Avete mai pensato a come uno sport tanto estremo quanto l’arrampicata sportiva possa essere svolto anche da persone con disabilità

Come già riportato da alcuni articoli su questo sito, chi presenta una disabilità non necessariamente deve rinunciare alla propria passione sportiva o anche solo al sogno e all’opportunità di averne una.

Atleta con protesi che scala una parete

Questo vale anche per il Paraclimbing, uno sport spesso praticato tanto da alpinisti già esperti, che hanno deciso di continuare a scalare anche dopo un incidente in cui hanno subito dei danni fisici permanenti, quanto da individui portatori di una disabilità entrati in contatto con questa disciplina senza aver mai praticata prima alcuna forma di arrampicata. 

Grazie alla diffusione delle pareti artificiali appositamente progettate e costruite, persone che non avrebbero potuto praticare questo sport, a causa di difficoltà e ostacoli insormontabili presenti nell’ambiente naturale, hanno avuto la possibilità di avvicinarsi all’arrampicata sportiva.

Come l’arrampicata per normodotati, infatti, questa disciplina può essere svolta sia indoor, ossia in apposite palestre che riproducono in modo più o meno complesso un ambiente roccioso naturale in cui gli scalatori possono allenarsi, sia outdoor, quindi all’aperto, direttamente su roccia e a più stretto e immediato contatto con la natura.

Le origini della disciplina

Le prime forme di arrampicata nacquero proprio dalla necessità di superare ostacoli naturali, come pendii e pareti rocciose, per chi abitava in territori montani. Le tecniche poi si perfezionarono negli anni e le comunità di montagna continuarono a praticare tale attività per finalità di caccia e allevamento, ma anche per mantenere i contatti con altre popolazioni e per il commercio. 

L’arrampicata verrà praticata per piacere, non più per necessità, solo con l’arrivo dell’alpinismo, di cui abbiamo una prima testimonianza nel 1492, con la scalata del Monte Auguille, e diventerà autonoma e distinta successivamente, a partire dal 1886, con la scalata del Naples Needle, UK, affrontata da Walter Parry Haskett Smith.

L’arrampicata sportiva dedicata ad atleti con disabilità si è però affermata solo di recente in campo internazionale, con la prima competizione in Francia nel 2003. Da quel momento il paraclimbing ha cominciato ad essere sempre più conosciuto e sono state create diverse associazioni per avvicinare i disabili a questo sport. Per informazioni si può contattare direttamente il F.A.S.I., la Federazione Arrampicata Sportiva Italiana.

Ad oggi diverse palestre di arrampicata sono attrezzate per offrire l’opportunità di praticare questo sport a persone con disabilità.

Caratteristiche principali

Nel Paraclimbing ci sono due specialità agonistiche: lo Speed, ovvero l’arrampicata di velocità, specialità in cui conta il tempo di salita su una parete di 10 o 15 metri, e il Lead, l’arrampicata di difficoltà, in cui l’obiettivo è invece raggiungere il punto più alto possibile del tracciato su pareti tra 15 e 25 metri. 

A queste due discipline, poi, l’arrampicata per normodotati aggiunge il Bouldering (senza imbragatura, massimo 5 metri d’altezza)

Il Paraclimbing è uno sport individuale, ma nel caso in cui la disabilità di un atleta sia legata alla vista, allora viene svolta in coppia.

Matteo Stefani, 3°posto nella categoria disabilità visive di livello B1(cieco) Lead Maschile ai Campionati del Mondo di Paraclimbing nel 2016, Parigi

Possono praticare il Paraclimbing persone amputate agli arti superiori o inferiori, grazie a protesi costruite ad hoc per la scalata oppure senza; individui ipovedenti o non vedenti; persone con emiparesi, tetraparesi, con paralisi acquisite o innate; persone paraplegiche. Praticano questo sport tutti coloro che amano le sfide e non si arrendono davanti alle difficoltà.

Al suo interno vi sono diverse categorie in base alla disabilità: si distinguono ad esempio gli atleti ipovedenti e ciechi da quelli con disabilità fisiche. Come accennato in precedenza, gli atleti che appartengono al primo gruppo sono aiutati e accompagnati dal basso con aiuti vocali, mentre chi risulta appartenere al secondo gruppo è classificato in un’ulteriore sottocategoria a seconda del tipo di disabilità fisica che presenta.

Le persone con una disabilità intellettivo relazionale praticano invece lo Special Climbing.

La sua importanza per la persona

L’arrampicata sportiva per disabili può essere una fonte di benessere fisico ed emotivo, fornendo un’attività educativa, rieducativa e terapeutica.

È uno sport che favorisce l’inclusione sociale, facendo oltrepassare all’atleta la barriera della paura, dei pregiudizi e dell’isolamento.

Il Paraclimbing pone un obiettivo, uno scopo da raggiungere, spronando così la persona ad andare avanti e a migliorarsi, inducendola a superare i propri limiti con la pazienza e con un lavoro sia fisico che mentale, che infine sa garantire grandi soddisfazioni. L’arrampicata sportiva è infatti uno sport che coinvolge e mette in movimento non solo tutti i muscoli, ma anche il cuore e la mente.

Il Paraclimbing è una prova ulteriore che lo sport è accessibile a tutti, anche a chi ha disabilità.

Sei interessato a conoscere di più sulla disabilità in altri sport? Leggi anche: “Come il ciclismo ha superato la disabilità”

Video esplicativo sul Paraclimbing

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