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“La musica è per l’anima quello che la ginnastica è per il corpo”, diceva Platone. Questa era particolare del Covid-19 ci ha catapultati in un mondo privo di sinfonia, sentimenti, emozioni che la musica ci può offrire. La musica, infatti, è poesia e con essa tutto ciò che ci circonda. Permette di avere un’ampia visione del mondo, porta a conoscere se stessi e a capire chi si è veramente nel profondo.

Numerosi studenti di musica, al giorno d’oggi, sono in una situazione complessa e difficile da affrontare. I pianisti devono suonare da casa e quel loro strumento, così potente e unico, può essere ascoltato solo dalle pareti, dai vicini, dai famigliari. Quella forza che può scaturire rimane limitata a chi lo suona e con esso all’insegnante che lo ascolta. Non può la musica essere solo questo! E’ condivisione, emozione, amore che tutti devono avere la possibilità di ascoltare e imparare.

Musica e Covid-19

AIDA, eseguita all’interno dell’Arena di Verona

La pandemia sta tentando di “silenziare” un mondo che da sempre si è riempito e vantato di musica e spettacoli artistici in genere. L’Italia, infatti, è il Paese dell’arte e della cultura, l’Arena di Verona ogni estate accoglie le opere più importanti di artisti come Verdi, Rossini e tanti altri. La cultura sociale e delle comunità è sempre stata definita dalle arti e ancor di più dalla musica, fin dai tempi della trasmissione orale delle conoscenze e delle prassi. Sono sempre state usate per diletto o per funzioni celebrative e cerimoniali specifici, si sono sempre basate sulla diffusione e sul contatto tra chi esegue, chi si esibisce e chi ascolta, usufruendone. Il Covid-19 sta mettendo a dura prova questa simbiosi che ogni esibizione tenta di creare con il pubblico e chiede agli artisti di rinunciare ad ogni relazione reale (non virtuale) con i fan e il pubblico in generale.

La quarantena e le misure di sicurezza richieste hanno ripercussioni non solo sugli artisti ma anche su gestori di locali, organizzatori di festival, negozi, produttori e distributori di articoli e strumenti musicali, operatori del settore, imprese di service per spettacoli live, pubblico e fan e addirittura studenti di conservatori e di accademie. Le limitazioni, ovviamente necessarie, alle performance live coinvolgono quindi tutto un macro-settore che ha sempre fatto della presenza e del seguito di pubblico il punto di forza e che ora si trova a dover rinunciare a quelle entrate derivanti dalla partecipazione attiva di persone.

Il settore dell’intrattenimento nel territorio e nel mercato italiano sono assai danneggiati. Le conseguenze si manifestano a partire dalla proiezione di film con immediate ripercussioni verso i distributori e i produttori di articoli e impianti per l’amplificazione audio; si manifestano anche nell’ambito teatrale che coinvolge tutte le aziende che si occupano degli equipaggiamenti degli stabili, nel sub-settore della musica dal vivo e quindi di vendita di strumentazione e servizi di gestione eventi; nel mondo della danza in cui gli spettacoli dal vivo (come nel teatro) rappresentano il motore fondante e nell’ambito delle esibizioni in generale.

Ancora, possiamo notare come siano previste perdite della portata di 1 miliardo e 250 milioni di euro nell’industria della musica per l’anno 2020, con maggiori ripercussioni nelle aziende di servizi correlati all’industria in questione e nell’ambito della musica dal vivo. Da non sottovalutare sono anche le perdite riguardanti i diritti, oltre che la vendita e la produzione di articoli musicali “fisici” quali cd e vinili.

I gestori dei locali si trovano a dover chiudere le porte con la consapevolezza che sarà difficile tornare alle vecchie consuetudini, tornare ai tempi in cui il pubblico si raggruppa sotto ad un palco per ascoltare, ballare, cantare davanti ad un gruppo o ad un artista.

I negozi, i produttori e i distributori di strumenti musicali e di articoli correlati all’ambito musicale si trovano davanti a esigenze diverse dalle solite. Se prima un negozio con uno store fisico molto esteso poteva avere la meglio sugli store online, vista la possibilità di poter toccare con mano e di poter verificare l’acquisto, ora la situazione è totalmente ribaltata. La crisi attuale costringe i compratori ad avvicinarsi allo shop online, non potendo avvicinarsi agli articoli da acquistare e questa tendenza, soprattutto per alcuni prodotti, non si neutralizzerà una volta che il virus sarà sparito. Lo shopping online, infatti, ha notevoli vantaggi a cui parecchi compratori, che prima non lo avrebbero neanche considerato, si abitueranno e daranno precedenza (possibilità di acquisto in ogni momento e in ogni luogo, consegne a domicilio gratuite sopra una certa spesa, recesso e resi garantiti, maggiore scelta di prodotti…).

Viste le limitazioni della pandemia del Coronavirus anche i diversi tipi di acquisti che tutti gli artisti devono effettuare sono diversi dal normale: si devono improntare più su incisioni, dischi, audio e video non potendo avere di fronte il pubblico a cui fare ascoltare la propria musica. Diventando, così, come tutti gli altri settori attuali, tecnologici e collegati allo schermo per riuscire ad emergere. A volte potremmo dire che il mondo musicale non sia cambiato così tanto, volente o nolente il mezzo “on-line” era già parecchio diffuso già prima della pandemia, con le cuffiette, gli auricolari… Ma nulla toglie quando diciamo che, sì, ascoltavamo canzoni attraverso apparecchi elettronici però, poi, avevamo quel profondo desiderio di vedere il nostro cantante sul palcoscenico.

Ovviamente il mondo sta reagendo e bisogna riorganizzarsi e reinventarsi per superare questo periodo ed uscirne il più forti possibile.

Cosa fare praticamente

I leader dei media e dell’intrattenimento saranno definiti da ciò che faranno durante la crisi: accogliere i cambiamenti, anticiparli, reagire e crescere. Per riuscire ad emergere da questa complessa situazione bisogna: valutare gli impatti sui dipendenti e sulla rete di collaboratori. Consultarli per suggerimenti su come creare contenuti di valore e implementare i servizi. Individuare approcci che potrebbero consentire la ripresa dell’attività “tradizionale”, tenendo presente l’ampia variazione delle normative locali e nazionali. Considerare la disponibilità di incentivi statali. Lo sforzo va fatto a partire da chi produce musica fino a chi permette che questo possa essere fatto.

Il settore musicale è un’enorme fetta della vita “economica” ed “emotiva” di ogni nazione e necessita di sostegno come ogni altro settore. Le possibilità di reagire, sopravvivere e addirittura di rafforzarsi ci sono. Il settore musicale è capace di reinventarsi e di orientarsi nelle direzioni più consone per il mercato e per il periodo. Le speranze di una ripresa e di un’uscita dalla crisi sono fondate ma richiedono uno sforzo dato da un insieme di fantasia, inventiva e pianificazioni strategiche ben definite.

Sfruttando questo periodo di difficoltà con la giusta strategia e con le giuste consulenze si può davvero fare la differenza, così da uscirne rafforzati e rinnovati senza perdere la propria identità.

Ricordando ciò che accadde all’inizio della pandemia, come alle 18:00 l’Italia venisse inondata di musica. Di come da migliaia di balconi le canzoni si diffondessero per le strade deserte in un momento di grande emozione collettiva. Ma nonostante questo ruolo da protagonista, con la sua forza dirompente di esorcizzare la paura, proprio la musica rischia di essere una vittima eccellente di questa pandemia.

Guardando i dati pubblicati da Music Business Worldwide si scopre come la settimana del 13 marzo sia stata la peggiore del 2020 su Spotify, sia in Italia che nel resto del mondo. Il peggio non riguarda le vendite. Infatti, sono costretti a chiudere teatri e festival “dal vivo”, riducendo quindi anche le entrate economiche interne. Proprio da questo emerge l’aspetto più drammatico della situazione: intorno ai live ruota un’economia complessa e strutturata ma estremamente fragile. Per tutti coloro che ne fanno parte non ci saranno guadagni per un periodo che nessuno ha idea di quando finirà, ma che di giorno in giorno sembra doversi prolungare indefinitamente. Per non parlare di chi anima tutto questo spettacolo: i musicisti. Ogni aspetto della loro attività è stato radicalmente stravolto dalla pandemia.

Nulla può minimamente sostituire l’atmosfera di un concerto live, con le sensazioni che dà la presenza dell’artista, il pubblico, il suono… l’esperienza nel suo insieme.  Malgrado ciò moltissimi musicisti stanno provando a scaldare l’animo dei loro fan con esibizioni dai loro social, con modalità anche originali e sorprendenti.

La musica è un elemento cardine che accomuna tutti: ci guarda, ci coccola e per la maggior parte di volte ci guarisce da lacerazioni insanabili che affliggono il nostro animo. Scorrere le dita sui tasti, non pensare ad altro che alle note sul pentagramma. Il sentire le vibrazioni dello strumento sotto le tue dita, la sua potenza, la sua forza, che si espandono sulle mura circostanti. La soddisfazione di poter imparare un testo, un’opera, ed eseguirla con il proprio pianoforte. Il Covid-19 ci ha tolto queste sensazioni, ma non bisogna scoraggiarsi! La vita continua e si evolve in continuazione e “la speranza è sempre l’ultima a morire”, quindi lo sarà anche la musica, poiché essa è speranza, sentimento, amore e nessuno ce la potrà togliere!

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Amo il mio nome, dotato di una duplice sfaccettatura: dolce e affettuosa, ma, al contempo, forte e decisa. Mi chiamo Camilla e il mio carattere rispecchia questa duplicità. Amo scrivere e leggere romanzi, anche storici, perché possono farci vivere momenti di vita passata da non dimenticare. Però i libri fantasy e di fantascienza mi hanno aperto le ali della fantasia, portandomi a trovare sublime anche la più minuziosa descrizione. Amo l’aria aperta, vivere ciò che può essere vissuto, percepire il vento sulle guance e i raggi solari che si intrecciano alle ciglia. Mi piace l’attività fisica: da cinque anni pratico tennis, seppur la mia carriera sportiva nasca con la danza classica e la pallacanestro. Suono il pianoforte che, al pari di me, è dotato di note alte e basse, tasti bianchi e neri. Apprezzo tutte le materie nelle loro diversità: da quelle umanistiche centrate sul pensiero, la filosofia e l’animo umano fino a quelle scientifiche che con numeri e formule ci portano alla statistica, al concetto illuminista e alla ragione. Avere 15 anni vuol dire trovarsi nell’inquieta adolescenza, da attraversare e vivere cercando di trovare ogni giorno la sfaccettatura migliore.

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