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Chi lo descrive strano, chi particolare: il ritorno a scuola per gli studenti delle scuole superiori, non solo di Verona, ma di tutta Italia, simboleggia un passo in avanti verso il ritorno alla normalità, di cui il virus ci ha privato. Chi lo avrebbe mai detto di sperare di tornare a scuola? 

La riapertura delle scuole a settembre, ormai chiuse da inizio marzo, rappresentava un passo in avanti verso il ritorno alla “normalità”. Quando però, venne ordinata la chiusura poco dopo due mesi, tutti i ragazzi iniziarono a vedere ancora più lontana la possibilità di poter tornare alla vita prima del virus. 

Gli adolescenti delle scuole superiori, a causa della seconda ondata, sono stati costretti a seguire le lezioni in didattica a distanza da inizio novembre. 

Ora però le scuole sono ricominciate in presenza al 50% e, chi il 7 gennaio, chi invece poco dopo, è potuto tornare, in parte, alla quotidianità. 

Il Veneto ha riaperto le scuole superiori a inizio febbraio, da circa due settimane infatti anche Verona sta ricominciando ad essere piena di ragazzi, che prima erano obbligati a stare in casa, collegati al computer, per seguire le lezioni. 

In classe la distanza tra i banchi è ancora quella di un metro e l’utilizzo della mascherina durante tutta la giornata, è obbligatorio.

Tornare però ad assaporare un piccola parte di routine fa si che i ragazzi possano tornare a credere in una ripresa completa delle scuole. Infatti anche chi all’inizio trovava nella DAD una possibilità per svegliarsi più tardi e seguire comodamente le lezioni da casa, con il prolungamento della didattica a distanza, iniziava a sperare di poter tornare in classe. 

A tutti gli studenti, ogni giorno, viene chiesto com’è stato il tanto atteso ritorno a scuola: 

«Per me il ritorno a scuola è stato particolare: c’era tanta voglia di tornare come però tanta incertezza di fronte ad una situazione così delicata»; «Per me è stato molto bello, ma c’era una strana sensazione, perché è diverso dalla nostra normalità»; «Per me la scuola in presenza ci deve essere, in questo momento ci dobbiamo però abituare al ritmo della scuola. E’ bello avere la possibilità di fare le domande, ascoltare i professori in presenza».

Sono diversi i pareri degli studenti che abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare, in tutti si percepisce difficoltà nel descrivere ciò che una volta veniva dato per scontato. 

Che la scuola rappresenti un punto fondamentale per la crescita dei giovani si sa, non sempre però gli studenti erano in grado di capirlo. Grazie infatti alla situazione che il nostro paese sta affrontando anche i ragazzi hanno incominciato a percepire il reale valore dell’istruzione, dell’andare a scuola e delle relazioni tra le persone, che non possono più essere dati per scontati.  

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Ho 16 anni e frequento la prima liceo. Circa tre anni fa ho scelto di iniziare il liceo classico perché, volendo lasciare aperte tutte le porte per il mio futuro, ho pensato che questo indirizzo, come dicono molti, fosse in grado di “aprire la mente”. Che il classico potesse farmi uscire alla fine dei cinque anni con ampie conoscenze in tutti gli ambiti, non solo in quello umanistico. In generale, mi piace molto andare in fondo alle cose, non mi accontento mai, penso quindi di aver scelto l’indirizzo più adatto a me. Da quando sono piccola, sono sempre stata molto testarda, permalosa ed estroversa. Sono una ragazza molto determinata: con molto impegno e perseveranza penso si possa raggiungere ogni obiettivo. Sono molto sportiva, gioco a tennis, nonostante per molti anni abbia praticato il Cheerliding, che nel 2018 mi ha dato l’opportunità di partecipare ai Mondiali ad Orlando. Da grande mi piacerebbe fare un lavoro non monotono, innovativo, che mi permetta di realizzare tanti dei miei sogni.

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