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Il “politicamente corretto” come lo intendiamo noi oggi si fa generalmente risalire agli ambienti intellettuali universitari della sinistra radicale americana degli anni Trenta del Novecento, ma ha visto una maggiore diffusione negli anni Ottanta grazie all’università del Michigan negli USA.

L’espressione, collocata in un’epoca che si avviava lentamente al multiculturalismo e alla globalizzazione, andava a sottolineare un atteggiamento di attenzione formale del parlato a livello sociale in modo tale da non provocare offesa alle persone di diverse etnie o disabili con l’uso di sostantivi o aggettivi della lingua corrente ritenuti offensivi; una specie di linguaggio neutro che, avvicinandosi al mondo politico, è stato definito come una forma di correttezza politica.

Questa espressione oggi non è associata solo al parlare “in modo corretto” ma, anzi, ha invaso anche il campo delle cose, pretendendo di applicare la censura a tutto quello (oggetti, statue, film, poesie, libri…) che richiama un certo periodo storico o cercando, in modo utopico, di cambiare forzatamente alcune delle tradizioni più consolidate. Quindi si è trasformata in una specie di crociata ideologica, cavalcata da molti importanti partiti di sinistra di tutto il mondo, in nome di un mondo ideale e non umano dove nessuno viene più offeso o discriminato, cosa più che giusta se non fosse per la pretesa di limitare la libertà di parola e di espressione (tutelata dalle costituzioni di tutte le nazioni democratiche) e di nascondere o cancellare il passato o quei legami con il passato considerati “scomodi”, inoltre si aggiunge anche la pretesa di cambiare e civilizzare le religioni o di laicizzare il pianeta.

Un esempio di questa forzatura riguarda un fatto recente avvenuto negli USA dove il pastore protestante Emanuel Cleaver (del partito Democratico) alla conclusione della preghiera che inaugurava l’apertura dei lavori del 117esimo Congresso disse “amen e awoman” associando erroneamente la formula religiosa a una disparità di genere e non tenendo conto dell’originale significato ebraico del termine “amen”.

Episodi più vicini a noi, fisicamente, riguardano invece l’abbattimento o l’imbrattamento ideologico delle statue, la contestazione del nome dato a dei cioccolatini e addirittura la discussione sulla declinazione delle professioni dal maschile al femminile.

Il primo caso è avvenuto durante la scorsa estate quando, sull’onda delle proteste dei “black lives matter” negli USA, in Italia vennero imbrattate delle statue e dei monumenti significativi. La più dibattuta fu proprio la statua di Idro Montanelli, giornalista italiano che venne accusato per il fatto di aver avuto una relazione con una minorenne dell’Eritrea durante il colonialismo italiano. Sul fatto gli storici, a partire da Alessandro Barbero, si sono espressi negativamente contestando un fenomeno che solitamente avviene solo con la caduta delle dittature.

Milano, statua in memoria del luogo dell’attentato al giornalista Idro Montanelli dopo essere stata imbrattata con la vernice rossa

Il secondo riguarda la denominazione di una marca di cioccolatini svizzeri storici, i “moretti”, che oggi hanno cambiato nome in seguito alle pressioni dei movimenti di protesta antirazzisti;

mentre il terzo episodio è più vicino a noi temporalmente. Durante il Festival di Sanremo il direttore d’orchestra Beatrice Venezi ha esplicitamente ribadito la declinazione maschile del nome della sua professione dicendo che questo le dà maggiore onore; purtroppo è stata attacca da esponenti politici di spicco che del femminismo e del politicamente corretto hanno fatto una lunga battaglia; è stato necessario addirittura l’intervento della Crusca che non ha fatto altro che ribadire la correttezza dell’affermazione fatta dal direttore durante il festival della canzone italiana.

Il politicamente corretto si presenta quindi come una forma di pensiero unico che, nato con la funzione di pacificare e invitare alla tolleranza, trova oggi un qualsiasi pretesto per creare maggiori conflitti nascondendosi dietro la maschera di una cosiddetta “guerra giusta” senza risolvere veramente i seri problemi legati al razzismo e alla parità tra uomo e donna.

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