Il 12 febbraio 2021 è stata la Giornata Mondiale contro uno dei fenomeni più raccapriccianti che sia mai esistito e che ancora oggi è presente: i bambini soldato.

Sono 18 i Paesi nei quali, dal 2016 a oggi, si è documentata la presenza di bambini sfruttati, ingannati e coinvolti in guerre e piccoli conflitti armati. Alcuni tra questi sono l’Afghanistan, la Repubblica Centrafricana, l’Iraq, la Nigeria, il Pakistan, la Siria.

Bambino soldato in Vietnam

I bambini soldato sono tutti quei ragazzini di età inferiore ai 18 anni che fanno parte di una forza o un gruppo armato. Non vengono arruolati solo per combattere, ma vengono usati anche come spie, messaggeri, cuochi, schiavi e per tanti altri lavori. Molti di loro vengono rapiti o costretti con la violenza; altri invece si uniscono a questi gruppi per sopravvivere, perché viene offerta loro la possibilità di mangiare e di ricevere qualche soldo con il quale possono aiutare la loro famiglia.

Queste creature vengono educate a combattere, uccidere, usare la violenza e sono costantemente intrappolate in una realtà di distruzione e brutalità, dove una persona, specialmente un bambino, non dovrebbe trovarsi. Questi giovani, infatti, se non perdono la vita combattendo, riportano comunque gravi traumi non solo fisici ma anche psicologici, dal quale potrebbero non riprendersi mai.

Si stima che siano 250 mila i bambini sfruttati, ingannati, privati di ogni diritto d’infanzia e di ogni diritto internazionale umanitario. 250 mila bambini a cui viene data un’arma al posto di un giocattolo, una mina al posto di una penna e un quaderno, un’infanzia di devastazione al posto di un’infanzia di felicità e spensieratezza.

C’è però un altro dramma altrettanto grave: l’indifferenza del mondo che resta a guardare. E’ urgente liberare i bambini soldato da questa schiavitù, proponendo una valida alternativa di vita, assicurando cure, assistenza, protezione, promuovendo programmi di recupero psicologico. Si deve agire adesso, perché ogni giorno che passa è un giorno rubato a dei bambini che si meritano amore, felicità e una vita vera fatta di opportunità ed esperienze.

Ci sono molte associazioni che agiscono in questo ambito e la più famosa è l’UNICEF, che interviene direttamente nei Paesi colpiti dai conflitti armati, attraverso programmi di protezione dell’infanzia da abusi e violenze, prevenendo l’arruolamento forzato di minori e lavorando per la smobilitazione dei bambini soldato.

In Italia, il Comitato Italiano per l’UNICEF Onlus è parte integrante della struttura globale dell’UNICEF, organo sussidiario dell’ONU con il mandato di tutelare e promuovere i diritti delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi in tutto il mondo, nonché di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita.

Questa realtà esiste e, nonostante sia lontana da noi, non è nostro diritto chiudere un occhio davanti a questo fenomeno che mette in pericolo la vita e la salute di migliaia di bambini e ruba loro l’infanzia, sacrificandola in nome di una guerra voluta esclusivamente dall’egoismo dell’uomo.

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Letizia Girelli
Ho 15 anni e frequento il liceo classico Alle Stimate. Ho un fratello più piccolo e una sorella più grande, con cui ho un rapporto speciale di amore e odio. Pratico danza moderna e fino all’anno scorso giocavo anche a tennis. Mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, in particolar modo l’epica e la letteratura, che trovo estremamente affascinanti. Amo viaggiare, conoscere nuove culture e parlare la lingua inglese e, fortunatamente, ne ho la possibilità. Nel tempo libero mi piace guardare serie tv, leggere libri e fare lunghe chiamate con i miei amici. Sono una ragazza molto sensibile e determinata, mi piace fare nuove amicizie e passare il tempo con i miei amici. Il mio difetto più grande penso sia quello di vedere sempre prima il bicchiere mezzo vuoto invece che quello mezzo pieno. Non ho ancora un’immagine chiara del mio futuro, ma spero di trovare una professione che mi piaccia e che mi renda felice.

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