direzione del futuro governo. Dalle dichiarazioni è emerso il no netto da parte di Fratelli d’Italia (che però potrebbe assestarsi sulla linea dell’astensione nel caso di un programma vicino alla destra) a una maggioranza di “tutti dentro” e nessuno fuori e dove la coerenza politica verrebbe meno.

È significativo anche il veto di Leu a una maggioranza insieme alla Lega, preoccupazione condivisa anche dai parlamentari del Partito Democratico, poiché, nonostante la loro posizione favorevole a Draghi, non sognano neanche lontanamente di governare da soli con la destra sovranista e hanno spinto il M5s ad un sì (che sarebbe la linea di Di Maio e Grillo) per compattare la coalizione di centrosinistra in una posizione di forza.  Ma questa decisione spacca in due il Movimento che ora, da quanto risulta dai post di Grillo, sta svoltando verso un indirizzo più ambientalista; al Senato sarebbero almeno una cinquantina i senatori contrari a un governo Draghi insieme a Renzi; una contraddizione dietro l’altra per l’ex movimento anticasta e euroscettico che, dopo aver chiuso la porta a Renzi, si è ritrovato un personaggio di spicco e che in passato aveva più volte insultato e accusato di essere a favore degli interessi delle banche e dell’euro.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva

Di Battista non molla la sua posizione contraria e insiste sul fatto che questa sia una “accozzaglia pericolosa” e ancora ribadisce il “mai con Forza Italia”. Forza Italia infatti ha detto sì ad un governo Draghi e rientrerebbe quindi all’interno di una maggioranza Ursula. Ora è troppo presto per prevedere quali partiti sosterranno realmente il prossimo esecutivo. È certo comunque che la Lega, spinta anche dagli industriali del nord, sia pronta a sostenere il Premier incaricato (causando non poche spaccature nella sinistra) per dimostrare maturità politica e controllare in prima persona e non dall’opposizione le decisioni su fondi così importanti come il Recovery Plan.

Matteo Salvini, leader della Lega

Nel caos del momento in cui le coalizioni si sono sfaldate e ogni partito si è barricato sulle sue decisioni, Mario Draghi ha il difficile compito di salvare l’Italia, costi quel che costi, come fece con l’euro; ma se questo non gli riuscisse, vista la precarietà del parlamento, allora il voto sarebbe più vicino e a Mattarella toccherebbe sciogliere le Camere, cosa che voleva scongiurare per la situazione pandemica e i tempi morti che l’insediamento di un nuovo Parlamento comporterebbe.

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