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Nonostante qualsiasi forma di intrattenimento (cinema, teatri, concerti live…) sia al momento chiusa causa Covid, non vanno dimenticati i motivi per i quali specifiche arti siano sopravvissute fino ad oggi. Nato in un primo momento in Grecia, ed esportato ben presto a Roma, quello comico fu un genere che riuscì ad attecchire molto facilmente anche in Occidente, riuscendo a dare spazio ad autori che oggi riteniamo immortali. Facendo un passo indietro, se il teatro comico riesce a prendere piede in una determinata società, significa che tale società sente semplicemente il bisogno di ridere, aspetto che può essere causato da molti fattori, come ad esempio un periodo particolarmente bellicoso, oppure una crisi sociale o economica. In poche parole quindi l’avvento e la diffusione di questo genere non è casuale e, anzi, ci fornisce un quadro più o meno preciso del contesto nel quale si è diffuso.

La figura di Plauto

Uno degli autori del passato che suscitarono maggior successo e la cui eredità è palpabile tutt’oggi è sicuramente Plauto, commediografo del II secolo a.C. che a Roma trovò fortuna. Viene ritenuto oggi colui che portò al massimo splendore il concetto di “maschera” a teatro, intesa come una descrizione caricaturale di tipi fissi e con caratteristiche ben precise: alcuni esempi possono essere il vecchio avaro e autoritario, il giovane perennemente innamorato, il parassita in cerca di fortuna e così via. Sono tutti stereotipi che si possono rivedere ancora oggi sotto le vesti di personaggi appartenenti a contesti completamente diversi, ma che prendono spunto da tipi che presero vita proprio nella Roma del II secolo a.C.: un esempio può essere la figura Disney di Paperon de’ Paperoni, che attinge palesemente a quella plautina del vecchio avaro. Quando si parla di arte comica come critica sociale, non si sta parlando di utopia, anzi, quella della comicità è un’ottima strada per attirare l’attenzione del pubblico in modo istantaneo. Anche Plauto usa questo alibi, come nell’episodio della cortigiana (la prostituta). In questo caso l’autore parte da un personaggio considerato negativo, per poi parlare in realtà della condizione della donna all’epoca: la protesta sociale sta nel denunciare la poca considerazione della figura femminile che, sebbene compia azioni positive e venga vista di buon occhio, non riuscirà comunque a ritagliarsi un proprio spazio, e quindi imboccare strade sbagliate non cambierà di fatto la sua posizione.

Nonostante si possa pensare che questa forma di teatro sia molto lontana da quella attuale, in realtà non lo è affatto. Anche la comicità di Plauto si basa su fraintendimenti, doppi sensi e talvolta volgarità, il tutto immerso in una primordiale forma di metateatro: alcuni personaggi plautini (spesso ad avere questa mansione è la figura del servo) talvolta dialogano direttamente col pubblico, rivelando i retroscena della vicenda e, così facendo, rendono estremamente partecipe lo spettatore stesso. Queste sono solo alcune delle caratteristiche che stanno alla base della tipica comicità mediterranea, che oggigiorno va via via scomparendo, considerata spesso sessista o fuori luogo: colpa di un’arte troppo primitiva o di una società non all’altezza?

“Non sapete quanto ho studiato per fare l’ignorante”

Paolo Villaggio in Fantozzi

Quando si parla di comicità, non è il caso di vivere esclusivamente nel passato, dato che anche negli ultimi tempi si è potuto assistere ad artisti e ad opere che rimarranno impressi nella storia. Quand’è che il cinema comico riesce a segnare intere generazioni? Paradossalmente, quando probabilmente non è solo comico. Non si sta parlando di semplice originalità, bensì piuttosto di mescolanza di temi, tutti quanti legati fra loro da contesti o ambiguità che fanno scaturire la risata. Un esempio nostrano è senza dubbio Paolo Villaggio, con il suo Fantozzi. Nonostante delle sue pellicole ci si ricordi spesso solo degli sketch dove emerge la sua famigerata comicità estremamente caricaturale, solamente dopo aver visto per l’ennesima volta un Fantozzi si potrà notare la natura drammatica e critica che ne sta alla base. La genialità di Villaggio sta probabilmente proprio in questo: se da una parte la descrizione del lavoratore italiano degli anni ’70 viene immortalata in un modo così crudo da risultare a tratti quasi pesante e disturbante, dall’altra il tutto viene confezionato dalla comicità palese e appariscente tipica di Fantozzi, un personaggio che è letteralmente riuscito a diventare un “tipo” all’interno della società moderna e che è entrato nella storia del cinema italiano.

Checco Zalone

“Non sapete quanto ho studiato per fare l’ignorante” è probabilmente la frase che riassume al meglio quanto detto riguardo la complessità e lo studio dietro a qualsiasi personaggio comico. A dirla fu Checco Zalone nel 2017 in occasione di un incontro con una scolaresca: persino il personaggio che rappresenta l’ignoranza dell’italiano medio richiede una conoscenza esaustiva della storia, teatrale o cinematografica che sia.

Il famigerato duo comico Boldi-De Sica

Discorso parallelo si può fare per i cinepanettoni, genere cinematografico italiano considerato da molti anni controverso per via della sua comicità volgare ed esagerata, spesso condita con allusioni sessuali. Risulta di certo strano ritrovarsi a criticare un genere che esiste ormai da decenni e che fa ormai parte, che piaccia o no, della cultura italiana, e risulta inoltre abbastanza lampante che tali critiche siano direttamente riconducibili all’avvento del politicamente corretto. Seppur linciato di continuo, questo genere di film ottiene tutt’oggi dei discreti numeri e quindi, che lo si voglia ammettere o no non fa differenza, a qualcuno dovranno pur piacere. 

E’ ovvio ad esempio che la figura della donna in questo genere venga spesso sminuita e descritta come un’ingenua che viene costantemente abbindolata, ma questo non vuol dire che l’intero sesso femminile debba essere ricondotto a quello specifico personaggio, che in realtà non è altro che un tipo, estremamente stereotipato, che rientra nel cast di film che propongono uno stile particolare di comicità. Detto questo, la critica è sempre lecita e anzi permette l’esistenza di una democrazia, ma ha in questo caso delle fondamenta? Dopotutto, come affermò Quentin Tarantino in una celebre intervista, “sarebbe come andare a un concerto dei Metallica e chiedere di abbassare il volume”.

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