Se n’è andata il 10 novembre scorso Lucille Bridges, la protagonista della celebre storia dei diritti civili che si è battuta con coraggio contro i pregiudizi razzisti negli Stati Uniti durante gli anni ’60. Era malata da tempo ed è deceduta all’età di 86 anni, riuscendo a vedere con i propri occhi la prima donna di colore occupare la seconda carica governativa del Paese: Kamala Harris.

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Lucille Bridges

L’elezione della vicepresidente Harris, di origine indiana, ha infranto due delle più forti discriminazioni sociali, dando speranza al mondo nell’uguaglianza dei diritti civili. Gli Stati Uniti sono da sempre un Paese multietnico, ma il processo storico che ha portato l’elezione di una donna di colore come vicepresidente nel 2020, è iniziato negli anni ’60 proprio grazie al contributo di persone come Lucille Bridges.

Nel 1964 negli Stati Uniti, la segregazione razziale viene decretata illegale: non c’è più distinzione tra neri e bianchi. Così i bambini chiamati coloured, da quel momento, hanno iniziato a frequentare le stesse scuole di quelli bianchi, ma la de-segregazione, cominciata anche qualche anno prima, non è stata immediata e agevole: l’evoluzione egualitaria, soprattutto nei paesi ex schiavisti, era stata presa assai male e l’idea di reazioni violente era diventata concreta. Per questo nessun genitore di colore ha avuto il coraggio di mandare i propri figli nelle scuole frequentate anche dai bianchi.

Chi ha avuto questo coraggio è stata proprio Lucille Bridges che, insieme al marito, ha deciso di mandare la figlia Ruby di sei anni alla scuola di bianchi di New Orleans. Lucille è una madre consapevole del fatto che senza un gesto simile non sarà possibile immaginare una vita migliore per le generazioni future di bambini neri.

Lucille Bridges con affianco il quadro di Norman Rockwell “Il problema con cui viviamo tutti”, raffiguarente Ruby insieme a quattro agenti federali il suo primo giorno di scuola

Il primo giorno di scuola di Ruby è stato un giorno importante, immortalato anche nel quadro del pittore Norman Rockwell; lei e la madre sono “accolte” davanti a scuola da una folla inferocita di genitori bianchi che lanciano uova e pomodori verso di loro. Tutti i bambini lasciano l’aula dove Ruby si è seduta e l’intero corpo docenti si rifiuta di fare lezione, tranne un’insegnante, Barbara Henry che le farà da maestra per l’intero anno.

Ma l’ingresso di Ruby a scuola non ha avuto ripercussioni solo sulla vita scolastica: Lucille e il marito perdono il lavoro, la bambina è stata costantemente minacciata di morte a tal punto che ha dovuto rinunciare al cibo della mensa e mangiare solo ciò che si portava da casa. I Bridges hanno subito questo ed altro, ma nonostante ciò hanno continuato a mandare la figlia a scuola tutti i giorni, trasmettendo coraggio anche ad altre famiglie di colore e spingendo anche alcuni bianchi a stare dalla loro parte.

Senza il coraggio di Lucille Bridges, e di altri attivisti come lei, questo cambiamento non sarebbe stato possibile.

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Elena Gandini
Ho 15 anni e vivo in provincia di Verona, più precisamente in un piccolo paesino di nome Rivoli Veronese, vicino alla Valpolicella. Fin da bambina ero serena, ma curiosa: osservavo con grande attenzione tutto ciò che mi circondava. Sono cresciuta insieme a mia sorella maggiore, che era, ed è ancora oggi, il mio punto di riferimento e la mia confidente. Quando sono triste o giù di morale so che posso contare su di lei. Nel mio tempo libero adoro guardare le serie televisive e i film. Amo il cinema in ogni sua sfaccettatura, i miei generi preferiti sono il fantasy e il romantico, ma nutro anche una grande passione per il genere drammatico. Mi piace leggere, soprattutto in estate sotto l’ombrellone, con il sole che mi sfiora la pelle e il rumore delle onde in sottofondo oppure in inverno davanti al caminetto acceso, con una bella tazza di tè caldo in mano. Inoltre, durante il fine settimana trascorro alcune ore a passeggiare lungo il fiume Adige insieme alla mia cagnolina, Rendy.

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