Dante nel primo canto della sua Commedia mette in luce alcuni dei vizi capitali in cui incorre l’uomo, che talvolta pur consapevole si lascia trasportare da questi senza uso della ragione.

Attraverso l’allegorico incontro con tre fiere che gli ostacolano il cammino, il poeta rievoca tre vizi che probabilmente egli avverte come diffusi alla sua epoca, e che, se ci pensiamo bene, sono tranquillamente riscontrabili anche nella nostra modernità. È forse questo uno degli aspetti che rende il testo dantesco straordinariamente attuale in ogni epoca: il suo parlare non di un determinato periodo storico, ma dell’uomo di ogni tempo.

Dante incontrerà, quale primo animale che gli ostacolerà la sua ascesa al luminoso colle della salvezza, una lonza dalla “gaetta pelle”, ossia dal manto maculato, specchio, secondo i critici, di quel vizio di lussuria legato ad una passione intesa come esclusivo possesso materiale, effimero.

Vizio, quello della lussuria, in cui è facile cadere, perché legato intimamente a quel desiderio che è innato ed infinito nell’animo umano; infatti, desiderare qualcosa ci attira addirittura più che ottenerla, poichè qualora la nostra “passione” si vada a concretizzare, ecco che iniziamo a volere qualcos’altro.

Leopardi a proposito di quanto detto, scriveva che l’anima umana mira unicamente al piacere, ossia alla felicità e questo desiderio non ha limiti nè durata, ma nessun piacere è eterno ed è da questo aspetto che deriva l’infelicità dell’uomo, dalla quale deriva la depressione e la perdita di sé stessi.

La sensazione di smarrimento provata da Dante nella selva a metà del suo cammino esistenziale è ben viva anche nella società contemporanea, dove trova nuove e sempre diverse modalità di manifestazione: ansia, stress, depressione, relativismo e vuoto esistenziale, e più in generale qualsiasi altra forma di tristezza di fronte ad un’esistenza che vediamo scivolare via davanti ai nostri occhi.

Dante individua bene i limiti della società del suo tempo, di un mondo in cui gli istinti prevalgono sulla ragione, di un’esistenza in cui l’uomo diventa schiavo e vittima dei vizi e delle passioni che lo conducono conducono ad una maledizione terrena prima ancora che ad una dannazione eterna.

Proseguendo poi nel suo cammino verso la speranza di una possibile luminosa serenità, che si opponga e lo salvi dall’oscurità di quella selva della perdizione in cui il poeta è piombato senza sapere come, Dante s’imbatterà poi in un leone, immagine tradizionalmente legata alla forza, ma dal poeta più probabilmente identificata con la superbia.

Infine, l’incontro con la più ostica delle tre fiere, la lupa, simbolo tradizionalmente inteso di quella cupidigia o avidità, di quella brama insaziabile di denaro e di potere che egli identifica come la principale causa del decadimento morale dei suoi tempi e della corruzione della società comunale cui lui stesso appartiene.

Com’è la società di oggi?

Le fiere incontrate da Dante sono poi così diverse da quelle in cui ci imbattiamo durante la nostra vita di tutti i giorni? Possiamo anche illuderci sostenendo di essere progrediti sotto quest’aspetto, ma a mio avviso sarebbe dire una falsità, poiché un desiderio smodato di materialità ci pervade tutti o quasi, costantemente alimentato dalle continue pubblicità che ci invitano ad un “consumismo” sfrenato, finalizzato ad invitarci ad apparire a qualsiasi costo, piuttosto che essere noi stessi, pronto a far leva sulle nostre paure e insicurezze personali.

Al di là di tutto questo, possiamo individuare quanto possono essere simili le situazioni di noi adolescenti appartenenti all’odierna comunità e seppur privilegiati dal punto di vista economico, purtroppo “perdersi” è molto frequente, soprattutto in un mondo così difficile, nel quale quotidianamente ci si presentano alla vista innumerevoli “fiere” ossia ostacoli da superare o che ci rendono vittime.

Attualmente, queste “fiere” si possono manifestare come mezzo e anche motivo di intraprendere una vita caratterizzata dal benessere, nella quale escluse sono le preoccupazioni, sacrifici o incarichi come la scuola, lo sport che ci fanno impiegare quell’ eventuale tempo libero in modo produttivo e sensato, infatti, l’adolescente in questione è facilitato a cadere nella “rete della lussuria” quindi nell’atteggiamento di disinteresse nei confronti degli impegni e preferire altro, come ad esempio fare tardi alla sera, bere alcolici o addirittura assumere sostanza stupefacenti perdendo il cosiddetto “lume della ragione”.

Dante, uscendo dalla “selva oscura” ha intravisto quel famoso colle illuminato dal Sole e lui vorrebbe salire immediatamente se solo queste tre fiere no glielo impedissero ed Virgilio (allegoria ragione) induce Dante a proseguire e non abbandonare la speranza di raggiungere il colle e quindi la salvezza.

L’adolescente contemporaneo, come Dante, è tentato di sfuggire alle proprie responsabilità e quindi ritirandosi alle ardue prove, lasciando il cammino verso la maturità, infatti si è più invogliati di “ritornar più volte volto” quindi di rifugiarsi nella selva dei lussuriosi appagati dal soddisfacimento dei loro istinti naturali, rinunciando e rifiutando di crescere.

Inoltre, solo recuperando quelle che sono le facoltà razionali, noi adolescenti riusciamo a non piegarci dinanzi alle tentazioni e si potrà intraprendere un’altra strada che ci consentirà progressivamente di superare prove che la vita ci riserva ogni giorno, come quelle che dovette affrontare Dante nel suo itinerario verso il bene e la sua salvezza e con lui anche quella della sua società e non solo.

Virgilio per i giovani raffigura la saggezza dovuta all’esperienza e potrebbe essere impersonificato da allenatori sportivi, insegnanti e prima di tutto i nostri genitori, i quali ci distolgono fa una vita futile ed illusoria.

In conclusione vi lascio con l’ennesima consapevolezza che effettivamente questi grandi della storia e della letteratura, nonostante siano nati in dimensioni diverse, con ideali e tradizioni culturali ma soprattutto una forma mentis che si discosta la maggior parte delle volte da quella odierna, sappiano essere estremamente comprensibili anche a distanza di secoli, poiché ciò di cui parlano fa parte di quell’epoca descritta ma può essere traslato il 90% delle volte nella dimensione immanente ed attuale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here