Dopo due intensi giri di consultazioni, in una crisi di governo che si trascina da molte settimane, ecco nascere il governo Draghi. Ieri sera, dopo il via libera del M5S che ha ricevuto il voto favorevole su Rousseau, il neo Premier si è recato al Quirinale per sciogliere la riserva e far approvare al Presidente della Repubblica la lista dei ministri. Dopo un lungo colloquio e la dichiarazione alla stampa, Draghi si è recato a informare i Presidenti di Camera e Senato.

La stampa non era riuscita a fare trapelare nessuna anticipazione sulle intenzioni del nuovo inquilino di Palazzo Chigi grazie a quello che viene definito il “metodo Draghi”, cioè la messa al centro della serietà, della competenza e della riservatezza (si pensi che Draghi non ha applicazioni social come Instagram, Twitter o Facebook…) in modo tale che le informazioni vengano dichiarate solo dopo essere state accertate e verificate.

Potrebbe essere questo il motivo per cui lo Spread in Italia è sceso sotto i novanta punti base, il minimo storico da dieci anni; i mercati azionari infatti sembrano rassicurati e tranquillizzati dalla figura seria di Mario Draghi. Oggi a mezzogiorno ci sarà il giuramento del nuovo governo che vede delle figure riconfermate ma anche figure diverse e nuove. Sarà in questa occasione che Mario Draghi pronuncerà questa formula: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”.

Quirinale, Salone delle Feste, dove si tiene il giuramento del governo italiano.

Si avvia quindi una fase nuova per la politica che rimarrà nella storia. Per la prima volta i partiti hanno messo da parte le loro ideologie e pregiudizi per fare l’interesse unico e esclusivo del paese in quanto il Recovery Plan, che verrà deciso nei prossimi mesi, avrà un’influenza per i prossimi vent’anni e oltre. È un’occasione da non perdere. In Italia c’è bisogno di innovazione, tutela dell’ambiente, scuola, lavoro e salute.

Tuttavia, come era prevedibile, non mancano gli scricchiolii all’interno del Movimento 5 Stelle, che dopo il voto sulla piattaforma Rousseau si è visto spaccato in due e l’uscita di Di Battista potrebbe incoraggiare quegli irriducibili e nostalgici delle origini del Movimento a creare un nuovo partito in parlamento che stia all’opposizione insieme a Fratelli d’Italia. E intanto anche il PD si spacca e le sue diverse anime, tra cui lo stesso Bonaccini, invocano un nuovo con congresso per scegliere un nuovo segretario al posto di Zingaretti che possa creare una fase nuova per il Partito Democratico. È convinta invece la linea di Forza Italia e Lega, che però in questi giorni ha fatto delle sterzate verso il centro.

Ecco la lista dei ministri approvata per decreto dal Presidente Mattarella

Ministri senza portafoglio:

Federico D’Incà (M5S): ministro Rapporti con il Parlamento; Vittorio Colao (tecnico): ministro dell’Innovazione e transizione digitale; Renato Brunetta (Forza Italia): ministro Pubblica Amministrazione; Maria Stella Gelmini (Forza Italia): ministro per gli Affari generali e le autonomie; Mara Carfagna (Forza Italia): ministro per il Sud e coesione territoriale; Fabiana Dadone (M5S): ministro per le Politiche giovanili; Elena Bonetti (Italia Viva): ministro Pari opportunità e famiglia; Erika Stèfani (Lega): ministro per le Disabilità; Massimo Garavaglia (Lega): ministro per il Turismo (diventerà ministero con portafoglio)

Ministri con portafoglio:

Luigi Di Maio (M5S): ministro degli Esteri; Luciana Lamorgese (tecnico): ministro dell’Interno; Marta Cartabia (tecnico): ministro della Giustizia; Lorenzo Guerini (PD): ministro della Difesa; Daniele Franco (tecnico): ministro dell’Economia; Giancarlo Giorgetti (Lega): ministro dello Sviluppo economico; Stefano Patuanelli (M5S): ministro dell’Agricoltura; Roberto Cingolani (tecnico): ministro per la Transizione ecologica; Enrico Giovannini (tecnico): ministro dei Trasporti; Andrea Orlando (PD): ministro del Lavoro; Patrizio Bianchi (tecnico): ministro dell’Istruzione; Maria Cristina Messa (tecnico): ministro dell’Università e ricerca; Dario Franceschini (PD): ministro della Cultura; Roberto Speranza (Leu): ministro della Salute

Dall’analisi di questa lista risultano vari numeri; i ministri tecnici sono otto mentre i ministri di estrazione politica sono quindici, e tra questi quindici, quattro appartengono al M5S, tre al Pd, tre alla Lega, tre a Forza Italia, uno a Leu e uno a Italia Viva. I ministri riconfermati del precedente governo sono nove e le donne nella squadra di governo sono otto. La maggioranza è sostenuta in tutto da quindici partiti mentre all’opposizione si riconferma solo Fratelli d’Italia. È dunque un governo di unità nazionale al cui interno sono racchiuse idee di destra, di sinistra e di centro per aiutare insieme l’Italia fino alla fine dell’emergenza. Non possiamo ancora sapere quando avrà fine questo governo ma, essendo che in media i governi tecnici del passato avevano una durata di sei mesi, possiamo ipotizzare che non durerà fino a fine legislatura e quindi potrebbe portare a elezioni anticipate rispetto al termine naturale.

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