Baarack è una pecora inselvatichita, trovata a vagabondare in un bosco australiano. Ha vissuto in fuga e per questo motivo non è mai stata tosata per cinque anni. A trovarla è stato un cittadino che l’ha segnalata ai volontari di un rifugio per animali a Lancefield, nello Stato di Victoria. Quando è stata raccolta dai volontari era un animale irriconoscibile: senza la tosatura ha accumulato il vello di cinque anni di crescita. 

Il peso della lana le provocava seri problemi perché non era quasi più in grado di nutrirsi. Ora è stata liberata da 35 chili di vello di lana che la opprimevano e si sta integrando con gli altri ovini nella struttura in cui è stata accolta.

Si può dire semplicemente che è stata salvata dall’uomo?

La sua storia è in realtà molto più interessante di quanto sembri. E fa riflettere.

Gli animali domesticati dall’uomo

Nella nostra immaginazione un gregge di pecore è una cosa completamente naturale, ma in realtà è tutto il contrario. L’uomo, infatti, nel corso dei millenni ha avviato un processo di costruzione di “nuovi” animali domestici partendo dagli animali selvatici.

Le pecore comuni sono il frutto di una selezione genetica volta all’incremento della produzione di lana. Si parla, infatti, di ovinicoltura per indicare l’allevamento della pecora a scopi economici.

L’esempio di Baarack (invaso della lana indurita al punto di non riuscire più a nutrirsi) fa pensare che le pecore di oggi non riescono a sopravvivere nel mondo là fuori e che noi umani sembriamo essere la loro salvezza perché le aiutiamo a liberarsi del loro vello. Ma non è stato cosi da sempre. 

C’è stato un lungo processo di addomesticamento nel corso dei millenni.

In Sapiens, Yuval Noah Harari scrive: «I gruppi nomadi che facevano la posta alle pecore selvatiche alterarono gradualmente la composizione delle greggi che depredavano. È probabile che tale processo sia iniziato con una caccia di tipo selettivo. […] Infine si sarà pensato che conveniva fare un’attenta selezione tra le pecore, in modo che si conformassero alle esigenze umane. […] Una generazione dopo l’altra, le pecore divennero più grasse, più remissive e meno intraprendenti.» 

Harari poi spiega un’altra ipotesi sull’evoluzione delle pecore comuni. I cacciatori “adottavano” un agnello, lo ingrassavano e nei tempi di carestia lo macellavano. Nel corso del tempo, avevano sempre più agnelli che, una volta arrivata la maturità sessuale, facevano riprodurre. I più aggressivi e ribelli venivano subito uccisi, mentre i più disciplinati vivevano a lungo e potevano riprodursi. In questo modo riuscirono a creare un gregge domesticato e sottomesso a noi umani

Selezione naturale o selezione artificiale?

Eugenetica

Oggi selezione ed ingegneria genetica sono alla base dell’eccessiva produzione del mantello ovino, poiché le pecore che producono esclusivamente la lana necessaria per proteggersi dal freddo non necessiterebbero della tosatura. Inoltre, spesso negli allevamenti la tosatura inizia prima della primavera, quando ancora gli animali avrebbero bisogno del vello.

Si può parlare quindi di eugenetica anche in riferimento agli animali, che significa miglioramento della razza: una selezione artificiale che si affianca a quella naturale descritta da Darwin. Nella selezione artificiale l’uomo agisce sempre per i propri interessi, spesso ignorando le caratteristiche naturali dell’animale.

Quando l’uomo vuole migliorare gli animali domestici o le piante che coltiva cerca di ottenere il maggior numero di “discendenti” con le caratteristiche desiderate ed elimina gli altri senza farli riprodurre.

Cosi, mentre Darwin raccontava di una selezione naturale, il cui scopo naturale è la sopravvivenza della specie con il maggior numero di individui in salute, l’altra selezione, quella operata dall’uomo è guidata da fini commerciali: servono cereali che diano un abbondante raccolto, galline che producono un numero sempre maggiore di uova e delle pecore che sviluppino un manto sempre più abbondante di lana. 

La conseguenza è quella che i nostri animali addomesticati non sarebbero più in grado di sopravvivere se fossero abbandonati a se stessi… proprio come la pecora Baarack.

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Lia Lorenzini
Ho 15 anni e frequento la V Ginnasio alle Stimate. Ho scelto questo indirizzo perché mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, soprattutto la letteratura e la storia. Sono una ragazza solare e sorridente e cerco di vedere il lato positivo delle cose, so anche essere molto pigra, infatti, non pratico sport. Sono sempre stata abituata ad ascoltare molta musica, fin da quando ero piccola; ora è la mia passione più grande. Ascoltandola, mi libero da tutti i pensieri, mi isolo e, quando ho delle giornate no, mi rallegra. Potrei passare giorni e giorni ascoltandola e non mi stancherei mai. Mi piacciono molto anche i film e serie polizieschi o thriller; la mia serie preferita è Criminal Minds, infatti, mi ha sempre affascinato il mondo della criminologia. Nel futuro vorrei fare un lavoro in cui potrò aiutare le persone, mi piacerebbe lavorare nel campo della medicina o della psicologia.

1 commento

  1. Una lezione etica data a noi adulti per farci riflettere: non so se ne saremo capaci, personalmente, mi impegno almeno per tentare.

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