La ricerca della felicità rappresenta uno degli interrogativi più diffusi sia nell’antichità, ma anche ai giorni nostri. Ma cosa significa realmente essere felici? 

Non c’è una risposta univoca. D’altronde la felicità (ευδαιμονια in greco) è un denominatore comune di tutte le nostre scelte, che possono essere diverse, ma sempre tendenti a ciò che ci rende realmente contenti.

Molti filosofi precedenti al noto Aristotele individuano l’essenza della felicità nel piacere fisico e materiale (εδονέ in greco) e per molti tutt’oggi è così. Tuttavia, la felicità legata ad un qualcosa di materiale viene d’altra parte ritenuta superficiale: all’uomo antico e moderno non basta soddisfare quello che noi conosciamo come “istinto animalesco” bensì ha bisogno di andare oltre e ricercare qualcosa di più significativo.

Secondo altri ancora, la vera felicità deriva dalla gloria e dal successo (δοξα in greco) e molti di noi potrebbero concordare: perché? 

Stiamo vivendo in una società in cui l’apparire e il riconoscimento che derivano dalle persone che ci seguono, ad esempio sui social media, diventano davvero motivo di felicità perché essere ricordati e celebrati ci lusinga e ci rende anche orgogliosi di noi stessi quindi. La stima che gli altri hanno nei nostri confronti diventa indispensabile per essere contenti, ma riguardo anche a questo aspetto potremmo permetterci di fare alcune obiezioni.

Qualora noi associassimo la felicità al successo o all’onore che arrivano dall’esterno, ecco che l’essere felici non dipenderebbe da noi stessi, ma dagli altri rendendoci etero dipendenti, quindi insicuri di noi stessi.

Altre persone ritengono che la felicità e la contentezza del nostro animo risiedano nel denaro, ma se vogliamo leggere il tutto in chiave filosofica ecco che il denaro è vero che da un lato ci consente di vivere bene e di garantirci qualsiasi tipo di comodità o talvolta addirittura di raggiungere i nostri obiettivi, ma è anche vero che i soldi devono rimanere un mezzo e non lo scopo della nostra esistenza, come la novella di Verga “La Robanella quale il protagonista Mazzarò risulta avaro dei suoi beni materiali, che in tal caso erano appezzamenti terrieri ed infatti, questa sua avarizia ed egoismo l’hanno portato ad essere solo ed a riflettere su quello che è il vero scopo della vita umana e non sono di certo le risorse monetarie.

Potremmo anche citare un altro esempio ricavato direttamente da una commedia plautina, ossia “L’aulularia” in cui il vecchio avaro, Euclione, pervaso dalle ricchezze trovate, incentra la sua vita e la sua attenzioni esclusivamente su questo suo tesoro e quando qualcuno gli si rivolgeva con toni gentili, ecco che la sua mente pensava che la gente si comportasse in questo modo, perché avevano fiutato denari anche se in realtà non era assolutamente così.

Non a caso questo Euclione alla fine della commedia rimane derubato della sua pentola da lui tanto protetta e questo ci insegna che essere troppo gelosi ed avari dei propri beni, in fondo si rimane soli, poiché le amicizie si allontanano oe così anche gli amori.

D’altronde il denaro non può comprare i beni immateriali, come la felicità o l’amore o quelli che sono i sentimenti autentici, ma si rimarrà sempre a desiderare cose materiali, fine a sé stesse di cui il ricordo probabilmente progressivamente sfugge.

Aristotele, dunque, afferma la felicità la si deve trovare anche in questa realtà terrena e diventa necessario ricercare la gioia oggi e non solo domani. L’aspetto della beatitudine e della felicità eterna sono legate alla dimensione della trascendenza che si conquista se si è state persone capaci di fare del bene.

Da qualche settimana c’è stato il ritorno a scuola, così pure la progressiva ripresa della “normalità” e credo che questo, nel bene e nel male, abbia dato innanzitutto uno spiraglio di speranza ed ha certamente riportato un po’ di felicità nella maggior parte di noi giovani.  

Per tutti noi questo “ritorno” alle abitudini quotidiane è stato motivo di sollievo e contentezza. Da questo periodo ci porteremo dietro tanti ricordi negativi, ma anche aspetti positivi che ci fanno capire che la vera felicità può risiedere anche nelle piccole cose, come andare a scuola o anche paradossalmente andare fuori da casa per fare la spesa.

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Carola Rigodanza
Vivo a Negrar, in provincia di Verona. Frequento il liceo classico alle Stimate e scegliendo questo indirizzo mi sono resa conto del vivo interesse e la curiosità che provo nei confronti delle materie umanistiche, trovo che siano a dir poco affascinanti ed inaspettatamente legate a quella che è la modernità. Le materie che prediligo sono filosofia, storia ed epica, tanto che nel tempo libero cerco di leggere più libri possibili in riferimento a queste discipline. Pratico pattinaggio sul ghiaccio e coloro che mi conoscono sanno la passione e l’impegno che impiego per questo sport, da cui indubbiamente ho ottenuto tante soddisfazioni. Riguardo al mio futuro, mi piacerebbe svolgere un lavoro che mi renda orgogliosa e che vada a premiare tutti gli sforzi fatti.

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