È ormai da venerdì scorso che tre alpinisti, l’islandese John Snorri, il pakistano Ali Sadpara e il cileno Juan Pablo Mohr, risultano dispersi sul K2, sul quale erano impegnati con l’obiettivo di giungere alla cima. 

Nel pomeriggio di sabato 16 gennaio, un altro gruppo di dieci nepalesi aveva tentato con successo questa scalata raggiungendo così gli 8611 metri di quota. Questo è stato un traguardo storico poiché è stata la prima volta in cui si è raggiunta la vetta, durante il periodo invernale, di questo monte, secondo al mondo per altezza. Nessuna delle precedenti spedizioni, infatti, era riuscita ad arrivare sopra la quota di 7600 metri. Il capo spedizione Chhang Dawa Sherpa immediatamente ha comunicato la riuscita dell’impresa su Facebook: «Il traguardo più grande nella storia dell’alpinismo, dovuto a un intenso lavoro di squadra. Grazie alla montagna per averci concesso questa scalata, perché se te lo concede la montagna, allora nessuno sarà in grado di fermarti».

Il monte K2 visto dall’alto

Quindi, dopo questo grande successo, la seconda spedizione invernale del 2021 aveva deciso di mettersi in moto. In quest’ultima era presente anche l’italiana trentaquattrenne, Tamara Lunger, che però, circa due settimane fa, era riuscita a scendere fino al campo base mettendosi in salvo. Al contrario un suo compagno, il bulgaro Atanas Skatov ha tragicamente perso la vita mentre stava eseguendo l’operazione di discesa.

Tutto il resto del gruppo al momento è al sicuro al campo base, anche se alcuni, come il greco Antonios Sykaris e lo statunitense Colin ÒBrady, hanno riportato congelamenti di terzo grado agli arti. La situazione è invece diversa per tre dei loro colleghi, di cui per l’appunto al momento non si ha alcuna traccia. Proprio Chhang Dawa Sherpa, che ora si trova ancora al campo base, sabato su Twitter ha scritto: “Da più di 30 ore non abbiamo loro notizie e i loro localizzatori Gps sono spenti”. In seguito a questo messaggio è stato eseguito un sorvolo in elicottero, messo a disposizione dall’esercito pakistano, ma che non ha prodotto risultati, non potendo superare con il velivolo la soglia dei 7000 metri di quota. Dopo il primo ne è stato eseguito un altro, ma che per le scarse condizioni metereologiche, si è concluso allo stesso modo. Per ora purtroppo questo è tutto quello che si sa e si spera che i tre vengano trovati e portati in salvo. 

Negli anni, molti sono stati i tentativi di scalata del K2: la prima volta nella storia in cui l’uomo è riuscito ad arrivare sulla vetta di questo grande monte è stato il 31 luglio 1954, da parte di una spedizione italiana. Quest’ultima era guidata dal geologo Ardito Desio, ma i primi alpinisti a mettere effettivamente piede sulla cima furono Achille Compagnoni e Lino Lavedelli. Il K2 prese anche il nome di “La montagna degli italiani”, proprio a ricordo dell’impresa. Purtroppo, però anche questa spedizione terminò non senza vittime: infatti Mario Puchoz, guida di Courmayeur, morì a causa di un edema polmonare e successivamente Walter Bonatti e Hunza Mahdi, a seguito di un mal accordo della squadra, dovettero sostare una notte intera sul ghiaccio senza tende né sacco a pelo, in mezzo alla neve e al vento, e questo causò loro varie amputazioni.

Questo sport è colmo di pericoli, soprattutto quando ci si misura con montagne così alte e imponenti, ma bisogna pur sempre riconoscere il grande coraggio e la determinazione che chiunque tenti queste esperienze deve avere.

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Laura Boido
Ho quindici anni, vivo in provincia di Verona e frequento la V Ginnasio al liceo classico dell’istituto “Alle Stimate”. Ho scelto questo tipo di scuola perché mi sono sempre piaciute le materie umanistiche e in modo da essere ben preparata per l’università e avere aperte quante più porte possibili per il futuro. Non pratico nessuno sport, ma nel tempo libero mi piace molto uscire con i miei amici, ascoltare la musica e guardare serie tv o film. Adoro viaggiare, soprattutto all’estero, per poter esplorare paesi in cui non sono mai stata e imparare cose nuove conoscendo diverse culture e tradizioni. Per il futuro non ho ancora un’idea ben precisa di cosa farò, ma spero di riuscire a trovare una strada che mi permetta di fare spesso viaggi.

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